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Il nuovo museo diocesano Bernareggi è aperto al pubblico. Osvaldo Roncelli ci aiuta a "scovare" alcuni dei particolari, spesso molto interessanti, dell'ambiente in cui è ospitato il museo. Ci parla oggi di un particolare nel soffitto della “Chamera della Avdienza

 

PNG Museo Bernareggi

Storia restituita alla Città

La totale ristrutturazione dell’antico palazzo vescovile - ora nuova sede del Museo Bernareggi, tra la basilica di Santa Maria Maggiore e la Curia - ha portato in luce elementi molto interessanti per la storia, sia dell’edificio che della Città, nella stratificazione degli sviluppi nell’area dell’antico foro della Bergomum romana.

Presenze in stemma

 

PNG Cassettoni del soffitto

Interessanti sono le parti del soffitto cassonato della sala delle udienze del vescovo nominata negli antichi documenti “Chamera della avdienza”.

Siamo negli anni dell’episcopato Barozzi (vescovo di Bergamo dal 1449 al 1465) - momento di innovazioni per la Città e per le relazioni tra i centri del potere: vescovo, municipalità, Repubblica di Venezia, nuova dominante - presenza incerta tra potenza conquistatrice e autorevole governo arbitro “super partes” tra parti politiche da secoli in conflitto.

Sulle carpenterie dei frammenti di soffitto è emersa una sequenza di stemmi, immagi che in antico certificavano una presenza.

Un implicito messaggio politico

 

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PNG stemmi

Per primo lo stemma del vescovo Barozzi - benemerito promotore, non solo del rifacimento del palazzo, ma della vetusta basilica di san Vincenzo e, soprattutto, del nuovo ospedale “riunito” in costruzione ai margini del Prato della Fiera tra i due borghi popolari nella bassa città in espansione.

Di seguito lo stemma del patriarca di Venezia e del papa regnante; il simbolo di Venezia - leone pacificato, alato e aureolato, con zampa poggiata in segno di rispetto sul libro aperto degli Statuti bergamaschi - si affianca all’antico stemma della travagliata Città di Bergamo: giallo e rosso ripartito in due sezioni verticali.

Sul soffitto della sala sono allineate tutte le parti in campo nel confronto politico; sembrerebbe auspicio di confronto e invito al dialogo per concertare scelte.

Reciproco riconoscimento di una condivisa identità

 

PNG Bergamo Stemma

 

Sulla medesima prospettiva di pacifica convivenza anche Bergamo manifesta la propria identità, che sarà anche programma di futuro: lo stemma è tuttora - arricchito da suggestivi particolari - emblema della Città.

I due colori indicano le parti - guelfa quella gialla, rossa la ghibellina - in opposizione fin dalla formazione dell’Istituto Comunale; scontratesi per secoli in faide luttuose, ora si propongono affiancate nel definire una condivisa identità nella comune storia.

Dopo la pace di Ferrara - aprile 1428 con il confine degli Stati veneti definito a ovest sul fiume Adda - “…oltre la scambievole remissione dei danni e delle uccisioni…”, il successivo 4 luglio Bergamo manda a Venezia deputazione “…superbissimamente vestita…presentando al doge stendardo di zendado -drappo sottile e finissimo - vermiglio con strisce gialle per il lungo…”: i due colori delle fazioni riuniti in solenne simbolico impegno di pacificazione.

Oggi un’utopia?

Il nuovo palazzo voluto dal vescovo Barozzi si accredita come luogo del potere che dà udienza alle prospettive di pacifica convivenza, senza preclusioni di parte o di colore politico, per indirizzare colloqui, confronti e scelte per il bene comune: diversi ma affiancati.

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