San Rocco - una bella storia di devozione e arte: anche di politica. La devozione a san Rocco è tra le più popolari e le più diffuse, in tutta la diocesi di Bergamo e altrove. Ricorre il 16 agosto. Chi è san Rocco e quali sono i significati delle devozioni che lo onorano?

San Rocco - secondo la tradizione nato a Montpellier e vissuto negli anni intorno alla grande peste del 1348, morto a Voghera, protettore dei contagiati, degli emarginati, dei viandanti, dei pellegrini, degli operatori sanitari, dei farmacisti, dei volontari e anche degli animali - è stato probabilmente tra i santi più venerati negli ultimi seicento anni, non solo in Europa e particolarmente nelle terre del governo veneto: nella bergamasca non c’è chiesa, che manchi di figure, altari, memoria di antiche associazioni dedicate al santo con feste il 16 agosto, suo giorno onomastico.
Il culto
L’ agiografia (scrivere di santi) relativa alla vita di Rocco è incerta e intreccia leggenda e storia; il dato interessante e documentato è che il culto si diffonde in larga parte dell’Europa meridionale prima che i dotti agiografi della Chiesa ufficiale scrivano le “passio”, cioè le vicende che ne certificano la santità.
Il contagio
Lungo le vie dei traffici, dei pellegrinaggi, anche delle guerre - nell’Europa sconvolta dalle conseguenze della grande peste “nera” di metà Trecento - si diffonde per voce di popolo e col passa parola la vicenda di un giovane pellegrino, emulo di San Francesco, che soccorre viaggiatori, viandanti e ammalati, senza timore di contagio.
Il giovane Rocco, rinunciando a ricchezza e privilegi, aveva lasciato Montpellier per essere pellegrino verso Roma: lungo la via al bisogno consola, soccorre e, talvolta, miracolosamente sana ammalati.
Immagine del corpo malato
Nel grande disorientamento dei nuovi terribili contagi la figura di Rocco diventa riferimento, rassicurazione e sollievo in un mondo ormai in movimento, dove con mercanti, pellegrini, soldati e poveri, viaggia anche il contagio.
L’immagine di Rocco precisamente codificata - veste da pellegrino, viso emaciato, sguardo febbricitante e, particolare cruento, coscia scoperta con all’inguine il bubbone sanguinante - si diffonde già a fine Trecento lungo le vie di comunicazione e nei borghi come richiesta d’intercessione e, favorita dalle istituzioni civili, come ammonimento ai pericoli del contagio.

Cane e pane
Il fatto più suggestivo della storia avviene a Piacenza, al ritorno di Rocco da Roma. Alle porte della città esplode la pestilenza: Rocco soccorre senza risparmio gli appestati; si ammala, non vuole contagiare il prossimo e si isola nella boscaglia affidando corpo e anima alla Provvidenza. Un cane lo trova e comincia a portargli un pane; lo farà puntualmente ogni mattina: prende il pane dalla ricca mensa di Gottardo e, stringendolo tra i denti, attraversa la boscaglia e lo porta a Rocco.
Gottardo, incuriosito dai movimenti del suo cane, lo segue; vede la scena: stupito e commosso riconosce nel gesto dell’animale un modo virtuoso di cura nel contagio.
Rocco guarisce e continua il suo cammino; Gottardo ne segue l’esempio, si fa pellegrino e diffonde la memoria della vicenda per renderla nota al mondo.
L’immagine del cane con in bocca il pane diventa un simbolo e la figura di Rocco un’icona.

Una “passio” laica - non un manoscritto religioso
Sarà Francesco Diedo, importante patrizio veneto - letterato, ambasciatore, anche capitano a Bergamo e, soprattutto, magistrato di sanità - a scrivere per voto nel 1479 la “Vita di San Rocco” raccogliendo e interpretando memorie e tradizioni; scrive in latino e in volgare e pubblica a stampa: vuole codificare e diffondere un preciso messaggio devoto, culturale e politico.
Rocco salva corpo e anima, preserva persona e società
La storia di Rocco - non ancora ufficialmente santo - diventa metafora di nuova politica e strumento di educazione e prevenzione sanitaria.
Rocco accoglie quelli da sempre allontanati; insegna a riconoscere i bubboni; non sfugge i contagiati, anzi gli accudisce; contrasta l’infezione con l’isolamento: la boscaglia della storia diventerà l‘istituto del “lazzaretto”; il cane la cura di cui si farà carico la Collettività; Gottardo la filantropia del volontariato e della beneficenza. Alla Provvidenza divina si affianca quella politica e sociale.

Non c’è certezza che Rocco sia personaggio storico; di certo il suo culto - e il cane che porta un pane - ha diffuso conforto e definito un capitolo di storia della sanità.