“Ciao Felice, tanti auguri di buon compleanno, ovunque tu sia. Non potrò mai dimenticarti, ti voglio bene, ti abbraccio forte”. E’ la conclusione di una lunga, commovente lettera del notaio Roberto Romoli, presidente dell’Ordine Notarile della provincia di Pisa, ha scritto, sul sito dell’Eco di Bergamo, al grande campione bergamasco.
L’augurio del notaio Romoli arriva perché Gimondi, il 29 settembre prossimo, avrebbe compiuto 84 anni. La lettera è bellissima, per noi vecchietti soprattutto, perché ripercorre le grandi imprese di Gimondi e ricorda gli incredibili entusiasmi che ci ha regalato, quando ha vinto Giro, Tour, Vuelta, campionato del mondo, grandi classiche.
Preso dalle nostalgie mi era venuta voglia di andare a Sedrina a vedere la tomba del grande Gimondi. Saranno cose diverse ma mi ricordo l’emozione quando, alcuni anni fa, a Parigi, al cimitero del Père-Lachaise, avevo visitato la tomba di Marcel Proust, uno dei miei autori preferiti. Forse è romanticismo, forse è colpa del Foscolo e delle sue “urne dei forti”. Ma mi era proprio venuta la voglia di vedere la tomba del “nostro” grande Felice. Poi mi ha preso un dubbio. Quando ho dubbi mi rivolgo a ChatGPT e ho chiesto dove è sepolto Gimondi. Risposta: “Dopo i funerali celebrati a Paladina il 20 agosto 2019, Gimondi fu cremato al Cimitero monumentale di Bergamo. Per sua volontà, l'urna con le ceneri è stata affidata alla famiglia, che le ha custodite nella residenza di Paladina”.
Era quello che temevo. Devo prendere atto.
Però che strano: un personaggio così pubblico, così di tutti, con la morte è diventato così privato e così soltanto di pochi. La cultura moderna ci rende soli non soltanto in vita, ma anche in morte, non solo quando siamo degli illustri sconosciuti, ma anche quando siamo degli illustrissimi conosciuti, ridotti a una piccola urna, veniamo sequestrati. Per affetto, certo, ma sequestrati.
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