Un film che fa molto ridere e fa molti soldi fa pensare che tutto cominci e finisca lì. E invece. E’ il caso di “Buen camino” di Checco Zalone
Compostela e Checco Zalone
“Buen camino” è l’augurio spagnolo per chi intraprende il cammino di Santiago, rete di antichi percorsi di pellegrinaggio che convergono sulla cattedrale di Santiago di Compostela, in Galizia.
Cammino lunghissimo (circa 800 km quello francese, da percorrere in un mesetto), eppure ricco di incontri stimolanti, di località affascinanti patrimonio dell’UNESCO, ma soprattutto di grande spiritualità e cultura.
Di questo parla il nuovo film di Checco Zalone, che ha davvero sbancato il botteghino e ha avuto un successo enorme.
Si tratta di una commedia leggera, ben scritta, argutamente appuntita nelle sue diramazioni e nelle sue battute. Vi si ride, spesso, e di gusto. Così, non mancano accenni ironici all’attualità: Gaza, l’11 settembre, i ricchi viziati, l’ossessione della forma fisica, la paura di invecchiare, con tanto di prostata visitata e operata – una delle scene più spassose.
Molta comicità. Ma non solo
Insomma, è una pellicola di pura comicità, ma non soltanto. C’è una parte finale seria, anche se non mancano satira, commedia, umorismo puro: 90 minuti in cui il ritmo non cede, aggrappato a un personaggio – maschera che ridicolizza i nuovi ricchi e che si regge sulla mimica, la dialettica e il tempismo di Checco Zalone .
Il linguaggio è semplice e accessibile e il film è politicamente corretto, “ma diventato intelligentemente scorretto”- come l’ha definito il regista Gennaro Nunziante, che, in coppia con Luca Medici (vero nome di Zalone), sceneggiatore e soggettista, sa puntellare al meglio gli spunti attuali, sapientemente ribaltati e splendidamente ridicolizzati.
Il cammino, le persone, le storie
La trama è quanto di più lineare: Checco, ricchissimo e nullafacente, si gode i soldi accumulati dal padre in modo assolutamente burino e sfacciato: ville immense, auto di lusso, una statua che riprende le sue sembianze, addirittura una piramide nel giardino, panfili, una fidanzata giovane e bellissima e in preparazione la festa per il suo compleanno con “pochi intimi”: 800 persone!
La ex moglie lo avvisa però che la figlia Cristal è scomparsa. Checco scopre che è partita per il cammino di Santiago, elemento assolutamente stridente per chi, come lui, è molto ricco. Tuttavia si mette sulle sue tracce, all’inizio con una fuoriserie rossa (che poi sarà distrutta a Pamplona)!
Molte le persone che incontrerà lungo la strada, alcune comiche, altre serie, ma specialmente Alma, che sarà l’angelo custode di padre e figlia e aiuterà entrambi a crescere interiormente, pur avendo lei stessa un problema che l’ha portata a Santiago e che alla fine si risolverà felicemente.
Padre e figlia si ritrovano
Il film è quindi una storia on- the – road e insieme un romanzo di formazione.
Cristal è infatti insicura, cerca il suo posto nel mondo, ma grazie a questa esperienza imparerà a portare a termine le cose, mentre Checco imparerà a essere padre, comprendendo che l’amore conta più di una carta di credito.
E’ in fondo una storia semplice, ma non banale, di un padre e di una figlia che finalmente si riconoscono e si ritrovano.
La figura del padre, in particolare, è messa in discussione. Oggi infatti viviamo in una società senza padri, forse perché i ruoli dell’uomo e della donna sono sfumati e non si sa quasi più chi sia l’uomo.
“Buen camino”risponde allora a una semplice equazione: un padre che non sa di essere padre, alla fine lo diventa.
Dice il regista: “in fondo è il dubbio che fa crescere, chi è troppo sicuro ha un fondo di volgarità. Noi non siamo il tutto, ma una piccola parte”.