Nella Lega si discute pacatamente, si discute francamente, si discute animatamente, si litiga. I vari modi di dire quello che è successo in questi giorni in via Bellerio. Salvini è in discussione. Come sia in discussione non si sa. O meglio: si sa ma è difficile dire il come. Il come dipende dalle fonti. Il “pacatamente” domina nelle fonti ufficiali del partito, il “litiga” nelle fonti lontane o nemiche. Si può scegliere.
Si sa comunque il perché della messa in discussione. Salvini è in discussione perché, in questa fase, è perdente. Tutto facilmente prevedibile. Quando un capo politico vince non è in discussione. Può decidere, perfino comandare. La sua autorevolezza incomincia a incrinarsi quando non vince più. Se poi incomincia a perdere, da capo indiscusso diventa capo discutibile. Salvini è da tempo che non vince più e, soprattutto, è da tempo che perde. Quindi è da tempo che diversi amici del partito gli chiedono di “farsi da parte”, di “fare un passo indietro” e di cedere il posto ad altri che, nel partito, appaiono per ora ancora vincenti: i vari governatori: Fontana, Zaia, Fedriga. Dunque, la Lega, da famiglia pacificamente governata da un padre padrone fuori discussione. è diventata una famigliola agitata dove si discute, forse pacatamente, forse animatamente. Forse, anzi, si litiga.
La discussione o la lite ricorda, ancora una volta la scena letteraria famosa dei Promessi Sposi. Renzo, il protagonista del romanzo manzoniano, sta andando verso il dottor Azzeccagarbugli per farsi aiutare a districare il nodo del suo mancato matrimonio, pensa a quello che deve dire, agita le mani e agita anche i polli che si è preso per compensare l’Azzeccagarbugli. “Dava loro di fiere scosse, e faceva balzare quelle quattro teste spenzolate; le quali intanto s’ingegnavano a beccarsi l’una con l’altra, come accade troppo sovente tra compagni di sventura”.
Ecco. La Lega sta attraversando la fase dei polli di Renzo. I polli si beccano senza sapere perché. Bisognerebbe che qualcuno li sciogliesse. Con il rischio che, alla fine, la Lega si imbatta in un Azzeccagarbugli, che, invece di sciogliere i garbugli, li ingarbuglia ancora di più.