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La fede di una donna pagana

Cananea

 

Ventesima domenica del Tempo Ordinario.
La fede di una donna pagana allarga il cuore e lo sguardo di Gesù.
Per i testi liturgici di questa domenica clicca qui.

 

Una donna venuta da fuori

Siamo abituati a pensare che sia sempre Gesù a cambiare le persone. È vero. Chi incontra il suo sguardo lascia reti, tavoli delle imposte, paure e sicurezze. Ma il Vangelo di oggi racconta qualcosa di ancora più sorprendente: Gesù stesso si lascia interpellare da una donna straniera.

È una cananea. Una pagana. Viene da fuori: fuori dai confini d'Israele, fuori dalla religione dei figli, fuori dalle appartenenze riconosciute. E proprio lei apre davanti a Gesù un orizzonte più grande. Il confine, nel Vangelo, non è mai soltanto un limite geografico. È il luogo dove Dio sorprende. Perché spesso è proprio chi è diverso da noi ad allargare il nostro sguardo. Ogni fede si ammala quando diventa possesso, recinto, privilegio. Isaia lo aveva già annunciato: «La mia casa sarà chiamata casa di preghiera per tutti i popoli».

Dio non appartiene a nessuno. È Lui che accoglie tutti.

Una madre che non smette di sperare

La donna grida: «Pietà di me, Signore! Mia figlia è molto tormentata». Non chiede per sé. Porta davanti a Gesù il dolore della figlia. È il dolore universale di ogni madre e di ogni padre: vedere soffrire chi si ama senza poterlo salvare.

Gesù tace. Poi risponde con parole che scandalizzano:«Sono stato mandato alle pecore perdute della casa d'Israele». E ancora: «Non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini». Matteo non attenua la durezza del dialogo. Ci mostra un Gesù pienamente immerso nella storia del suo popolo. Ma proprio questo incontro lascia intravedere come la missione del Figlio si apra progressivamente all'universalità del Padre.

Una fede che allarga il cuore

La donna non si ritrae. Non si offende. Non risponde con rabbia. Rimane. E con una libertà disarmante dice: «È vero, Signore. Eppure, anche i cagnolini mangiano le briciole che cadono dalla tavola». Chiede briciole. Ma proprio chiedendo briciole rivela che il pane di Dio è così abbondante da bastare per tutti.

Allora Gesù pronuncia una delle parole più belle del Vangelo: «Donna, grande è la tua fede». Grande fede non significa possedere tutte le risposte. Significa credere che la misericordia di Dio sia più grande dei nostri confini.Questa donna non cambia Dio. Rivela il volto universale del Padre. E Gesù stesso si farà pane spezzato per noi e per tutti.

A questa donazione totale di sé giungerà Etty Hillesum. Nell’ultima pagina del suo diario Il 12 ottobre 1942 scrive:

Ho spezzato il mio corpo come se fosse pane e l'ho distribuito agli uomini. Erano così affamati, e da tanto tempo.

È una delle immagini più alte del suo percorso spirituale: non parla solo del dare qualcosa, ma del diventare essa stessa pane per gli altri. Quando diamo soltanto qualcosa di noi, diamo briciole. Quando in un gesto ci mettiamo tutto noi stessi diamo fame ai figli.

Imparare la lingua dell’altro

Matteo ricorda che era una donna sirofenicia. Viene spontaneo domandarsi: in quale lingua avranno parlato? Forse Gesù in aramaico, lei in greco. Eppure, si comprendono.

Perché esiste una lingua più profonda delle parole. Il dolore. La compassione. La speranza. Chi ama impara sempre la lingua dell'altro. È così che si compie la profezia di Isaia: gli stranieri «saranno colmati di gioia nella casa di Dio». Non ospiti tollerati. Non destinatari di briciole. Ma figli alla stessa tavola.

Dalle briciole alla mensa. Chi sono oggi i Cananei?

Il Vangelo ci domanda: Chi continuiamo a tenere fuori? A chi concediamo soltanto briciole di dignità? Quante persone definiamo ancora "non dei nostri"? E forse proprio loro custodiscono una fede che può convertire anche noi. Perché Dio continua ad arrivare da dove non ce lo aspettiamo. La cananea chiedeva briciole. Gesù le dona una tavola. Questa è la logica del Regno. Dio non distribuisce avanzi. Prepara una mensa. Non seleziona, non costruisce esclusioni. Allunga la sua tavola fino ai suoi nemici (Sal 23). La donna aveva intuito il segreto del Padre prima ancora dei discepoli.

Per questo Papa Leone XIV mette in guardia:

Alcune correnti postumaniste arrivano persino a ipotizzare esseri umani “di seconda classe”, funzionali agli interessi di élite che si percepiscono superiori: una prospettiva inquietante, tanto più grave se si combina con strumenti tecnologici che ampliano in modo esponenziale il potere di controllo e di selezione. Anche certe logiche di indebitamento strutturale, che mantengono interi popoli in condizioni di dipendenza, rivelano la stessa mentalità che accetta, in forme nuove, relazioni di subordinazione vicine alla schiavitù», (Magnifica Humanitas 172).

Queste forme di subordinazione e di esclusione che minacciano la dignità umana (MH 172). Il Vangelo va nella direzione opposta: ogni persona è un figlio atteso alla stessa tavola.

Quando la fede diventa identità armata

È impossibile non pensare all'attualità. Proprio la terra di Tiro e Sidone, dove una donna straniera riuscì ad abbattere il muro tra figli e pagani, è oggi ancora una terra ferita dalla guerra.

Là dove una madre aveva ottenuto pane per la figlia, oggi migliaia di madri cercano acqua, cibo, rifugio. Là dove il Vangelo allargava la tavola, gli uomini rialzano muri. Quando la religione diventa identità da difendere e Dio viene arruolato nelle guerre degli uomini, non siamo più davanti al Dio di Gesù ma agli idoli del potere.

Papa Leone XIV denuncia con forza il ritorno della guerra come strumento ordinario della politica e invita a superare definitivamente la logica della "guerra giusta", scegliendo il dialogo, la diplomazia, il perdono e la riconciliazione come vie autenticamente umane ed evangeliche (MH 190-192). La cananea non sconfigge un nemico. Genera un incontro. Non conquista un territorio. Allarga una tavola.

Una casa per tutti

Il Vangelo termina là dove era iniziato Isaia. «La mia casa sarà chiamata casa di preghiera per tutti i popoli». Non alcuni. Tutti. La donna cananea diventa così il volto di ogni uomo che bussa alla porta di Dio. E scopre che quella porta era già aperta. Perché il cuore del Padre è sempre più grande dei nostri confini. E il vero credente non è colui che possiede Dio. È colui che continua a lasciarsi sorprendere dalla larghezza della sua misericordia.

 

La tavola

Chiese
briciole.

Trovò
un cuore
senza confini.

Una madre.
Una figlia.
Un grido.

E Dio
divenne
più grande.

Da allora
nessuno
è straniero
alla sua tavola.

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D'Ambrosio

 

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