Morte inevitabile di molte comunità di religiosi

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«Oggi nell’Europa occidentale molte congregazioni, comunità, monasteri e province devono affrontare la morte. Per evitare tale realtà esistono diverse strategie. Possiamo beatificare il fondatore, iniziare costosi programmi edilizi, redigere splendidi documenti su progetti che non saranno mai realizzati… Se non siamo in grado di affrontare la prospettiva della morte, allora cosa abbiamo da dire al Signore della vita? Una volta dovetti visitare un monastero domenicano in Inghilterra insieme ad un vecchio frate. Era evidente che il monastero stava per estinguersi, tuttavia una delle suore disse al mio compagno: “Sicuramente, padre, il buon Dio non permetterà che questo monastero muoia!”. Ed egli rispose: “Non ha lasciato che morisse suo figlio?”». 
Così, con questa citazione di padre Timothy Radcliffe, già maestro generale dei domenicani, termina un articolo pubblicato nei giorni scorsi da Settimananews e firmato dal direttore, il dehoniano Lorenzo Prezzi.

Olanda. Diminuiscono gli Istituti. Aumenta l’età

L’articolo mette a fuoco la situazione, drammatica, degli istituti religiosi, in particolare diocesani, in terra d’Olanda, dove fra i vescovi e i religiosi olandesi si considera ragionevole che, dei circa 170 congregazioni e monasteri attuali, solo una trentina supereranno i prossimi decenni e metà di essi sarà costituita da monasteri contemplativi. 
Un tracollo vocazionale che ha portato prima alla dismissione dalle grandi opere (scuole, collegi, ospedali ecc.), affidate a laici e all’intervento pubblico, con la spinta a privilegiare piccole comunità inserite nei contesti della marginalità sociale e nell’animazione delle comunità cristiane.

Ma l’esaurirsi delle vocazioni ha ridotto le comunità e ha portato l’età media a oltre 80 anni. Molti istituti religiosi sia maschili che femminili hanno constatato di non potere più ricevere nuove vocazioni per l’impossibilità di garantire la formazione e il futuro. La possibilità di estinzione per gli istituti più piccoli è diventata realtà. “Dal 2014 sono state elaborate delle linee-guida per il governo e l’amministrazione dei beni degli istituti diocesani in chiusura, che, nel settembre del 2022, hanno ricevuto l’approvazione in via definitiva dal dicastero dei religiosi e della vita consacrata. Emerge il riferimento al vescovo diocesano e il ruolo della conferenza nazionale dei religiosi. Il vescovo è chiamato a garantire la specificità e l’indirizzo dell’istituto, sorvegliando e talora nominando i responsabili economici e finanziari. Esponenti della conferenza nazionale dei religiosi hanno costruito i testi e le prassi assieme ai vescovi e sono coinvolti, a livello di singole competenze, a gestire il tramonto degli istituti.”

Al di fuori dell’Europa

Una presa in carico di un problema che certo non riguarda solo l’Olanda ma l’intero Occidente: carenza di vocazioni, piramidi demografiche invertite, con molti anziani nel vertice e pochi giovani alla base, nonché molte uscite dalla vita religiosa. Con lucidità padre Lorenzo aggiunge anche che “se, nelle aree dell’Occidente secolarizzato, la vita consacrata rischia un drastico ridimensionamento, non così in altre. Per la prima volta nella storia del cattolicesimo i consacrati e le consacrate hanno messo radici autonome e autoctone fuori dell’ambito europeo

E, ancora per la prima volta, tutte le confessioni cristiane, protestanti comprese, considerano la consacrazione come una scelta preziosa nella testimonianza cristiana. In ogni caso, anche nelle aree più aride è possibile il passaggio dall’ottica delle opere e dei numeri a quella dei segni e della rete. Una presenza più limitata e puntuale che risponde a un cristianesimo chiamato ad essere scuola di vita e di sapienza in un contesto in cui prevale l’agnosticismo e l’analfabetismo religioso.” Per cogliere i semi di futuro di questa forma di vita cristiana rimando ad uno splendido articolo pubblicato lo scorso anno da Civiltà Cattolica e firmato dal gesuita Victor Codina (La vita religiosa: dal caos al “kairos”? | La Civiltà Cattolica (laciviltacattolica.it)

A Bergamo

Non ho sotto mano i numeri attuali dei religiosi e delle religiose attualmente presenti nella nostra Diocesi. Ricordo solo di aver letto su “La vita Diocesana” di qualche anno fa il numero delle religiose. Le cifre si riferivano al settembre del 2019 e dunque sono oggi certamente in difetto. A quella data a Bergamo c’erano 1594 religiose: più della metà di loro aveva più di 81 anni. Quelle sotto i 50 anni erano meno di cinquanta. 

Numeri che dicono non un declino ma, a meno di clamorose e impreviste  inversioni di marcia, dicono un vero e proprio crollo, che porterà a breve alla fine di una presenza – quella delle “suore” – che è stata fino a pochi anni fa multiforme e capillare: nei paesi, nelle scuole, negli ospedali. Con loro finirà un mondo. Ce ne rendiamo conto? E’ occasione di confronto e di discussione?

Diceva Martin Buber che “la decadenza di un grande movimento, specialmente di un grande movimento religioso, mi sembra la più dura prova a cui possa essere sotto posto un uomo di fede”. E, a lato di tutto questo, che ne fine faranno gli immobili e i patrimoni di queste straordinarie storie di vita prossime all’estinzione?

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