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Un'immagine alla settimana - Rubrica a cura di Osvaldo Roncelli

L’Assunta. Storia di un pregevole dipinto tra arte e dogma

Cielo nube

Domani, 15 agosto, è la festa dell’Assunta. Su quel mistero esiste una ricchissima tradizione pittorica. Osvaldo Roncelli ci aiuta a “leggere” e gustare un capolavoro di Andrea Mantegna.

 

 

 “La morte della Vergine” è la prima opera che Andre Mantegna dipinge al suo arrivo a Mantova come pittore ufficiale della corte dei Gonzaga.

Il dipinto, probabile pala d’altare della cappella privata ducale, ha una storia tormentata: troppo bello; conteso dai potenti alla ricerca di prestigio, viene portato a Ferrara da Margherita Gonzaga che diventa duchessa d’Este; torna a Mantova; viene venduto al re d’Inghilterra, poi ceduto al re di Spagna.

 

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Mantegna - Cristo assume Maria in cielo, 1462tempera su tavola cm 28x12 - Pinacoteca di Ferrara

Commiato

In una sala solenne gli apostoli in cerchio prendono commiato da Maria composta sul cataletto. Aureole di scorcio, marmi chiari e rosati, fuga di lesene, scandiscono lo spazio aperto su un paesaggio ancora oggi riconoscibile con i dintorni del castello: i laghi di Mantova con il Mincio e il ponte di san Giorgio; la scena si svolge in luoghi familiari visibili dalle finestre della reggia.

Nel piccolo dipinto non ci sono miracoli di cieli spalancati, corpi che lievitano, cori di angeli.

Gli apostoli in cerchio contemplano Maria con l’immoto stupore di chi si confronta con la morte. San Pietro, al centro, legge; l’apostolo in fianco stende la mano nel gesto di benedizione. Giovanni, il più giovane, regge il turibolo e inchinandosi incensa il corpo di Maria nel rito che da secoli accompagna i defunti e, al momento opportuno, si compirà anche per chi guarda.

Morte o sonno

Mantegna dipinge una scena monumentale, cristallina, bloccata nell’attimo del silenzio; ma c’è qualcosa in più.

La luce non arriva dallo sfondo, dal cielo di Mantova o dai rifessi del lago; irrompe da destra, riverbera sulle spalle di Giovanni e sui candelabri; si sofferma sulla Madonna, investe il paesaggio e lo illumina, come se una luce interna - altra - portasse luce alla luce naturale.

Mantegna dipinge con notevole originalità; il tema del dipinto - indiscutibile capolavoro - e il titolo da attribuirgli, crearono nei secoli dibatti e polemiche; anche critiche a Mantegna di ambiguo laicismo: Maria, come nell’antica tradizione orientale, cara ai francescani, è immersa in un sonno profondo attendendo il transito dalla terra al cielo, o - come ritengono i domenicani - il suo corpo sperimenta la morte?

Questioni latenti nel dipinto ne aumentano il fascino.

Due incongruenze

La prima, più importante, iconologica; nella tradizione apostolica il corpo di Maria, madre di Dio, non ha conosciuto l’oltraggio della morte né l’enigma della tomba: sempre è stata raccontata e venerata come accolta dal Figlio in cielo.

Nella pala di Mantegna, al limite dell’eresia, non appare né Figlio, né paradiso, solo luce straordinaria in una chiara giornata nelle vicende quotidiane nei dintorni di Mantova.

La seconda incongruenza, strana in un artista di spazi virtuali come Mantegna, è data dallo scorcio prospettico della parte alta delle lesene che inquadrano la scena: sullo sfondo definite nei capitelli, in primo piano tagliate.

In effetti il dipinto fu proprio mutilato.

 

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Mantegna - Cristo assume Maria in cielo, 1462tempera su tavola cm 28x12 - Pinacoteca di Ferrara

 

Travagli della storia

Sarà un grande storico dell’arte a risolvere negli anni ’40 del ‘900 le incongruenze del dipinto.

Roberto Longhi vede in una collezione privata ferrarese una tavoletta di sicuro ambito mantegnesco con Cristo che regge la Madre; prova a sovrapporre l’immagine al capolavoro del Prado e tutto coincide: misure, materiali, stile, colonnato tagliato e, soprattutto, tema iconografico; la problematica “dormitio virginis” si rivelata parte e premessa a tema ben più ampio e articolato.

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Ricostruzione della pala originaria

Non “animula”, ma corpo e anima

Con la ricomposizione nell’originaria ideazione, la pala di Mantegna per la cappella ducale rappresenta un’originale, precoce esegesi del tema dell’Assunta; Cristo non accoglie Maria come “animula”, figura di piccola bambina, cara alle secolari devozioni orientali; Cristo accoglie la Madre, reggendola sulle ginocchia nella sua intera corporeità - “Figlia del suo Figlio” - già benedicente a prefigurazione di Maria Madre della Chiesa.

Già in antico la piccola pala venne tagliata e dispersa per adattamenti a nuovi arredi, forse per furti o saccheggi; forse - in anni di riforma e scontri dogmatici - a causa di nuove e differenti forme di devozione mariana.

Oltre la storia dell’arte, la piccola tavola del Prado resta per noi moderni, fragili di fronte ai dogmi, la suggestione di vedere la Madre di Dio morire come speriamo per noi, in un contesto pieno di bellezza di luce e di affetti sullo sfondo di luoghi familiari.

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