Due immagini con lo stesso soggetto e medesima regia: la paranoia del potere
Un dipinto
Dal Vangelo di Matteo (2,16) - la ”Strage degli innocenti”:
“Quando Erode si accorse che i Magi si erano presi gioco di lui, si infuriò e mandò a uccidere tutti i bambini che stavano a Betlemme e in tutto il suo territorio e che avevano da due anni in giù, secondo il tempo che aveva appreso con esattezza dai Magi.”

Pietro Ricchi - artista barocco, molto di moda nella Bergamo di metà seicento - per la chiesa del Monastero di “Matris Domini”- oggi luogo purtroppo soppresso, in attesa di nuovo destino - dipinge una grande tela che illustra la vicenda; i bambini diventano primi martiri di un messaggio che li porrà a modelli di stile per la conquista del Regno dei Cieli.
Il clima è cupo e i particolari crudeli; la strage si compie su rampe e androni di un porticato; la solenne architettura classica evoca la superba arroganza del potete che paluda di bellezza scelte sciagurate.
Nei nostri giorni una strage non molto diversa si ripete documentata da cronache e fotografie, non da arte devozionale.
Una fotografia
Dalla cronaca di Gaza - bambini uccisi in un paesaggio di desolazione totale

La superba arroganza del potere in questo caso si manifesta nella totale distruzione dei luoghi dove quei bambini vivevano.

Una simile desolazione non si è vista nella storia dell’umanità: forse solo dopo Hiroshima. Molte stragi nella storia, ma tremendamente nuova - senza possibilità di rimozione, tolleranza, oblio - quella di questi tempi che colpisce bambini in fila per avere acqua.
Nella fuga - sollievo dell’armonia
Il Bambino Gesù si salva dalla ferocia di Erode perché Giuseppe, il papà, obbedisce a un sogno (Mt 2,13-14):
“Giuseppe destatosi, prese con sé il bambino e sua madre nella notte e fuggì in Egitto…”
I Vangeli apocrifi e poi l’arte e la devozione popolare raccontano sollievo, consolazione e aiuto al Bambino profugo. L’immagine più struggente la dipinge il “pittore maledetto” a Roma nel 1595 e sarà il suo più ispirato poema lirico.

Michelangelo Merisi - detto Caravaggio - immagina la scena in una radura dove la famiglia - profuga - si ferma per ripararsi all’ombra; a terra c’è il povero bagaglio: un fagotto e la fiasca dell’acqua. Per consolare arriva un angelo, forse lo stesso del sogno, bello al punto da non ha bisogno di abiti; porta spartito e violino. Giuseppe regge lo spartito e l’angelo suona, così Maria e il Bambino si assopiscono in una solare calma; anche l’asino tende occhi e orecchie e ascolta.
Ritorno
Arriverà anche per i bambini di Gaza il sollievo, l’armonia, anche l’annuncio: “…sono morti coloro che insidiavano la vita del bambino…”. (Mt 2,20) e entreranno nel paese d’Israele?
O la zizzania seminata dall’odio soffocherà fin nei tempi lunghi ogni armonia?