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Da laico nella città. Rubrica a cura di Daniele Rocchetti

Volare e tenere i piedi per terra

Poco importa sapere se i due innamorati fossero in posa oppure no. Perché “Il bacio all’Hotel de Ville”, la foto di Robert Doisneau, grande artista francese del Novecento, resta un capolavoro.

“Il bacio all’Hotel de Ville”, foto di Robert Doisneau

Due giovani, a Parigi, incuranti della folla che passa velocemente attorno a loro, si baciano appassionatamente. Il fotografo è riuscito a dare intensità e leggerezza ad un gesto intimo e, insieme, a ricordare che i due innamorati non stanno fuori dalla storia, ma sono dentro lo svolgersi della vita e delle persone che passano loro accanto. Regalano alla città in movimento, il respiro – leggero e profondo – che dà senso alle cose, anche alle corse, all’affanno. Un po’ come gli sposi dei quadri di Chagall che volteggiano, innamorati e con il sorriso un po’ stranito, sulle città ai loro piedi.

Insomma, nella vita come nella fede, sarebbe bello tenere insieme, sempre, la voglia di volare e i piedi per terra,  perché – come scriveva Bonhoeffer dal carcere di Tegel – “solo chi ama la terra desidera e sogna che sia eterna”. Amare la terra significa desiderare che sia più vicina al sogno di Dio. Un sogno che ha sempre – e solo – i segni della fraternità accogliente, della pazienza operosa, della mitezza che scardina le logiche della violenza e della sopraffazione. Un sogno che ha il carattere della promessa e, insieme, della responsabilità. 

Betlemme e il sogno di Dio sul mondo

Il sogno di Dio sul mondo – che prende forma e corpo nella vicenda di Gesù di Nazareth nato a Betlemme –  non può essere detto se non a procedere dalle evidenze aperte e rivelate dalle forme concrete di prossimità umana. Solo quando diventiamo ogni giorno accoglienti del nuovo che entra, del passo inedito che ci è chiesto, della gratuità senza ricatti e condizioni, rendiamo presente e facciamo procedere il regno di Dio.

Da quando Dio è diventato un cucciolo d’uomo, la vera basilica dove trovare le sue tracce è il mondo

E’ quanto dice uno straordinario racconto di Edoardo Galeano che narra di un medico in un ospedale del Salvador tra bambini abbandonati, che la sera di Natale sta per andare a casa dopo un turno lunghissimo e sente nel corridoio dietro di lui dei “passi di cotone”. Si volta e vede un bambino con gli occhi già grandi, già consumato dalla malattia, che gli dice: “Senti, dillo… dillo… a qualcuno che io sto qui”.

Vivere il Natale in questo tempo ancora segnato dalla barbarie delle guerre significa avere orecchi sensibili per ascoltare “passi di cotone”. In qualunque parte del mondo e della storia essi sono. Perché da quella notte in cui Dio si è fatto carne nella vicenda di un piccolo cucciolo d’uomo la vera basilica dove trovare le sue tracce è il mondo. Per questo, da Betlemme in poi, i cristiani hanno l’obbligo di custodire  lo strabismo di chi cerca di leggere la Bibbia e il giornale, di tenere insieme il cielo e la terra. Perché Dio è dentro la storia degli uomini e delle donne. Non può essere diversamente, non può essere da altra parte. Auguri!

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