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Un'immagine alla settimana - Rubrica a cura di Osvaldo Roncelli

La scoperta dei resti del Colleoni: un “romanzo”

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Frammenti di storia nella Sala delle arcate del nuovo Museo Bernareggi- Visita virtuale

 

foto 1 PNG arca

Nella sala è esposto un sarcofago che occupò le cronache di Bergamo nei primi anni cinquanta del ‘900. La sua storia resta ancora ignota; solo per un breve arco di tempo - quatto anni circa - ricevette onori, studi e cronache condividendo le vicende della sepoltura di Bartolomeo Colleoni.

Antefatto antico

Nel 1651 lo storico padre Donato Calvi volle ispezionare la sepoltura del più illustre bergamasco: Bartolomeo Colleoni. Si calò nel fastoso doppio sarcofago al centro della prestigiosa cappella; trovò solo vuoto: la salma non c’era.

Si pensò subito che lo spostamento del corpo risalisse al 1572, anno della visita pastorale alla diocesi di Bergamo di Carlo Borromeo che, applicando le delibere del Concilio Tridentino, prescrisse la rimozione dalle chiese di tutte le salme “fuori terra”, ad eccezione delle reliquie dei santi.

 

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Antefatto moderno

Anno 1922 - Re Vittorio Emanuele III viene a Bergamo e chiede di visitare la cappella Colleoni (in Italia si sta instaurando una nuova “era di uomini soli al comando” e i Condottieri sono molto di moda).

La sua domanda - in quale dei due sarcofagi fosse sepolto Bartolomeo Colleoni - con grande disappunto di autorità e autorevoli accompagnatori, non trovò risposta: “Maestà non lo sappiamo!”

Nel generale disagio, il Re raccomandò ai mortificati presenti di cercare, di trovare la sepoltura e riferire gli esiti delle indagini.

Il fatto innescò in Città febbrili indagini archivistiche e documentarie; della misteriosa sepoltura nessuna traccia.

16 gennaio 1950 - il cavaliere del dado d’ avorio

L’Eco di Bergamo dà la clamorosa notizia: “In Santa Maria Maggiore, sotto il pavimento del transetto sud, è stata ritrovata la tomba con i resti di Bartolomeo Colleoni”; la notizia trova rilievo anche sulla stampa nazionale.

Lo scavo è fortemente voluto da Monsignor Locatelli, al momento priore della Basilica, anche storico e direttore della Biblioteca Civica. Lo studioso vuole indagare su un’antica segnalazione di padre Donato Calvi che il giorno 11 luglio del 1651 scriveva di un’arca sepolcrale vista durante i lavori di restauro dei transetti della Basilica di Santa Maria Maggiore.

La segnalazione risulta esatta. Dal pavimento della Basilica emerge una grande arca sepolcrale in pietra rozzamente sgrezzata, pesante - solo il coperchio pesa 15 quintali - di fattura altomedievale.

 

foto 3 PNG rinvenimento del sarcofago

 

Il sarcofago rivela indizi colleoneschi: uno scheletro di grandi proporzioni - come la statura di Colleoni descritta dai biografi come imponente - e un dado d’avorio - i condottieri prima della battaglia traevano auspici dal lancio dei dadi.

Primo epilogo

Resta da dimostrare se si tratti effettivamente del corpo di Colleoni. Tra citazioni di pergamene, documenti, articoli, interviste e dibattiti, la Città si spacca in due contrapposti partiti: sostenitori contro negazionisti.

La sovraintendenza al momento non si pronuncia.

Qualche giorno dopo il ritrovamento, sul sarcofago viene individuato, prima non visto, il graffito: ”Cap.B.Coll.”. Monsignor Locatelli viene velatamente accusato di esserne autore apocrifo. Il prelato morirà poco dopo: si mormora, di crepacuore.

Tanto rumore per nulla

La questione resta aperta fino al maggio 1956, quando il Ministero della Pubblica Istruzione istituisce una commissione per il riesame dei reperti ossei. La commissione, presieduta da Padre Agostino Gemelli, esclude che le ossa appartengano a Bartolomeo Colleoni.

L’enigma della sepoltura Colleoni resta insoluto.

Ricerche e scavi continuano; anche il pavimento della Cappella venne ribaltato: nulla emerge.

Monsignor Meli, nuovo direttore della Biblioteca Mai, su base documentaria insiste nel sostenere che la sepoltura Colleoni resti celata nella Cappella; le ricerche si concentrano all’interno.

21 novembre 1969 - la tecnica per la storia

Il Rotary Club porta a Bergamo un rilevatore ad onde elettro-magnetiche allo scopo di sondare i muri della Cappella. Quando le onde investono il fregio con il gioco di putti sullo zoccolo del sarcofago inferiore, il rivelatore restituisce sul monitor l’immagine di uno scettro e di speroni: il corpo è lì.

La salma di Colleoni sta al suo posto da 500 anni, celata da uno strato di calce di 6 centimetri.

Si ricostruisce che alla morte di Colleoni la tomba non era perfettamente pronta: lo fu solo tre mesi dopo. Al momento delle esequie la salma venne inserita in gran fretta da sotto il sarcofago e subito, da sopra, ricoperta di calce viva: erano in arrivo i potenti per assistere all’orazione funebre e bisognava bloccare il tanfo della decomposizione.

 

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Il misterioso “cavaliere dal dado d’avorio” torna in Santa Maria Maggiore nella sua anonima sepoltura in una semplice cassa metallica.

Il grande sarcofago viene invece collocato in bella mostra sotto il porticato dell’antica fontana di Antescolis, a lato del portale sud della Basilica; lì è rimasto fino al recente trasferimento al nuovo Museo Bernareggi.

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