Con la quaresima Manuel Belli inizia a presentare i vangeli della domenica. I nostri lettori conoscono già Manuel Belli, nostro collaboratore, docente di sacramentaria, autore di diversi studi. Il più recente: "Le confessioni del parroco imbruttito”, edizioni San Paolo
In quel tempo, Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo. Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame. Il tentatore gli si avvicinò e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ che queste pietre diventino pane». Ma egli rispose: «Sta scritto: “Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”».
Allora il diavolo lo portò nella città santa, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù; sta scritto infatti: “Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo ed essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra”». Gesù gli rispose: «Sta scritto anche: “Non metterai alla prova il Signore Dio tuo”».
Di nuovo il diavolo lo portò sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria e gli disse: «Tutte queste cose io ti darò se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai». Allora Gesù gli rispose: «Vàttene, satana! Sta scritto infatti: “Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto”».
Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco degli angeli gli si avvicinarono e lo servivano (Mt 4, 1-11)
Sono tentato? Basta trovare un colpevole
Cosa è una tentazione? Potrebbe insinuarsi nella nostra mente un modo piuttosto semplificatorio di intendere il problema: "Io so chi sono, so cosa sarebbe giusto e sbagliato per me, solo che a volte scelgo di fare una cosa che so essere sbagliata". A noi cattolici un po' piace toglierci d'impiccio "moralizzando" le questioni e mettendole immediatamente nella strettoia dell'alternativa "giusto e sbagliato".
C'è un qualcosa di rassicurante in tutto questo: è chiaro ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, ed è chiaro da che parte dovrei stare, si tratta solo di un piccolo errore di decisione, ma le idee sono in ordine. E se per caso l'errore si ripetesse, basta estrarre l'asso dalla manica: la debolezza e la fragilità. So tutto, so che sbaglio, so che sono debole, e allora nel sistema ci sta che possa sbagliare. L'errore è accettabile quando è inserito dentro un sistema per cui è facile trovare il colpevole. Se si trova il colpevole, ci si sente più tranquilli: il sistema regge, abbiamo trovato ciò che non è sistemico. Si tratta solo di resistere.
Faccio qualcosa di sbagliato? Sono trasgressivo
C'è anche un altro risvolto della tentazione, qualora sia semplicemente sinonimo di “fare qualcosa di sbagliato”: potrei volerla esattamente per la sua portata trasgressiva.
Vanno di moda luoghi deputati al piacere chiamati con nomi moralizzanti: una pasticceria chiamata "dolce tentazione", un negozio dove si commerciano oggetti di natura erotica chiamato "il vizio" o "il peccato". Se volete è pure un po' paradossale: vorrei "normalizzare" un comportamento, ma se normalizzato perderebbe la sua carica trasgressiva, e dunque una dinamica importante del piacere sotteso. La trasgressione infondo è il meccanismo moralizzante-cattolico della tentazione cambiato di segno: vorresti fare una cosa proibita, se non lo fai sei bravo, se lo sai sei cattivo, ma se lo sai e lo vuoi sei trasgressivo. La trasgressione si nutre di moralismo.
La tentazione per Gesù. Dio non è semplicemente “a disposizione"
Sfogliando il vangelo, di tutto questo non c'è traccia. Gesù non vive la tentazione come prova della sua volontà. C'è di più e di molto più profondo. Gesù si trova di fronte a una prova più radicale: deve scegliere chi volere essere e deve patire nella sua carne il Dio di cui è Figlio.
La questione non è se riesca o meno a resistere eroicamente di fronte al pane mentre ha fame: il problema più radicale è quale Dio sia il vivente, quello proposta da satana (ossia una sorta di erogatore di prestazioni per l'uomo) oppure un Dio che prende in carico tutto l'uomo e non solo i suoi bisogni immediati? Satana propone un binomio semplice e immediato: l'uomo "è" nella misura in cui soddisfa tutti i suoi bisogni, Dio "è" se a servizio dei bisogni dell'uomo. Gesù mette in discussione questa copiata: esiste un ordine dei bisogni, e quello dell'ascolto è ciò che davvero è umanizzante; si può essere uomini affamati, ma non si è uomini senza fame della parola di Dio.
Niente “prova d’amore”, niente “a fin di bene"
Il modello satanico ha il pregio di essere estremamente semplice e lineare. La seconda tentazione prevede che Dio debba accreditarsi presso l'uomo. Dio dovrebbe esibire credenziali. Schema atavico e pericoloso: vorremmo avere garanzie prima di correre il rischio di una relazione. "Ti amo, ma dammi prove d'amore", tratto dal manuale dell'amore tossico. Gesù prova a disinnescare questo meccanismo: non vuole essere “arrivato” prima di “partire”.
Quando la fede diviene istituzione, si potrebbe entrare negli insidiosi dispositivi dei “meno peggio” e dei “a fin di bene”. Abbiamo molte ricchezze, ma lo facciamo a fin di bene; sì, sarebbe bello essere chiesa profetica e coraggiosa, ma meglio tenerci buona l’autorità, è il meno peggio e lo facciamo a fin di bene. Satana propone la via del compromesso a Gesù, a fin di bene. Gesù sceglie di non essere la versione “meno peggio”, ma prende l’impegnativo sentiero della fedeltà a Dio.
No, la tentazione più difficile non è provare a vedere se siamo in grado di non mangiare il cioccolatino in quaresima. La questione più complicata è intuire chi vogliamo essere di fronte a Dio e se scegliere di correre il rischio di entrare in relazione con lui senza immunizzarci. La questione si fa più complessa, ma anche decisamente più stimolante.
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