Commento al Vangelo della domenica di Pentecoste – anno A. Spunto da “Buon vento” di Alfa e Jovanotti. "Facciamo sogni grandi come navi ma poi arrugginiscono se stanno fermi”, cantano Alfa e Jova. Gesù soffia, manda: lo Spirito consegnato ai discepoli è per portare perdono e l’unica vera colpa è della Chiesa se non lo rende disponibile
“Davanti al mare siamo uguali"
«Però davanti al mare siamo uguali: con la stessa fame di vita, la stessa curiosità, la stessa voglia di partire. E forse è proprio lì che ci siamo incontrati» Alfa.
Andrea De Filippi detto Alfa ha prodotto una canzone insieme al suo grande mito musicale Lorenzo Cherubini, in arte Jovanotti. Buon vento è una canzone calda e movimentata, ha un sapore estivo e genuino. Traspira di sintonia, condivisione, affetto sincero: un duetto tra due che hanno stima reciproca e connessioni profonde. La musica e le parole custodiscono l’andamento delle onde del mare, la curiosità dei marinai e la loro propensione a rischiare. C’è un senso di casa ma soprattutto la spinta verso l’ignoto.
In questa musica, come in tutte le altre di questi due artisti, c’è il fascino per la vita, la leggerezza e il rispetto per tutto. E questa colonna sonora non poteva venire pubblicata in un giorno migliore della vigilia di Pentecoste: il suo ritmo allegro è in perfetta armonia con la solennità del canto gregoriano del Veni Sante Spiritus. video
Storceranno il naso i puritani della liturgia per questo paragone dissacrante. Ma dovrebbero saperlo anche loro che ad essere dissacrante è il Vangelo stesso. E il dono dello Spirito è raccontato sempre come uno scombinamento degli equilibri, uno scomodamento delle posizioni acquisite, un travolgimento dei percorsi lineari, un capovolgimento delle regole.
Perché l'oceano più insidioso è comunque quello che è nella testa
Ci sono delle porte chiuse per tenere tutto a bada tanto nel testo evangelico di questa domenica (Gv 20,19-23) quanto nel brano degli Atti degli Apostoli che restituisce il cambiamento profondo di una comunità che improvvisamente smette di essere impaurita e ripiegata su di sé e si trova proiettata verso l’altro e in dialogo con il mondo (At 2,1-11).
A porte chiuse – dentro casa – si fa la scoperta di una relazione: "Pace a voi" dice il Risorto. Il vento riempie tutta la casa e il fuoco si posa si ciascuno di loro. Risuona in modi diversi lo stesso messaggio: “Sono io, sono qui”. La paura della solitudine, di sentirsi diversi e di poter fallire accompagna il corso della storia degli uomini. La Chiesa non è esente dalla tentazione di chiudere le porte, rintanarsi, nascondersi, fare barricate come reazione alla violenza che dilaga nel mondo o assecondare il senso di insicurezza di chi abita questa storia, magari indossando una maschera per sembrare irreprensibile.
Chiudere le porte è un atto che a qualcuno può apparire perfino nobile perché preserva la purezza degli ideali e l’integrità dei pensieri. Ma per Dio – il Vivente – le porte chiuse sono sempre un inganno e un falso riparo. La sua è vita che entra e smuove. Il Risorto si fa presente e rende casa abitata una prigione grigia dove le relazioni sono impossibili. Tra quella gente vittima del proprio isolamento porta sintonia, fiducia, desiderio, gioia. "Pace a voi" non è formalità. Non è nemmeno il saluto solenne di Pasqua da pronunciare con tono sacrale. È la sostanza della Pasqua e dà senso a un’esperienza: la comunità dei discepoli inizia ad esistere quando la presenza dell’altro – e degli altri – si fa reale, quando la paura è sostituita dalla pace. "Ci sono burrasche però che no, non si può far niente per evitarle. E allora, forza, coraggio e avanti. Cerchiamo in modo di attraversarle". Oppure si potrebbe anche dire così: "Vieni, Santo Spirito, manda a noi dal cielo un raggio della tua luce".
È vero, casa sarà sempre casa. Però l'orizzonte è dove voglio andare
Tutto il racconto del Vangelo è una partenza. Gesù sta in alcuni luoghi ma riparte sempre. Si muove senza sosta: non è un turista distratto e nemmeno un vagabondo. Siede a tavola e trova amici veri, frequenta luoghi sacri e lascia un segno indelebile con la sua presenza, raccoglie le folle e consegna loro parole decisive. La sua non è una presenza inconsistente, ma riparte sempre. Più che ad un altrove, tende ad un oltre. E dopo aver oltrepassato la barriera insuperabile della morte non può che mandare i suoi con lo stesso passo che è stato suo. L’orizzonte di Gesù attrae la sua comunità: “Io mando voi".
L’invio missionario non ha un punto di approdo fisico collocabile su una mappa geografica ma un orizzonte: il mondo va liberato dal male, il peccato va perdonato. La Pentecoste celebrata ogni anno scandalizza la Chiesa della dottrina e della morale perché annulla la possibilità del giudizio. "Facciamo sogni grandi come navi ma poi arrugginiscono se stanno fermi" cantano Alfa e Jova. Gesù soffia, manda: lo Spirito consegnato ai discepoli è per portare perdono e l’unica vera colpa è della Chiesa se non lo rende disponibile. Il vento dello Spirito è per rimettere in movimento le vite, restituirle alla possibilità di navigare verso un orizzonte di bene, impedire che torni il tempo delle porte chiuse. La Pasqua trova il suo compimento nel lasciare il porto e nel far lasciare i porti finalmente mossi da un desiderio autentico di vita piena per sé e per tutti.
Oggi puoi pregare lo Spirito con il saluto dei marinai: «Buon vento a chi oggi partirà…!» oppure anche così: "Dona virtù e premio, dona morte santa, dona gioia eterna".
1 commento
Grazie.
Mi ha ricordato la frase di Leonardo Cohen: “Ringrazia per le campane che possono ancora suonare.Dimentica la tua offerta perfetta. C’è una crepa, una crepa in ogni cosa. È da lì che entra la luce.” Buona Pentecoste