Spunti di riflessione sul vangelo di domenica 8 settembre, ventitreesima del Tempo Ordinario “B”.
Il Vangelo è Marco 7, 31-37.
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Gesù è nel territorio pagano delle dieci città federate con Roma, la "Decapoli". Gli presentano un sordomuto. Gesù la prende in disparte e lo guarisce con una complicata serie di gesti.
Il nostro “paese straniero”
Gesù, con il lungo giro descritto all’inizio del vangelo, fa passare, in qualche modo, tutto il paese straniero. E fa il miracolo proprio lì, lontano dagli spazi sacri del tempio e dalle mura della città santa. Gesù rivela con il gesto miracoloso la sua identità messianica e lo fa in questo spazio inadeguato.
Nel nostro “paese straniero” Dio ci tocca
In questa terra straniera Gesù tocca e guarisce. Gesù fa i gesti tradizionali del guaritore. Vuole “farsi capire”, far passare il suo personale significato. E il significato è consolante e liberatorio: Dio è in azione, arriva a toccare il malato, lo incontra.
Mentre sono solo in terra straniera godo di questa ineguagliabile compagnia: quella di un Dio che prende contatto con me e “si lascia toccare”. Questo evento evangelico è un altro capitolo di quella che i testi sacri chiamano la “condiscendenza” divina: Dio si china sugli uomini, “sente” le loro sofferenze e soffre con loro. Il sospiro profondo di cui parla il vangelo di oggi è il segno di questa divina “simpatia”.
Noi non tocchiamo “in diretta” l’umanità di Gesù. Il contatto con lui è mediato dai contatti con altri e con altro: la Chiesa, i fratelli nella fede, gli uomini che incontriamo… e poi gli eventi liturgici: pane, vino, acqua: le cose domestiche che conducono lui a noi e noi a lui. Senza questi oggetti, senza questi contatti non si arriva a Dio. Bisogna che il corpo sia toccato per essere presi da Dio, bisogna “contattare” Dio.
Caro salutis est cardo, la carne è il cardine della salvezza. La frase celebre di Tertulliano si applica molto bene al miracolo raccontato da Gesù nel vangelo di oggi. Gesù, Verbo fatto carne, tocca la carne del sordomuto che gli si fa incontro nel territorio pagano della Decapoli.