Gesù fuori posto e fuori casa

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Vangelo drammatico

Il vangelo di questa domenica è drammatico. Gesù “torna a casa”, a Nazaret, lo sperduto paesino della Galilea dove ha vissuto per oltre trent’anni. Parla nella sinagoga: si è conquistata la fama di predicatore, che sa di bibbia. I suoi compaesani hanno saputo anche che nella vicina Cafarnao, dove si è stabilito dopo che ha iniziato a fare il predicatore itinerante, ha compiuto miracoli strabilianti. E vorrebbero, i suoi compaesani, che replicasse lì, a casa sua. Sono sorpresi per tutto quello che si dice di lui, perché lo conoscono: è il figlio di Giuseppe, il carpentiere di casa. Per tutto questo Gesù non si fa illusioni: “In verità io vi dico: nessun profeta è bene accetto nella sua patria”, dice.

I suoi parenti e amici, di fronte a quella provocazione, si incavolano. “Si alzarono e lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte, sul quale era costruita la loro città, per gettarlo giù. Ma egli, passando in mezzo a loro, si mise in cammino”.

Che strano: chi dovrebbe conoscere di più, conosce di meno. Chi dovrebbe accogliere, rifiuta.

Come quando nasce un bambino

Il dramma di Nazaret lo possiamo capire pensando all’esperienza fondamentale della nostra vita che è la nascita di un bambino. Il bambino, se ci pensiamo bene, ci affascina e, insieme, ci fa paura. Ci affascina per i motivi più semplici da capire: lui è il nostro “paradiso perduto”: che bello essere bambini!

Ma nello stesso tempo ci fa paura: Un essere umano, una libertà nuova che crescerà fino a chissà quali scelte… Per questo nascono sempre meno bambini. La nascita fa paura, perché la novità è sempre un salto nel buio. E lo ancora di più quando ingigantita da altri motivi, come, ad esempio, paure e ansie che ci vengono ogni giorno dalla pandemia e dintorni.

Gesù è come il bambino. Che meraviglia: Dio così vicino! Ma poi questo ci spaventa: ma come tu, il vicino di casa, tu uomo come me sei Dio? Ma come è possibile? Dimostralo: fai qualche bel miracolo… Quello che dicono quelli di Nazaret è quello che diremmo tutti. Se non lo diciamo è perché Gesù non l’abbiamo di fronte in carne ed ossa, ma è lontano. E proprio per quello non lo cacciamo fuori casa, perché è già fuori casa, in una irraggiungibile, igienica lontananza.

Lo scandalo della Chiesa

Lo stesso si potrebbe dire della Chiesa. Anzi, la Chiesa è un problema ancora più grave. La Chiesa è urtante e urticante: come è possibile che Dio parli proprio qui, in questa Chiesa così peccatrice e in questo presente così deludente.

E si rimanda tutto a un indefinito “al di là” nel tempo, o un “al di là” fuori del tempo. La Chiesa non esiste, allora, esiste solo il paradiso. Rifiutiamo di ascoltare il Dio vicino che ci parla qui adesso. E così ancora una volta il profeta inascoltato se ne va in mezzo alla folla in tumulto. Interessante, tra l’altro, che la scena avvenga nella sinagoga: il luogo della comunità che accoglie, diventa il luogo della comunità che rifiuta.

E quella folla, spesso, siamo noi.

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