Santo subito? NO

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La richiesta alla conclusione dei funerali di Papa Ratzinger.
La fretta nel fare nuovi santi non serve.
E non fa bene né ai nuovi santi né alla Chiesa

Ci risiamo. Già a partire dalla conclusione dei funerali di Papa Ratzinger sono apparsi, tra la folla, degli striscioni e si sono sentiti cori che reclamavano: “santo subito”. Non è sembrata una notizia di particolare portata, anche solo per il fatto che non sembra che “santo subito” l’abbiamo gridato in coro tutti i cinquantamila di Piazza san Pietro. Ma i pochi che l’hanno gridata o sbandierata sapevano che la notizia sarebbe passata. 

Nove anni per Wojtyla cinquantuno per Papa Giovanni

Tutti ricordano che le stesse scritte e gli stessi cori erano apparsi anche alla morte di Papa Wojtyla. Per il papa polacco si può dire che la Chiesa ufficiale ha recepito la richiesta e ha canonizzato, a tamburo battente, Giovanni Paolo II. A tamburo battente, tenuto conto dei tempi normalmente necessari per arrivare alla canonizzazione.

L’amore a Papa Ratzinger è evidente. Ma non è necessario farlo subito santo

Wojtyla muore nel 2005, viene dichiarato beato nel 2011, canonizzato nel 2014, a soli nove anni dalla morte, insieme con Papa Giovanni. Questi, però, era morto nel 1963 e, quindi, ci aveva messo 51 per salire sugli altari. Un osservatore esterno, non particolarmente ferrato in cose di Chiesa e di curia, potrebbe concludere che papa Wojtyla è stato un santo gagliardo, mentre papa Giovanni è stato un santo così così: 51 anni sono proprio un po’ troppi.  Conclusione inevitabile quando non si seguono regole e prassi. 

La richiesta che si ripete dice una cosa ovvia che si sa già e si sa bene: molta gente e molti credenti in particolare hanno amato papa Ratzinger. E quella simpatia dà la spinta per quella richiesta. Vale però la pena, di fronte a una richiesta così scontata, di richiamare alcune verità, scontate almeno quanto la richiesta. 

I santi che non saranno mai santi

Prima di tutto si può amare un uomo di Chiesa senza che sia santo. Tutti noi ricordiamo un prete, un laico, un parente… che, se dipendesse da noi, lo metteremmo subito sugli altari. Ma quella persona amata e ammirata come grande credente non è finita sugli altari e non vi finirà mai. Questo non impedisce né la nostra ammirazione né la nostra convinzione: quel prete, quella persona che ho conosciuto e ammirato, è un santo. Questo, tra l’altro, non vale solo per i privati e sconosciuti credenti, ma anche per illustri uomini di chiesa. Per tornare a Papa Giovanni, negli oltre cinquant’anni in cui non era ancora santo, folle di pellegrini hanno continuato a visitare Sotto il Monte, i luoghi della vita e della morte del “Papa Buono”, il quale, quindi era ritenuto universalmente “buono” anche prima di essere innalzato alla gloria degli altari. Di casi simili se ne potrebbero citare a centinaia. Papa Francesco li ha chiamati “i santi della porta accanto”.

Se si pensa che papa Benedetto XVI sia un santo, non si perde nulla se si spendono alcuni anni per riflettere su quella storia di santità

La richiesta presente, dunque, non rivela una particolare passione per la santità ma piuttosto si chiede che la Chiesa sanzioni le nostre convinzioni, le nostre emozioni, i nostri affetti. E invece. Se si pensa che papa Benedetto XVI sia un santo, non si perde nulla se si spendono alcuni anni per riflettere su quella storia di santità, per rendercene conto più a fondo. In modo che, quella figura sia davvero una figura che parla a tutti, e non solo ad alcuni: in fondo, è meglio una convinzione tranquilla di molti che una passione accesa di pochi.

Insomma: è meglio che la Chiesa torni ai tempi della saggezza, tempi lunghi anche nel proclamare i suoi santi. Oltretutto, di santi ce n’è già tanti (e i Papi dei tempi vicini a noi sono quasi tutti santi) e io non sono più santo solo perché la Chiesa ha proclamato, in tutto fretta, un nuovo santo. Santo è possibile. Ma non subito.

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