La Chiesa dovrebbe fare come Benedetto: separarsi dal mondo per ritrovare le proprie origini e la propria identità. La tesi, sostenuta da Rod Dreher, fece discutere, qualche anno fa. Ma resta sempre provocatoria e continua a essere discutibile
Ieri, 11 luglio, è stata la festa di san Benedetto. E mi è tornata in mente la discussione che, qualche anno fa, si sviluppò attorno al saggio di Rod Dreher, l’”Opzione Benedetto” (in Italia è stato pubblicato dalla San Paolo). L’autore sostiene che “in un mondo come il nostro, molto simile a quello che vide la fine dell’Impero Romano con l’arrivo dei barbari, è necessario fare come Benedetto da Norcia, separarsi dall’Impero per poter ritrovare le proprie origini, radici e identità, così da poter essere in prospettiva ‘sale della terra’ non insipido”.
La tesi ha fatto molto discutere perché suggerisce che la soluzione ideale per la Chiesa sarebbe quella di prendere le distanze dal mondo, per salvaguardare la propria purezza evangelica. Il che salverebbe la Chiesa che eviterebbe di contaminarsi, ma lascerebbe al suo destino il mondo, con la sua fame e le sue guerre. La Chiesa sarebbe un grande monastero ma il monastero resterebbe chiuso agli estranei.
La tesi ha avuto il merito, come sempre le “grandi” tesi, di dire in forma estrema un sentimento che estremo non è. Molti credenti, oggi, sono convinti che basti essere credenti convinti per essere dispensati dall’essere uomini onesti. Detto in altre parole e in esempio: devo essere un credente politico o un politico credente? E cioè: siccome sono credente devo vivere la mia attività politica per incrementare la mia fede? Oppure, e al contrario, siccome sono politico devo vivere la mia fede per dare senso alla mia attività politica?
E così per un ingegnere, un informatico, un giornalista… e un padre o una madre di famiglia… tutti.
Siccome riguarda tutti, è proprio un bel problema, non c’è che dire.