Search on this blog

Paternità

patriarcato famiglia

Il patriarcato viene continuamente denunciato, forse perché non è del tutto scomparso. Intanto, un nuovo modo di vivere il ruolo paterno sta lentamente crescendo.

 

 

Il patriarcato è scomparso. Forse

Patriarcato: l’attualità ci costringe a partire da qui, dal dibattito anche un po’ ideologizzato attorno a questo tema. Quando nella realtà poi è evidente che c’è del vero sia nel dire che il patriarcato non è scomparso nell’istante in cui è cambiato il diritto di famiglia, sia nell’affermare che la società oggi è profondamente diversa da quella di 30 o 50 anni fa.

La nostra società non è più una società basata sul patriarcato, questo è vero. Non c’è più una dominante cultura del patriarcato. Ma ciò non toglie che forme di patriarcato continuino ad esistere e che il patriarcato prenda anche nuove forme. Così come esistono forme di violenza tra i generi che non sono ascrivibili al patriarcato. La verità è che il diritto non ha effetti immediati sulla vita sociale, perché le dinamiche della maturazione dei desideri e delle consapevolezze non hanno gli stessi tempi delle definizioni delle norme. Non possiamo dire che il patriarcato sia scomparso perché nelle pratiche c’è e si ripresenta tanto più forte quanto più nelle relazioni tra i generi c’è incertezza.

Il maschio è in crisi

Quando nella relazione, per il riconoscimento di sé, diventa importante il tema del potere e del decidere per altri, allora, gli spazi di legittimazione della violenza, della violenza del maschile si aprono. C’è un legame molto forte tra violenza e fragilità, tra la violenza e l’incapacità di dare spazio a quella parola che esige l’esitazione. Invece di aprirsi alla ricerca paziente di nuove forme della presenza reciproca, di nuove scoperte della propria autorevolezza, si prende la scorciatoia dell'urlo e di quel riconoscimento immediato che la violenza illude di perseguire. In questo senso il genere più in affanno, più violento e più fragile, oggi è quello maschile.

Di crisi del maschile e di fragilità dei padri parliamo da anni. A volte ci troviamo a dover fare spazio, accogliere e interrogare anche una narrazione vittimistica dell’uomo in crisi. La ricerca di nuovi modelli del maschile è recente, ed è un dato di fatto. Ed è altrettanto evidente che nemmeno nel passato il modello maschile di riferimento fosse unico. Non è tanto una questione di vecchio e nuovo: il tema è quello di dare spazio a una modalità di ricerca della propria identità, rispetto all’essere uomo e all’essere donna, che non sia subito e sempre ricondotta alla polarizzazione tra ragione piena e torto assoluto.

Tutti nella vita facciamo l’esperienza della mancanza di rispetto, del chiedere perdono, della discussione e ridiscussione delle scelte: questo è inevitabile e può essere sano. Si fa fatica, si sbaglia, ci si ridà credito: è la vita, non è ideologia. Malsano invece è quando si arriva a forme esasperate di rivendicazione della propria identità e del proprio valore attraverso il potere o il possesso dell’altro.

Senza dubbio c’è una grande necessità di “cantieri di ricerca” e di confronto attorno al maschile, anche se nelle coppie giovani si vedono già forme nuove di declinazione del maschile e della paternità, che permettono loro di trovare un nuovo senso.

Un “nuovo” maschio sa riconoscersi debole

Qual è la cifra della nuova paternità e del nuovo maschile? Cominciano ad apparire un maschile e un paterno capaci di assumere la fragilità, innanzitutto quella personale: un’accettazione del limite che però non abbatte. Con il limite ti misuri e nonostante il limite resti fedele, resti fermo, capace di generosità e di dono. Nei padri sta emergendo l’idea del proporre sé stessi ai figli non come vincenti, per il successo che si è ottenuto, ma per la capacità di reggere anche la sconfitta o l’essere in minoranza, ma fedeli a ciò in cui si crede. La capacità di reggere la frustrazione, magari la sconfitta, ma in piedi.

Vedo giovani non più ossessionati dal successo, dal denaro, dal consumo di emozioni ed esperienze. Giovani che insieme alle compagne fanno scelte interessanti rispetto all’abitare, ai soldi, alle relazioni, alle forme di convivenza, alle responsabilità educative condivise, all’impegno pubblico e sociale che porta via tempo ed energie. Lo fanno con una generosità e una capacità di agire in base a valori che a volte sconfinano nella testimonianza. Uomini che non cercano il successo per il successo, ma che vogliono consegnare una traccia.

Proprio un padre di mezza età mi ha detto: “Mi piacerebbe essere ricordato dai miei figli come un uomo nobile anche se sconfitto”. Ecco, nobile e sconfitto esprime immediatamente un’altra grandezza, un’altra autorevolezza, un’altra forza. È un maschile, e un paterno, che è dolce e forte insieme. Potremmo dire che una possibile cifra del nuovo modo di vivere il maschile è questa: il saper stare fermi nella prova, anche davanti al limite e alla fragilità.

Un pezzo importante del cambiamento verrà dalla possibilità per i giovani padri di parlare tra loro di tutti questi temi, di confrontarsi su questo: oggi è ancora piuttosto raro.

Un maschio è garante della libertà di ognuno

Vediamo, inoltre, che i padri danno molta più importanza al “presiedere” con le madri il contesto familiare. Padri che invece di giudicare cosa è giusto e cosa è sbagliato - e quindi di vietare, se lo fa a priori, o di punire se lo fa a posteriori - condividono il ruolo del “presiedere” ossia del garantire gli spazi di libertà di ognuno, la raccolta di tutte le narrazioni, una tutela indiretta della libertà dell’altro anche quando con l’altro non sei d’accordo. A volte sono le donne a esercitare questa funzione o si vede un’alternanza nell’esercizio. Presiedere è una funzione importante nella convivenza, se non si vuole che convivere sia solo una giustapposizione di libertà e di autonomie che si accordano sulla gestione di spazi e tempi, ma non della vita.

Il nuovo maschile va esprimendo, poi, una capacità di benedire, tale per cui tutti, nella famiglia o fuori, abbiano la tranquillità di sapere che anche dopo un dissidio, gli altri “dicono bene di te”. Questa inclinazione a benedire sta ridisegnando molto anche le relazioni di coppia: non significa, ovviamente, andare sempre d’accordo ma in un mondo segnato dai giudizi duri, freddi, a volte superficiali, è prezioso avere la certezza di uno sguardo che sa vedere oltre, che sa vedere l’essenziale.

Il maschio capace di “sospendersi” e andare oltre

Concretamente va diffondendosi poi una tendenza, una capacità di negoziare e rinegoziare insieme i ruoli e le presenze, con esiti diversi nel tempo: ci sono tanti papà che fanno un passo indietro dal lavoro, anche con figli piccoli, perché in quel momento la madre ha più responsabilità o più desiderio di investire nel lavoro. I rapporti di forza, di autorevolezza, di dipendenza economica ne escono profondamente ridisegnati. È come una danza: delle capacità anche di “sospendersi” e di andare oltre, non chiedendo troppa attenzione per sé.

Ci si fa capaci di fermarsi un attimo prima, consapevoli e attenti al fatto che l’altro chiede il proprio spazio. C’è una cura reciproca, negoziata di volta in volta, c’è il riconoscimento dell’altrui dignità e la capacità di chiedere il rispetto della propria. C’è un legame nuovo tra autonomia e libertà, dove a tema si mette uno scambio continuo, negoziato, a volte anche un po’ faticoso, di forme di presenza nella vita l’una dell’altro. Il meccanismo del servire e del possedere, che sono i meccanismi che stanno alla base del patriarcato, paiono poter essere così smontati dall’interno.

In occasione della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, in una prima media, si è lavorato a gruppi. Le ragazze si sono chieste “cosa mi aspetto dai maschi” e loro hanno detto “che non mettano mai in discussione il mio valore”. È importante. Fra i maschi invece è emerso il bisogno di essere creduti nella capacità di tenerezza, oltre gli stereotipi. Sono dei movimenti in atto tra i piccoli, nella sfida di costruire delle relazioni che non si giochino nella logica del rapporto di forza. La tutela delle donne è necessaria, ma dobbiamo anche fare spazio a nuove sperimentazioni dell’appartenenza di genere, soprattutto per il maschile, senza che gli stereotipi le affossino nel loro inizio.

Leggi anche:
Carrara

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *