Cuba sta attraversando una grave crisi sociale. Ma l’arte non muore. Le opere di Roberto Diago alla Biennale di Venezia. A Dossena, durante la peste del ‘600...
La Repubblica Cubana sta affrontando il forzato silenzio dei mass media sulla situazione difficile che sta attraversando la sua popolazione. L’attenzione mondiale si è spostata via via dall’Ucraina a Gaza, dal Libano all’Iran, dallo stretto di Hormuz all’onnipotenza provocatoria del presidente USA che disorienta anche i più benevoli.

Le mire imperialiste di Trump e la fame dei cubani
Cuba sta lottando ogni giorno con questo cieco buio che non è solo legato alla disattenzione della comunicazione ma, soprattutto, all’embargo americano che interrompe l’invio di energia e tanti altri aiuti economici, sociali e umanitari.
Senza elettricità si interrompono le terapie mediche, le cure oncologiche, le chirurgie negli ospedali, la vita normale delle famiglie. La riconosciuta esperienza e preparazione dei medici cubani è messa a dura prova, così come la forte resistenza di un popolo che ne ha viste tante nel corso della sua storia passata e presente.
Trump fa sapere di non rinunciare all’opzione militare per prendersi l’isola: “Di ritorno dall’Iran, faremo tappa a Cuba”.
Cuba alla Biennale di Venezia
A fronte della grave crisi umanitaria che Cuba sta affrontando con difficoltà (inflazione galoppante, frequenti blackout, crollo del turismo, carenza alimentare…), con tenacia il governo cubano ha annunciato la conferma della partecipazione alla 61.a Biennale di Venezia che si aprirà il 9 maggio prossimo.

Il titolo del progetto artistico cubano è “HOMBRES LIBRES – FREE MEN”, chiaro riferimento alla situazione politica che sta vivendo il paese caraibico. L’arte porta con sé un peso politico simbolico di immediata comprensione. L’artista invitato si chiama Roberto Diago (L’Avana, 1971). Presenta un gruppo di sculture di diverse dimensioni che avanzano verso lo spettatore in un movimento di incontro e di sfida diretta.

Nonostante l’estrema indigenza, Cuba non rinuncia al suo messaggio culturale, additando alla comunità internazionale la sua fierezza.
A Dossena, durante la peste del ‘600
Proprio come è successo tanto tempo fa anche in bergamasca, a Dossena, dove una lapide murata sotto il portico testimonia l’evento.
Durante la peste del ‘600, apparve a Dossena un benefattore con un carico di farina bianca. Era un mercante di quadri che facendo conto sulla disperazione degli abitanti, intendeva barattare cibo con i quadri della Pieve (tra cui un VERONESE).
Come finì la storia lo racconta la lapide:
“In tempi di dura carestia / al popolo di Dossena / qui radunato a suon di campane / venne offerto frumento / in cambio dei suoi quadri / Ma la forte gente di questa terra / a una voce il baratto rifiutò / ed i suoi quadri prescelse a la sua fame”.
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