Brigitte Macron rifila una schiaffo al Presidente mentre sta per scendere dall'aereo in Vietnam.
I leader politici si impegnano ovunque per non distinguersi.
Il concetto di autorità è stato modificato, svalutato, stravolto
Il fattaccio
Per chi come me si sta avvicinando alla fatidica meta dei 70 anni, l’episodio non può che essere traumatico! In sintesi: La première dame de France avrebbe appioppato al marito, nonché Presidente della Repubblica Francese, un bello schiaffo prima di scendere dall’areo atterrato in Vietnam dove ieri la coppia presidenziale era attesa per una importante visita di Stato: così almeno secondo quanto riportato dalla stampa.
Episodio, peraltro, che il diretto interessato, sceso dall’areo visibilmente immusonito, ha immediatamente derubricato a livello di semplice scherzo coniugale. Sono sposato da quasi quarant’anni e vi assicuro che mia moglie uno scherzo simile non me lo ha mai fatto: me ne ha fatti di scherzi, eccome: tipo chiamarmi in ufficio per dirmi, 5 minuti prima che chiudessero i negozi, che non c’è più latte per il biberon del piccolino o cose del genere, ma schiaffi mai! confermo: mai!
I leader ce l'hanno fatta: sono proprio "come noi"
Ripensando al simpatico episodio che ha coinvolto Brigitte ed Emmanuel Macron mi sorgono alcune riflessioni.
Innanzitutto, è totalmente scomparso il limite della privacy dei personaggi illustri: ogni episodio suscettibile di interesse mediatico viene immediatamente rimbalzato su tutti i social.
Inoltre, appare completamente mutato la percezione dei comportamenti del leader. Se un tempo un alone di mistero, anzi di sacralità, avvolgeva il sovrano, rinchiuso nei suoi palazzi e visibile solo da lontano in abiti cerimoniali (così per il re ma anche il papa o i vescovi), oggi si assiste ad un processo opposto: molti leader sembrano fare di tutto per sembrare “uno di noi” con tutti i pregi, e soprattutto i limiti e i difetti della gente, anzi soprattutto con questi, in cui gli elettori o i sostenitori si possano facilmente immedesimare.
Tra l'aura sacra del capo e il Viceprimo ministro che fa il deejay
Come non pensare allora al fondamentale saggio del Kantorowitz “I due corpi del re. L'idea di regalità nella teologia politica medievale” (1957) dove lo studioso distingue la persona fisica del re, in quanto tale soggetta come tutti alla infermità e al peccato, dalla “persona ficta” e dalla “dignitas” immateriale che conferisce lo splendore dell’autorità, la legittimazione stessa dello Stato e la sua personificazione e perciò incorruttibile: il corpo del re era intoccabile.
Per contro, molti ricorderanno, ad esempio, l’estate 2019 l’ultima prima del Covid, quando un Vicepresidente del Consiglio dei Ministri ostentava le sue performance come deejay in una nota spiaggia adriatica lanciando messaggi politichi tra un mojito e l’altro, facendo impunemente schizzare lo Spread BTP Italia-BUND 10 a livelli insostenibili.
Il cardinale in bicicletta
Mi pare che negli ultimi decenni è come se si fosse imboccata una rincorsa verso il basso: ecco assumere sempre più rilievo la simpatia, l’emotività, a scapito della competenza, della serietà, del ruolo, così per i politici come per gli altri rappresentanti o funzionari dello Stato (ma anche della Chiesa: un cardinale di recente nomina si fa chiamare “don Mimmo”; un arcivescovo si fa filmare mentre fa un giro in bicicletta in abiti pontificali con tanto di mitra in testa, ovviamente senza pastorale altrimenti non potrebbe tenere adeguatamente il manubrio): è il concetto di autorità che è stato modificato, svalutato, anzi stravolto e talvolta perfino ostracizzato: non deve quindi stupire se si susseguono episodi di aperta violenza contro insegnati o medici del pronto soccorso: completamente delegittimati, esautorati, spogliati di ogni riguardo, essi sono lasciati soli in balia dell’inciviltà.
Sull’altare dell’uguaglianza o, meglio, dell’egualitarismo populista, mi pare sia stato sacrificato un valore: è un percorso che parte da lontano, una svolta culturale, sociale, anzi forse antropologica.