Search on this blog

Un'immagine alla settimana - Rubrica a cura di Osvaldo Roncelli

Arroganza e potere. L’umano nei tempi correnti

cuore potere oppressione

 

Gli artisti, anche quelli “maledetti”, anticipano il presente

 

PNG Jean Michel Basquiat
PNG Jean Michel Basquiat

 

Jean Michel Basquiat nei 28 anni della sua breve vita - dal 1960 all’88 - sconvolge i canoni figurativi dell’arte. Nasce con il talento per il disegno e comincia gli studi con impegno e profitto; saranno le traversie familiari - divorzio dei genitori, precoce morte della madre, ritorno da New York alla natia Porto Rico - a confinarlo, adolescente, nel disagio della comunità dei writers. I suoi graffiti suscitano molto interesse e velocemente passa dall’arte di strada all’arte impegnata e provocatoria, nell’affermazione della cultura afro, del Jazz, della critica sociale nei temi di razzismo, potere, identità. Icona del neo espressionismo astratto, entra nel gran mondo dell’arte che lo stritolerà. A soli 28 anni si spegne tra fragilità e dipendenze lasciando arte di graffiante disarmonia, affascinante affermazione dell’umano nei tempi correnti.

 

Ritratto di presidente con 45 anni di anticipo

 

PNG fig.1 Basquiat
Basquiat - Untitled, 1981

L’opera, un dipinto di grandi dimensioni in acrilico e olio su tela, raffigura un “re” incoronato che, con la mano sinistra, brandisce una spada, con la destra rotea un non identificabile oggetto contundente che sprigiona frecce di energia bianca e nera.

La tela è ricoperta da scarabocchi che consentono solo la lettura del graffito “Lead” - guida - ripetuto tre volte. Il “re” è infagottato in una parodia di armatura, ma i genitali penzolano scoperti. Denti minacciosamente digrignati, graffianti segni neri - come le unghie di improbabili stivali e le punte della corona - cerchiano la vista; l’udito - l’orecchia - è solo per la parte destra, a sinistra è ovattato con l’imbottitura delle cabine audiometriche (dove si misura l’indice di sordità).

La sagoma bianca alle spalle vorrebbe essere un’aura ma risulta più simile alla pelle di un agnello scuoiato.

Lo sfondo è una sequenza di rosso sangue blasonato da corone a tre punte, lungo un percorso in discesa.

La figura, “re” o demone, domina ma intorno - luce, spazio, forme, parole, linguaggio, identità, corpo, oggetti - tutto è sfasciato; tranne la spada. Questa “guida” dove porta?

Cervello - skull - radiografia di cranio lobotomizzato

 

PNG fig.2 Basquiat SKULL
Basquiat - Untitled - Skull, 1982

Con questa immagine resa con le reali dimensioni di una testa umana, Basquiat rivela il radicamento alla sua remota identità afroamericana, la nostalgia delle maschere rituali. L’immagine sembra risultare da radiografia o da introspezione a occhi aperti.

La testa è composta da insieme di parti lacerate e diligentemente suturate, asportate e poi ricomposte. Ogni parte è una stanza, una storia, un pezzo di vita; sono parti affiancate, non coese, in conflitto di spazio e colore. Certe parti sembrano inserite da un forzoso trapianto e sporgono come edemi in fase di rigetto.

La testa si sporge da un contesto sereno di delicate campiture nei colori pastello, ma gli occhi fissano la linea nera di cornice: studiano, cercano, aspettano… chiedono.

La testa diventa il ritratto di un‘epoca: identità violate da acculturazione forzata, globalismo mal assimilato, persuasione occulta.

Che anche questo sia con 44 anni di anticipo il “ritratto” di molte teste frastornate, assemblate, perse, al seguito di cattiva “guida”?

Il re è nudo  - nuovo racconto della favola

Le figure di Basquiat potrebbero essere giudicate “Infantili scarabocchi di bambino”.

Basquiat, come il “bambino”, è libero e primitivo; si “purifica” da secoli di cultura, torna all’infanzia per raccontare di nuovo il mondo brutale degli arroganti, degli istrioni che manipolano e che solo l’innocenza di un bambino può svelare.

Leggi anche:
Roncelli

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *