Con questo articolo Roberto Cremaschi inizia la sua collaborazione con labarcaeilmare. Si tratta di una rubrica dal titolo stimolante e originale: “camminando s’apre cammino”. Parlerà di una “moda che è diventata cultura”: la “moda” dei “cammini”. Si inizia con “Cammino ’44", lungo i luoghi che hanno subito la violenza nazi-fascista negli ultimi sussulti della seconda guerra mondiale.
Il ’44, l’anno degli eccidi nazi-fascisti
L’ultimo nato è Cammino ’44. Da Sant’Anna di Stazzema a Monte Sole. Le due località sono state teatri di vicende drammatiche, due stragi con oltre 1300 vittime civili compiute dalla stessa divisione tedesca, la XVI SS, con la connivenza delle squadre fasciste, nell’estate del 1944: il 12 agosto a Sant’Anna di Stazzema e tra il 29 settembre e il 5 ottobre a Monte Sole.
Ma anche gli altri territori attraversati dal Cammino hanno subito nello stesso periodo la violenza nazi-fascista, come Bagni di Lucca (luglio, 16 vittime), Piteglio (settembre, 22 vittime), Grizzana Morandi (luglio, 39 vittime) e Savignano, (settembre 1944, 9 vittime). Tutti luoghi che corrono lungo la Linea Gotica, attorno alla quale la Seconda guerra mondiale si fermò in una lunga fase di stasi e assunse il suo volto più drammatico: battaglie partigiane, rastrellamenti nazi-fascisti, bombardamenti alleati e il passaggio di truppe di diverse nazionalità extraeuropee.
Cammino ’44, come l’anno in cui gli eccidi sono stati compiuti. Un nome che vuole essere un tributo e che racchiude in sé il senso di un cammino che parla di pace e di dialogo. Sono 188 chilometri di sentieri, in tredici tappe. Due regioni. Tre province (Lucca, Pistoia, Bologna). Sedici comuni. Itinerario culturale riconosciuto dal Consiglio d’Europa, Cammino ’44 è un progetto su scala europea che collega persone, luoghi ed eventi al fine di ricordare la liberazione d’Europa dall’occupazione nazifascista durante la Seconda guerra mondiale e far riflettere sulle conseguenze di lunga durata della guerra. L’associazione promotrice Liberation Route Europe lo definisce “cammino laico della memoria”. Tra sabato 20 giugno e giovedì 1° luglio il Cammino sarà inaugurato da un viaggio-evento collettivo. Vedi: https://www.cammino44.it/
“Non è importante la meta, ma il cammino”

L’offerta di itinerari in Italia e in Europa si arricchisce quindi ulteriormente. Tutti (o quasi) i cammini esistenti via via realizzati nel tempo hanno - come questo appena nato - una loro identità: ambientale, storica, artistica, culturale, antropologica, spirituale… Associazioni, enti pubblici, gruppi informali hanno raccolto una domanda crescente di un modo di attraversare i territori con uno stile che Alex Langer definirebbe “più lento più profondo più dolce”. Sono i camminatori lenti, che hanno colto il messaggio dello scrittore brasiliano Paolo Coelho nel suo Il cammino di Santiago:“Non è importante la meta, ma il cammino”.
Sembra paradossale, riferito al Cammino più celebre, storico e frequentato in assoluto, con una meta ben identificata – la cattedrale dedicata a San Giacomo - ma qualunque camminatore lo confermerà. I diversi territori attraversati, le persone (residenti o altri camminatori) incontrate (spesso più volte nelle diverse tappe, fino a diventare amici), i diversi stati d’animo, l’essenzialità di chi si porta il necessario sulle spalle, lo stile delle accoglienze… tutto concorre a far sì che – afferma ancora lo scrittore portoghese - “è il cammino che ci insegna sempre la maniera migliore di arrivare, ci arricchisce mentre lo percorriamo, bisogna saper trarre da quello che siamo abituati a guardare tutti i giorni i segreti, che a causa della routine, non riusciamo a vedere”.
Un modo di viaggiare lento, a piedi
È una modalità di viaggiare lenta, a piedi, spesso da soli o in coppia, in bicicletta, anche a cavallo o perfino sull’asinello, del tutto diversa da quella praticata comunemente. L’auto che veloce attraversa le regioni e ci porta a destinazione, il treno, l’aereo, il pullman…. Strumenti più o meno “impattanti” sull’ambiente, ma senza dubbio centrati sulla meta finale. Sono spesso spostamenti, trasferimenti obbligati, più che viaggi.
Chi cammina, invece, gusta passo dopo passo il percorso che sta facendo. Non andrà così lontano, avrà bisogno di più giorni, prenderà la pioggia e il sole, porterà sulle spalle lo zaino con lo stretto necessario per i giorni in cui camminerà. Ma farà un altro viaggio.
Il variegato popolo dei viandanti
Chi sono questi camminatori? Perché e come intraprendono il viaggio? Quali sono i cammini più significativi? Chi li ha promossi e perché? Obiettivo della serie di articoli che iniziamo è indagare su questo “fenomeno” che è insieme sociale e culturale e che sta modificando significativamente le abitudini di persone “insospettabili” che tralasciano per una volta la classica settimana in bungalow al mare per mettersi in cammino. Spesso alla prima volta ne seguono altre, per qualcuno il cammino diventa un’abitudine o addirittura una “droga”. C’è chi lo fa una volta, senza particolari motivazioni, per “provare”. C’è anche qui una parte (minoritaria) che non riesce ad eliminare l’agonismo che caratterizza spesso chi cammina in montagna: la performance, le ore, i dislivelli…. C’è chi si vanta di aver ripetuto un numero esagerato di volte questo o quel cammino… chi di aver abbattuto le previsioni offerte dalle guide e dai siti specializzati. Ognuno ha il suo stile. Anche nel cammino. Il popolo dei camminatori (viandanti, pellegrini…) è tutt’altro che omogeneo.
Terre di Mezzo, l’editore che ormai da 22 anni promuove la fiera “Fa’ la cosa giusta!” che si tiene a Milano nel marzo di ogni anno, se ne è accorta così bene al punto che il catalogo della casa editrice è il più ricco e articolato in Italia nell’offerta di itinerari. E una buona metà del salone - la "Fiera dei Grandi Cammini” - è dedicata alle proposte, nuove e consolidate, che enti pubblici e associazioni tra le più varie propongono. Perché questi soggetti si sono accorti che chi cammina porta risorse, chiede servizi, consuma. E per alcuni territori – basti pensare a quelli colpiti dai terremoti in centro Italia – richiamare visitatori anche nei piccoli centri abbandonati è vitale.
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