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Bergamo ieri e oggi - rubrica a cura di Rosella Ferrari

C’era una volta l’osteria

osteria

Era la “seconda casa” dei nostri papà e dei nonni e dei nonni bis. In tempi in cui i divertimenti erano davvero pochi, in cui andare a teatro, all’opera o al cinema erano avvenimenti davvero rari e che pochi potevano permettersi, l’osteria era il luogo dove ritrovarsi davanti a un calice (anche due o tre..) di rosso, magari a giocare a carte, condividendo con gli amici pensieri e preoccupazioni. Tempi lontani, definitivamente tramontati.

 

 

C’era una volta l'osteria

Anzi, c’erano una volta le osterie. Città Alta ne era ricca e ciascuna aveva la sua clientela fissa. Durante il giorno era frequentata dagli abitanti della zona, habitués che vi passavano letteralmente interi pomeriggi, magari consumando un solo calice di vino.

La sera, invece, arrivavano gli uomini più giovani, dopo essere rientrati dal lavoro e dopo aver cenato con la famiglia.

Da noi il papà tornava tardi dal lavoro e non cenava con noi. Però aspettava che fossimo andate a letto, ci raccontava una delle sue storie di guerra (o di quando era piccolo) e poi andava all’osteria.

Ol Migliurì

funicolare

Che nel nostro caso, quindi in S. Andrea,

erano addirittura due: il Maggi alla Fara e “ol Migliurì”, che aveva l’osteria sul lato sinistro, scendendo dalla via Porta Dipinta, poco prima dell’inizio della via Osmano.

Il Maggi era soprattutto una trattoria, di quelle semplici e schiette, dove potevi mangiare pane e salame, un piatto di casoncelli, öf e redécc, un piatto di trippa… ma anche fare una lunga partita a bocce nello spazio proprio sotto il grande appezzamento dei conti Moroni.

Il Migliurì era il padrone dell’omonima osteria, si chiamava Bepi Migliorini ed era una persona abbastanza riservata ma attenta e gentile, sempre pronto a tenere d’occhio i suoi clienti perché non mancasse loro nulla. Anche perché ai nostri uomini, dopo un po’ di partite a scopa, a briscola o a tressette, magari veniva fame e allora lui arrivava con un piatto con pane e salame.

Accadeva con una certa frequenza che gli uomini, soprattutto i più anziani, non si rendessero conto del tempo che passava e allora un figlio o un nipote veniva mandato dalle donne  “a prendere il nonno” per riportarlo a casa e aiutarlo ad infilarsi a letto.

Noi abitavamo a pochi metri dall’osteria, e spesso sentivamo le urla e qualche imprecazione indirizzata al compagno di gioco per un errore: ol trì l’è dìsper! Làssel girà chèl sèt! Sét dré a 

Oppure, quando ci si azzardava, ma solo perché era tardi e nessun vigile si sarebbe mai presentato (o comunque non in veste ufficiale), si scatenavano giocando a morra, e le urla erano per “lanciare” i numeri. Nessuno, che io sappia, si è mai lamentato per il rumore, le urla o i litigi che talvolta nascevano, ma sempre  e solo all’esterno perché il Migliurì non permetteva che si litigasse nella sua osteria, e su questo non transigeva.

Ovviamente, essendo un’osteria, si poteva comprare il vino, che veniva travasato direttamente dalla botte nella bottiglia del cliente. Allo stesso modo si poteva comperare l’aceto rosso, che veniva versato nelle bottigliette di vetro della gazzosa. (Piccola postilla: io adoro l’aceto e giuro che buono come quello del Migliurì non ce n’era in giro… immodestamente oggi quasi al suo livello c’è il mio fatto con una “madre” regalo prezioso di un’amica).

La televisione

san pancrazio

Un bel giorno dal Migliurì arrivò la televisione, che venne sistemata su una mensola d’angolo, abbastanza in alto da poter essere vista da tutta la sala; tutta s. Andrea andò a vedere di cosa si trattava. Nelle case, in tutte le case, c’era la radio, ma la televisione allora era davvero una cosa per ricchi… o per le osterie. Credo che la prima in Città Alta a dotarsi della televisione sia stata l’osteria in cima a via S. Lorenzo, dell’Angelo, dove si poteva giocare non solo a carte ma anche a biliardo; subito dopo, la tele arrivò dal Migliorini in S. Andrea.

E così la clientela dell’osteria si allargò, e parecchio.

Prima furono le donne che la sera chiedevano alla signora Lucia, che dovremmo chiamare ostessa se non fosse una parola che non piace proprio a nessuno,  di poter vedere il Musichiere, o Lascia o Raddoppia, o qualche sceneggiato o le parodie del quartetto Cetra (qualcuno tra i vintage se le ricorda, vero?).

E così succedeva che la sera, quando gli uomini arrivavano per giocare a carte, le loro donne arrivassero con loro e si posizionassero davanti alla televisione, magari col lavoro a maglia tra le mani, procurando un po’ di sconforto ai maschi che si vedevano costretti a fare un po’ più di attenzione al linguaggio e al numero dei bicchieri che chiedevano.

A un certo punto accadde una cosa meravigliosa: la maestra a scuola ci propose di seguire, in televisione, un programma per i bambini: il mago Girafavola. E così le mamme andarono in delegazione a chiedere alla signora Lucia di permettere ai bambini di vedere la televisione nel pomeriggio.

Vi regalo i programmi che ricordo, in ordine sparso, con la certezza che ciascuno di voi ne troverà altri… Rin Tin Tin, Furia cavallo del West, Lassie, Zorro, Giovanna la nonna del Corsaro Nero, i tre moschettieri, Ivanhoe, La freccia nera, Gianni e il Magico Alverman, Pippi Calzelunghe… Il problema era che ogni tanto, quando scendevamo a chiedere alla signora Lucia se per favore potevamo vedere la televisione, lei rispondesse che no, oggi non la accendeva perché aveva da fare. Potete solo immaginarvi la delusione e il rammarico…

Le altre osterie

cavour

Ovviamente non c’erano solo il Maggi e il Migliurì, in Città Alta: erano parecchie le osterie. Ne cito alcune, grazie anche ai miei amici Marzia e Oreste  che mi hanno aiutato con la memoria: in Piazza Mercato delle scarpe, dentro la stazione  c’era il bar Funicolare, dove si poteva giocare a carte; all’inizio di via Donizetti c’era l’osteria del Bignòca (nessuna di noi ricorda il nome vero del proprietario…) che aveva al suo interno anche un pianoforte spesso suonato da qualche avventore musicomane;  in S. Pancrazio quella del signor Gino, che aveva la televisione e che quindi ospitava anche donne a bambini come il nostro Bepi, in piazza Mercato del Fieno quella dei Ruggeri, poi c’era l’osteria dei fratelli Suardi (detti Suardì), il Bar Haiti (nome straniero ma osteria sincera…); anche al Cavour si giocava a carte, ma era un ambiente un po’ più riservato e i giocatori erano di un altro ceto, tanto che le tende li nascondevano agli occhi dei passanti; nel cortile di fronte al Cavour  c’era l’osteria dell’Angelo che aveva anche il biliardo, in fondo a via San Lorenzo un’altra osteria, mentre risalendo, più avanti lungo la Corsarola, c’era il Cozzi, che era una cosa strana perché vendeva vino ma non aveva posto per il gioco delle carte.

Ce n’era in abbondanza, invece, al Giardinetto, che aveva anche il campo da bocce, e alla Colombina, all’inizio di via Borgo Canale. Solo un po’ più lontano (e fuori dalle mura…) c’erano le Acli di Castagneta accanto alla chiesa di san Rocco. Mi ricordo che c’era anche il Trani lonc, ma non ho saputo identificarlo con certezza, dati i pareri discordanti. E così lo lasciamo lì, solo un nome…

Non so se sono riuscita a riesumarle tutte, le osterie di Città Alta… spero di si.

Perché in Città Alta i cambiamenti sono stati davvero tanti, dagli anni ’70 in poi: l’esodo (forzato per la maggior parte) degli abitanti storici verso i nuovi quartieri sorti alla Celadina e al Monterosso, la conseguente chiusura di molte attività, soprattutto artigianali, l’avvento delle facoltà universitarie con conseguente presenza assidua di studenti e via dicendo hanno stravolto il tessuto “umano” della Città Alta, provocando un cambiamento davvero epocale, che non poteva non interessare anche le osterie.

Sono tutte sparite…

Poche righe fa ho usato un termine poco allegro: riesumare.

L’ho fatto perché per scrivere questo articolo ho dovuto cercare di ridare vita, almeno sulla carta, a qualcosa che in Città Alta, ma non solo, non esiste più: le osterie. La maggior parte sono state trasformate in ristoranti, qualcuna è semplicemente sparita, altre sono oggi dei bar. Uomini che giocano a carte in quei luoghi non se ne vedono davvero più. Tempi cambiati, certo, ma anche le persone sono cambiate, e gli abitanti di Città Alta. L’unica rimasta esattamente uguale  a com’era un tempo è la Vineria Cozzi che come allora vende vino, ha solo aggiunto due piccoli tavoli nell’androne d’ingresso.

Però in Città Alta per fortuna non tutto è perduto!

 Il Circolino

bocce al circolino

Lo ricordo come fosse oggi: un giorno il mio papà tornò a casa dal giretto lungo la Corsarola e fierissimo  mi mostrò una tessera, tolta dal portafogli: la tessera di Socio della Cooperativa Città Alta, col suo nome scritto sopra. Ovviamente ero al corrente della cosa perché la mia mamma mi aveva sempre aggiornato su quanto  stava accadendo, ma non potevo togliere al mio papà la soddisfazione di raccontarmi i fatti:  venni a sapere ufficialmente che l’8 maggio (era il 1981) un gruppo di “giovani” aveva costituito una cooperativa per dare la possibilità ai “veci” (da buon alpino il papà diceva così) di potersi trovare a giocare a carte, ora che anche l’ultima osteria non c’era più. E così, per volontà di un gruppo di persone del quartiere, si chiese ed ottenne dal Comune lo spazio dell’antica chiesa settecentesca del convento dei teatini di S. Agata (che dalla soppressione a fine ‘700 e fino agli 70 del ‘900 era stata un carcere) con l’impegno a provvedere alla ristrutturazione; poi si aprì la Cooperativa; la risposta degli abitanti fu davvero importante, e le tessere andarono via come il pane (parole del mio papà).

E così molto presto gli anziani di Città Alta hanno potuto tornare a giocare carte, ma anche a bocce e a biliardo, al Circolino, con le modalità di un tempo. In concreto, poteva accadere che una persona stesse l’intero pomeriggio a giocare a carte, senza essere obbligata ad ordinare nemmeno un calice di vino. A meno che non perdesse la partita, perché in quel caso doveva pagarlo agli avversari. Tutto come un tempo, con grande gioia di tutti i nostri vecchi che avevano di nuovo un luogo dove stare in compagnia.

Era bellissimo vederli, perché se quando uno arrivava i tavoli erano già completi, doveva aspettare che qualcuno lasciasse il proprio posto: quindi l’ultimo arrivato prendeva una sedia, si sedeva accanto ai giocatori e “faceva il bressà”, aspettava il proprio turno.

Come ogni osteria che si rispetti, anche il Circolino aveva il bar ma pian piano si attrezzò come le vecchie osterie, fornendo almeno un pane col salame, di quello nostrano ovviamente.

Col tempo il Circolino si è lanciato nella ristorazione e oggi tutti i bergamaschi sanno che non è semplice trovare un posto per pranzo o per cena, tanta è la richiesta.

Però non stiamo parlando di un ristornate “normale” perché la forza del Circolino è la straordinaria quantità di “bene”  che continua a portare avanti: attività sociali, assistenziali, aggregative; servizi per gli anziani di Città Alta (dai pasti a domicilio al trasporto per le visite mediche e via dicendo) , impiego di persone con disabilità, in autonomia ma anche in collaborazione con moltissime realtà del territorio, collaborazione per lo spazio compiti, e, dal 1982, la nascita della Polisportiva Bergamo Alta: un impegno davvero a 360°!

E poi… il Circolino, appunto, cioè un Centro Diurno Anziani a libero accesso e sempre senza obbligo di spesa.  E anche se le bocce non ci sono più, le carte sono sempre a disposizione, così come il biliardo.

Quindi, con tanta soddisfazione e gratitudine, posso diche che è vero che tutte le vecchie osterie di Città Alta sono scomparse, ma anche che ne è nata una nuova!

 

2 commenti

  1. Cara Rosella,
    ho letto tutto d’un fiato i tuoi recenti racconti che mi hai gentilmente inviato . Sono tutti bellssimi.
    Dopo aver ricevuto il primo racconto, ti avevo scritto un lungo commento che mi si è improvvisamente cancellato tutto. Non sono più riuscita a riscriverlo. Volevo aggiungere ai tuoi ricordi alcuni dei miei. A proposito dei medici di Città Alta forse ti sei dimenticata del Dr Orlandi che era in Sudorno e che forse era stato il tuo medico. Di ricordi ne ho tanti anch’io ma non basterebbe un libro per scriverli tutti.
    Complimenti per tutto il tuo impegno, per la tua bravura e per far rivivere in noi di Città Alta momenti indimenticabili del passato.
    Grazie Rosella

  2. Bello, anzi bellissimo. L’ho letto tutto d’un fiato quando, di norma, mi fermo dopo il secondo capoverso.
    Mi ha riportato indietro negli anni. Mi ha fatto ricordare gli anni della mia infanzia vissuti in un piccolo paese all’inizio della Valle Brembana con i miei nonni . C’era l’osteria della Cati’ che, dopo la chiesa e l’oratorio, era il punto di incontro di molte famiglie.
    Grazie Rosella per riaccendere, con i tuoi regali , la luce della memoria che la fretta di oggi ci fa dimenticare.

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