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L’educazione offerta dai genitori e quella offerta dalla scuola

insegnante scuola alunni

 

Si è molto parlato, in questo periodo, della vicenda della famiglia italo-australiana che vive isolata in un bosco vicino a Chieti, lontana dai rumori e dai ritmi della città e priva persino dei beni di prima necessità quali la luce, il gas e l’acqua corrente

 

 

Non intendo esprimere giudizi sulla scelta portata avanti dai due genitori e dai loro figli (a detta di tutti molto felici) né sulle decisioni assunte dagli organi competenti, ma mi soffermo sulla delicata questione della formazione scolastica. In risposta all’accusa mossa ai due genitori di non mandare a scuola i loro figli, essi rispondono (e il ministro Valditara ha avallato) di essere ricorsi all’educazione parentale.

I genitori e l’educazione dei figli. La Costituzione e la legge

È un diritto previsto dalla Costituzione italiana? Sì, lo è, in base all’articolo 30 che recita “È dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli”, e che fornisce pertanto il fondamento legale alla scelta dei genitori di procedere in autonomia nell’assolvimento dell’obbligo di istruzione. Tale diritto è definito anche nel D.L. 297/1994, ovvero il Testo Unico delle disposizioni legislative in materia di istruzione, nel quale (parte II, titolo II, art 111 sulle Modalità di adempimento dell'obbligo scolastico) si dichiara:

1. All'obbligo scolastico si adempie frequentando le scuole elementari e medie statali o le scuole non statali abilitate al rilascio di titoli di studio riconosciuti dallo Stato o anche privatamente, secondo le norme del presente testo unico.
2. I genitori dell'obbligato o chi ne fa le veci che intendano provvedere privatamente o direttamente all'istruzione dell'obbligato devono dimostrare di averne la capacità tecnica od economica e darne comunicazione anno per anno alla competente autorità.

Vale la pena richiamare anche un pronunciamento della Corte di Cassazione, che in una recente sentenza (04/08/2023, n. 23802), dichiara in modo inequivocabile che “La scelta dell’istruzione parentale è “pienamente legittima”, espressione del diritto-dovere dei genitori”. È stato appurato che la famiglia in questione ha ottemperato ai doveri comunicando al dirigente scolastico e al sindaco la propria scelta di ricorrere all’educazione parentale e facendo sostenere ai figli gli esami di idoneità previsti.

Il “di più” che offre la scuola

La questione si pone allora su un piano diverso, ovvero sulla definizione del valore aggiunto offerto da una formazione collettiva in una scuola, statale, paritaria o privata che sia, anche sulla base del dato (abbastanza sorprendente) fornito dal Ministero relativo all’a.s. 2024-25, dal quale si deduce che 16.000 studenti in Italia hanno usufruito dell’educazione parentale (numero triplicato nel giro di cinque anni).

Non si intende sminuire il valore di una formazione a contatto con la natura e in contesti aperti e liberi, di un apprendimento dinamico piuttosto che statico (come avviene nei banchi di scuola), di un percorso affidato non a docenti anonimi ma a persone legate al bambino da vincoli affettivi e che conoscono il proprio figlio (ma sempre competenti a sufficienza per svolgere tale funzione?).

Non si può però trascurare o ignorare del tutto il peso formativo di un percorso vissuto spalla a spalla ogni giorno con coetanei all’interno di un cammino faticoso ma indispensabile di socializzazione graduale, in rapporti di amicizia da coltivare ma anche di conflitto da gestire, alla presenza di figure adulte con le quali rapportarsi con rispetto e pazienza anche nel caso di presunti torti.

L'educazione alla libertà e il divertimento

La scuola, o meglio la vita scolastica, quella quotidiana, fatta di routine ma anche di imprevisti, la scuola che ci chiede capacità di adattamento e sforzo di relazione e di convivenza, la scuola che ci insegna non solo l’italiano e la matematica ma anche uno stile di comportamento e di vita, non può essere superata, in termini di importanza, da una libertà priva di parametri di confronto e quindi di possibili limitazioni, fondamentali per la comprensione reale del concetto di libertà. Quella vera, infatti, non consiste nel vivere come se gli altri non ci fossero, ma proprio nel saper misurare e dimensionare la libertà personale con quella altrui. Tutto questo lo si impara a scuola, il primo contesto organizzato che il bambino, fin da piccolo, può frequentare lontano dal calore familiare e che lo aiuta a strutturarsi e a consolidare nel tempo la propria personalità in relazione a quella del compagno, dell’adulto, dello straniero, del “diverso”.

E poi, diciamolo, a stare insieme ad altri coetanei ci si diverte; e questo non è un aspetto secondario della questione, in quanto anche il divertimento aiuta a vivere in modo positivo la propria età. Per tutto ciò, nel rispetto delle scelte di ognuno, non ho dubbi nel prediligere l’educazione formale tradizionale e la dimensione collettiva della scuola.

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