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strada facendo

Le case in bilico di Niscemi. Le sicurezze perdute

Niscemi

 

Le immagini drammatiche della frana e delle case in bilico a Niscemi rimandano a paure antiche di una terra che manca sotto i piedi e a case in cui si vive che devono essere abbandonate.

 

 

Ormai sono diventate le immagini inevitabili di tutti questi giorni: l’enorme frana che rischia di far scivolare Niscemi verso la piana di Gela. Sta tutto in bilico fra l’angoscia di quello che si vede e la difficoltà a immaginare quello che sarà.

Le immagini di Niscemi mettono angoscia comunque, anche se siamo a mille chilometri di distanza. I motivi non ci sono chiarissimi ma li avvertiamo tutti lo stesso, perché è facile sentire angoscia, è un po’ più difficile spiegarci esattamente le ragioni.

Le case che sporgono pericolosamente sul vuoto, con altre case già crollate sotto rimettono in discussioni antiche, radicatissime certezze. Di solito, ci sentiamo liberi di muoverci come vogliamo perché sappiamo che la terra su cui camminiamo sta ferma. Nessuno ci pensa, ma tutti sanno che è così. Ci sentiamo sicuri non perché elaboriamo molti motivi per sentirci sicuri, ma perché lo siamo: quel senso di sicurezza sta a monte, o meglio: a terra, la terra su cui mettiamo i piedi e su cui costruiamo le nostre case. Ma, se la terra non sta ferma perché si mette a ballare con un terremoto o perché scivola verso il basso per una frana, ci viene a mancare il punto di appoggio per poter fare tutto quello che la vita ci chiede di fare. Questo diventa drammaticamente evidente proprio quando si pensa, in particolare, alla casa e ai suoi significati. Dalla casa si parte per andare al lavoro, a scuola, al gioco… e alla casa si torna per ritrovarci e per ritrovare le persone con le quali viviamo. Ma se la casa frana non si sa più da dove partire e dove arrivare. Da stanziali siamo costretti a diventare nomadi.

Se è possibile trovare qualche consolazione in parole belle davanti a immagini così drammatiche, di case che si devono abbandonare, mi viene in mente una poesia di Giovanni Giudici. Titolo: “Lasciando un luogo di residenza”. Il poeta sente uno struggente il dolore “di andarcene di qui dove ha perduto/per noi significato dire ‘sempre’/da quando non possiamo dare un nome/al luogo del domani prevedibile…”, una casa che “non ha odori che non siano i nostri/di animali docili ed innocui” (Giovanni Giudici, I versi della vita, Milano 2000, pag. 10)

Perdere casa e paese significa perdersi. Il dramma di Niscemi non è solo a Niscemi.

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