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La polpetta avvelenata

spese miliatari Salvini, Tajani, Meloni

27 miliardi di spese militari nei prossimi tre anni. Spese che rischiano di bloccare ogni altro progetto per il paese. E’ la NATO che ce lo impone. Ed è la polpetta avvelenata che il Governo dovrà mangiarsi. Questo Governo e quello che verrà.

 

 

La NATO impone ai Paesi membri aumenti delle spese militari. Nella legge di bilancio italiana che ha programmazione triennale dovranno essere preventivati 27 miliardi di spese militari, che investono quindi anche i prossimi anni 2027 e 2028 e che quindi se li troverà sulle spalle il prossimo Governo, di qualunque tipo sia. È un impegno che blocca per tre anni qualsiasi progetto di sviluppo del Paese e che, anzi, ne fa arretrare l’esistente. Altro che Reddito di cittadinanza, che almeno privilegiava i meno abbienti.

Questa è la polpetta avvelenata che il Governo si accinge ad addentare e poi  a lasciare in eredità: o a se stesso o ad un altro Governo; ma, in ogni caso, al popolo italiano.

La questione: il riarmo

Il problema dei riarmo è destinato a diventare non una questione, ma la questione politica del futuro. Perché esso, assorbendo tante risorse, determinerà il destino  delle future generazioni e condizionerà i fondamentali problemi del costo della vita, della salute, del lavoro, dell’istruzione. Insomma del Welfare. Non si possono ragionevolmente percorrere entrambe le strade – del riarmo e del Welfare - perché l’una via esclude l’altra.

Perciò non è esagerato affermare che il discrimine che una volta correva tra comunismo e mondo libero; poi tra liberismo e Stato sociale (ovvero tra Destra e Sinistra), oggi diventa quello tra guerra/riarmo e pace/dialogo. E noi dobbiamo ancora farcene una ragione.

Il riarmo, la Destra e la Sinistra

Però in Italia, ma non solo, gli schieramenti politici non sono ancora assestati su questa scelta binaria: polo della pace e polo della guerra. Eppure  le due vie sono alternative: quanto alla sussistenza stessa del mondo (pericolo nucleare); quanto alle relazioni internazionali  (blocchi chiusi o aperture multipolari?); quanto alla precedenza  dei problemi  dell’umanità.

I due nostri schieramenti, che normalmente si definiscono ancora Destra e Sinistra, si distinguono per altri parametri ed hanno entrambi al loro interno  componenti sia pacifiste sia ri-armiste.

Ma nel caso d’una futura vittoria della Destra la polpetta avvelenata della spesa folle del riarmo sarà più facilmente neutralizzata per il prevalere  in essa di una politica della forza e per una minore sua sensibilità per lo dello Stato sociale, che non è proprio un principio che sta tanto a cuore al mondo liberal-liberistico. Almeno fino a quando – ma l’ora sta suonando – la stretta economica non cominci a intaccare il ceto medio borghese.

La Sinistra, che sta incontrando gravi  difficoltà ad unirsi proprio anche  a causa della diverse posizioni al suo interno sul riarmo e sulla guerra, nel caso di una vittoria è facile prevedere che sarà dilaniata fra la scelta dello Stato sociale, che fu una sua conquista nel sec. XX, e la costrizione occidentalista al riarmo; e correrà un serio rischio di divisione. A Schlein e Conte si contrapporranno i Fassino i Guerini, i Del Rio, le  Picierno, i Gori. Per non dire dei già più eccentrici Renzi e Calenda.

Stato sociale e polpetta avvelenata

Eppure tutti i sondaggi dicono che gli Italiani – e non solo – aspirano alla pace e vogliono un rilancio dello Stato sociale. Ma i poteri forti cercano di insinuare l’idea del pericolo dell’aggressione (da parte della Russia) e sul pericolo di una eventuale rovina futura dell’Occidente, che nessuno si accinge a perpetrare né ha interesse a produrre, vogliono costruire le sicure fortune di una minoranza di ricchi guerrafondai e le disgrazie dei popoli.

Solo una forte mobilitazione del popolo escluso e ancor più la volontà di sopravvivere dei ceti già integrati, che si vedono sempre più respinti ai margini, potranno rifiutare quella polpetta. Ma è necessaria una spinta veramente rivoluzionaria perché si tratta di cambiare il paradigma di scontro politico finora usuale e di superare chiusure internazionali finora ritenute irrinunciabili alla sicurezza, ma che ora sono la causa maggiore della insicurezza dei popoli.

La Chiesa di papa Leone sta dando una sponda ideale sovranazionale  a questa linea.

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