Lei ha 14 anni, lui 19. Un incontro per una spiegazione.
Lei rifiuta un abbraccio e lui la uccide.
Abbiamo chiesto un parere "giovane". Giulia Leghissa è studentessa universitaria
È un dato di fatto: Martina è morta a 14 anni. L'omicida è il suo fidanzato di 19, un ragazzo che con una presenza soffocante impediva a lei di vivere la propria adolescenza in una maniera genuina. Lui, vittima dei suoi istinti, le ha tolto la vita.
Si rischia di assuefarsi a questa violenza
Chissà lei come sta adesso, lontana da un mondo così meschino e brutale, a cui basta la negazione di un semplice abbraccio per ritrovarsi all'altro mondo. Magari adesso sarà insieme a tutte quelle altre ragazze che hanno subito la stessa ingestibile dinamica tossica, e a cui ora sono ricresciute quelle ali di serenità che tempo prima erano state tagliate dai loro fidanzati e dalle loro parole che, stracolme di amore, erano solo un mezzo di possessione.
È un dato di fatto che nella società civile odierna tutta questa violenza venga quasi assecondata."Sono solo ragazzi, in fondo è normale che si comportino così, hanno bisogno anche loro di sfogarsi". Sono parole che fanno rabbrividire, se si pensa che a dirle sono adulti, spesso genitori o insegnanti: persone che dovrebbero essere figure educative di riferimento all'interno della vita dei giovani. Dovrebbero essere i divulgatori di quelli che sono i valori per la convivenza civile: il rispetto reciproco, la conoscenza del bene e del male e la consapevolezza della responsabilità delle le proprie azioni.
Dopo aver ucciso lui torna a casa e fa lavare i vestiti
Eppure oggi un ragazzo, anche dopo aver commesso un omicidio, può tranquillamente tornare a casa, farsi una doccia e uscire la sera con gli amici come se non fosse successo assolutamente nulla; come se fosse tutto normale.
Solo dopo essersi consegnato volontariamente alla polizia, il ragazzo può pentirsi, iniziare a piangere e a supplicare pietà davanti a una corte suprema in un' aula di tribunale. Poi, forse per commozione, probabilmente nata dalla notizia della giovane età, all'assassino viene solo diagnosticata "instabilità mentale".
Ma poi anche la ragazza - pensano molti - ha le sue responsabilità: anche lei deve aver messo in atto comportamenti inappropriati, per cui il povero ragazzo, semplicemente, non ha saputo resistere all'impetuosità delle sue emozioni. Con le attenuanti vi è un enorme sconto di pena che permetterà al ragazzo di farsi solo qualche anno di prigione.
Le vittime e i carnefici sono sempre più giovani
È un dato di fatto: più se ne parla, più il fenomeno accresce. Manifestazioni, urla e sguardi indignati di tutte le donne davanti a questa nuova tragedia; ciò che più lascia senza parole è il fatto che le vittime e i carnefici siano sempre più giovani.
Non si ha nemmeno più la possibilità di vivere queste prime esperienze d'amore giovanile con leggerezza. Si va sempre più alla ricerca di una maturità amorosa adulta, e si si dimentica che questa non può essere ottenuta da parte di persone che non la possono avere ad un' età, in fin dei conti, ancora infantile.
E dopo l'ennesimo femminicidio arrivano fiumi di lacrime e minuti interminabili di silenzio, per poi probabilmente finire nel dimenticatoio, almeno fino alla prossima vittima, magari ancora più piccola rispetto a Martina.
Questi sono dati di fatto: quante volte ancora si dovranno ripetere prima che qualcosa cambi?
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Brotti