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La famiglia. E’ una questione di felicità

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Durante il tempo di Natale si è parlato anche di famiglia. Se ne è parlato invocando prese di posizione e condanne per come vanno le cose. Se ne è parlato anche perché ci si è imbattuti in una famiglia, la Santa Famiglia, che è comunque molto particolare

 

 

“La Santa Famiglia è un problema!”. Ho ripetuto per ben due volte questa espressione provocatoria, all’inizio dell’omelia di questa domenica. I presenti, alzando la testa, mi osservavano incuriositi. Come può essere un problema la Santa Famiglia? Ho immediatamente dato risposta a questa domanda, che i volti dei presenti esprimeva.

Difendere la famiglia tradizionale. Senza mandare nessuno all'inferno

Su diversi siti e diversi blog, ho trovato gente che invocava toni particolarmente duri nell’omelia, dichiarando senza mezzi termini che questa era l’occasione, per noi preti, di tuonare dal pulpito, di dire con forza che tutto ciò che non è “famiglia tradizionale” è demoniaco e, in quanto tale, destinato all’eterna perdizione. Ora, questo per me è un passaggio delicatissimo: ne va della fedeltà al Vangelo di Gesù Cristo!

Sono consapevole che, come Chiesa, siamo chiamati ad annunciare il matrimonio sacramentale, tra uomo e donna, aperto alla generazione di figli. Questo, però, non significa che si possa giungere a pensare che ogni altra forma di famiglia debba essere identificata come problematica, irregolare, addirittura esclusa dalla salvezza. Sono amico di diverse persone che non possono giungere al matrimonio sacramentale e di altre che, forse, a suo tempo ci potranno arrivare: dovrei stare lontano da loro, terrorizzarli dicendo che per loro si apriranno le porte degli inferi? Sono persone che hanno un cammino di fede più intenso del mio e sono sicuro, e non vuole essere una battuta, che è molto più probabile che all’inferno ci vada io che non loro.

La famiglia di Gesù. Onorare il padre e la madre

Preferisco invece che la Santa Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe diventi occasione per parlare a qualunque famiglia a partire da quelle tre perle preziose che sono le letture che ci sono state donate dalla liturgia. Il saggio che scrisse il libro del Siracide, due secoli prima di Gesù, chiede di onorare il padre e la madre, commentando così il quarto comandamento. Onorare, nella Bibbia, significa dare il giusto peso alle persone, riconoscendo che, se siamo diventati ciò che siamo, è grazie a chi si è preso cura di noi. Per questo, se abbiamo o abbiamo avuto genitori che ci hanno resi uomini dobbiamo ringraziare, mentre dobbiamo pregare e darci da fare, come comunità cristiana, per quei molti ragazzi allo sbando a causa del fatto che non hanno, dietro di loro, una famiglia degna di questo nome.

San Paolo, nel passaggio della lettera ai Colossesi, che pure necessiterebbe di contestualizzazione, offre indicazioni preziose per le famiglie, che spesso utilizzo quando mi viene fatto il regalo di poter celebrare un matrimonio. Una vita insieme è possibile se si è capaci di sopportarsi a vicenda, accogliendo l’altro con i suoi pregi e con i suoi difetti. Allo stesso modo, è necessario che reciprocamente non manchi mai il perdono: le vedute possono essere diverse, si può anche litigare, ma mai deve mancare la capacità di scusarsi se i toni si sono accesi eccessivamente, se la pretesa di avere ragione ha condotto ad offendere l’altra persona.

I sogni di Giuseppe, quelli di Dio e la felicità dei figli

E poi, quel Vangelo meraviglioso della fuga in Egitto della famiglia composta da Giuseppe, Maria e Gesù. Cosa può dire questo Vangelo alle famiglie di oggi? Mi sembra che la chiave di lettura di questo testo risieda, ancora una volta, nei sogni di Giuseppe. Giuseppe, infatti, fonda la sua vita sull’ascolto di quella parola che Dio gli rivela nei sogni e tutta la sua esistenza è orientata a far sì che a realizzarsi siano i sogni di Dio. Per quel bambino, Gesù, Giuseppe non vuole si realizzino i suoi sogni, ma quelli di Dio.

È un’indicazione fondamentale, questa, per i genitori di oggi, spesso tentati di vedere nei figli l’occasione di realizzazione di ciò che loro avrebbero voluto fare nella vita ma che, per i più svariati motivi, non hanno potuto realizzare. I genitori sono chiamati a desiderare che per i figli si realizzi il sogno di Dio, ossia che siano felici. Per questo i genitori crescono i figli, li educano, trasmettono loro valori fondamentali, poi li lasciano scegliere e li lasciano andare.

Saranno i figli a decidere, nella loro vita, in che modo realizzare quel sogno di Dio che è la loro felicità. Potrà capitare che i figli facciano scelte radicalmente diverse rispetto a quelle che i genitori avrebbero desiderato, ma è giusto così: i genitori hanno fatto le loro scelte, assumendosene le responsabilità e i figli faranno lo stesso.

Mi sembra la Santa Famiglia ci regali questo: la riconoscenza per chi ci ha generato, amato e cresciuto; la responsabilità di costruire relazioni serie, fondate sull’amore, il rispetto e il perdono; il compito di lasciare che i giovani facciano la loro strada, trovando la felicità che ciascuno cerca per dare compimento alla sua vita.

1 commento

  1. Conosco parecchie persone che da queste parole potranno trarre consolazione, ho già provveduto a far circolare il testo e cominciano ad arrivare ringraziamenti. Il vangelo ci insegna ad amare TUTTI indistintamente e a NON GIUDICARE.

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