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Strada facendo

Il piccolo Pietro. Le grandi emozioni

neonato bambino

 

“Il piccolo Pietro sta bene. Per lui al ‘Papa Giovanni’ tante coccole e premure”. Così il titolo di ieri dell’Eco di Bergamo. Il piccolo Pietro è il nome provvisorio che è stato dato al bambino trovato nella “Culla per la vita” della Croce Rossa di Loreto nella mattinata di domenica scorsa, 19 aprile.

 

 

L’evento ha suscitato enormi, comprensibili emozioni. Emozionati i tre soccorritori, due uomini e una donna, che erano a bordo dell’ambulanza arrivata sul posto e che hanno prestato le prime cure. Emozionato il presidente provinciale della Croce Rossa, Gianluca Sforza, che ha salutato i soccorritori: “Quando li ho visti ho gridato: ‘Bravi!’. Era un’emozione grandissima… Hanno portato il bimbo in ospedale come se fosse stato loro figlio, aggiungendo qualcosa di più alla nostra missione. Ci siamo messi in circolo come in una mischia di rugby, ho detto: ‘Avete fatto qualcosa di importante’. E abbiamo pianto, sono venuti giù i lacrimoni”.

L’emozione ha toccato anche molti di quelli che hanno la notizia.

La notizia era accompagnata, nello stesso Eco di Bergamo e nella stessa pagina, da un’intervista a Laura D’Urbino, presidente del Tribunale dei minorenni. La dottoressa D’Urbino faceva notare che, negli ultimi tempi, sono diminuite le domande di adozioni mentre sono aumentati casi di minori dichiarati adottabili. La stessa D’Urbino fa notare che la ragione è a monte, “nella dinamica generale della denatalità”. Si fanno meno figli e si sente di meno la necessità di adottare.

La coincidenza dei due elementi – la grande emozione di fronte al piccolo Pietro la difficoltà generale all’adozione – offre qualche spunto di riflessione.

Godiamo, dunque, di una grande capacità di emozionarci, ma fatichiamo a trarre le conseguenze delle nostre emozioni. Facilità ed eccedenza degli affetti, fatica e lentezza delle decisioni.

Si potrebbe anche notare che gli affetti sono collettivi: tutti leggiamo la notizia e tutti ci emozioniamo. Le decisioni eventuali sono soltanto personali: qualcuno può far seguito all’emozione e assumersi il compito impegnativo di prendersi il bambino come figlio.

Nessun atto d’accusa, in questo. Siamo così. In un passato non lontanissimo si faceva molto e ci si emozionava poco (anche perché le notizie giravano di meno). Oggi è il contrario: si fa – relativamente – poco e ci si emoziona moltissimo.

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