Il noto adagio giornalistico secondo cui “una buona notizia non fa notizia” sembra aver preso il sopravvento. I media e il pubblico tendono a concentrarsi maggiormente su eventi drammatici e scandalistici (che fanno più scalpore), facendo passare in secondo piano tanti fatti positivi della pacifica quotidianità: perché?
I mass media e il fascino della paura
Negli ultimi anni si è consolidato un orientamento dei giornali, televisioni, social, a proporre con sempre maggiore insistenza gli aspetti più negativi e preoccupanti della realtà. Il richiamo alla paura genera un incremento degli ascolti: per fare ciò non si esita all’esagerazione o al dettaglio cruento. Basta aprire un qualsiasi quotidiano per trovare un’abbondanza di termini come: rischio, allarme, paura, dramma, crisi, strage. La cronaca nera la fa da padrona e se non c’è un delitto di cui fornire l’ultimissimo aggiornamento, ecco che si richiama il “cold case” di 10, 20 o più anni fa: l’importante è sbattere il mostro in prima pagina (per riecheggiare il titolo di un film dei primi anni Settanta).
Trattando un problema, qualunque sia il campo, si insiste sul possibile esito peggiore, sul “worst-case”. Mi ha fatto sorridere il titolo di un quotidiano nazionale alla vigilia dell’esame di maturità definito “l’incubo” di migliaia di studenti: per la cronaca la percentuale di promossi del 2025 è stato del 99,7% (fonti Ministero).
Il clickbait
In inglese esiste un termine “clickbait” che può essere tradotto come “esca da click” intendendo contenuti web con titoli e immagini fortemente sensazionalistici, esagerati, catastrofici: lo scopo è ovviamente generare traffico, sfruttando la curiosità e le emozioni degli utenti per massimizzare le visualizzazioni e i guadagni pubblicitari (nel caso dei giornali e delle televisioni le vendite e gli ascolti), peraltro con inevitabile perdita di credibilità delle fonti di informazioni.
Spopolano i film Horror e i Thriller
L’analisi dell’andamento dei generi cinematografici (Film genre popularity) mostra come ormai da anni è in continua crescita il pubblico dei film Horror (con contenuti di paura e angoscia) e Thriller (con situazioni di forti emozioni di suspense e tensione), a scapito di più tranquilli film western o commedie musicali. E’ della settimana scorsa l’annuncio di Dario Argento di un nuovo film horror: «Posso dire che sarà un film molto forte, sarà molto cruento» ha dichiarato ai giornalisti.
Mi pare di poter rilevare una chiara correlazione statistica tra i l’evoluzione dei contenuti dei media e i gusti degli spettatori.
Quale il bisogno sotteso?
Ci possiamo interrogare quale sia il “bisogno” sociale sotteso a questo orientamento nei gusti dell’uomo d’oggi: perché mai la “paura” fa così presa.
A mio avviso un elemento può essere individuato nel fatto che il lettore (o spettatore) vive già immerso in un "brodo", in una situazione psicologica di ansia, timore per il futuro, precarietà, incertezza, non solo economica e sociale ma anche affettiva e quindi di solitudine se non isolamento, aspetti purtroppo molto cresciuti nella "società liquida" ben concettualizzata da Zygmunt Bauman.
Scomparse le comunità degli uomini vissuti nell’età del pane e dispersa la preziosa rete relazionale e solidaristica del passato (famiglia, amicizia, e società), sviliti i grandi ideali, dominato dal materialismo e da un arido consumismo, privato delle più autentiche emozioni, l’uomo contemporaneo sente il bisogno di trovare il riscontro, l’eco, del suo profondo sentire, del suo crescente disagio.
Già Carl Gustav Jung sosteneva che l'epoca contemporanea era la più noiosa della storia in quanto arida e unilaterale a causa dell'eccessivo materialismo, del razionalismo e della perdita del contatto con la propria interiorità e con la dimensione spirituale, dove l’uomo è ormai dominato da un senso di vuoto (Lo Spirito del Profondo soffocato dallo Spirito del Tempo).
In questo contesto, l’uomo d’oggi trova nel "catastrofismo" dei mass media conferma, e allo stesso tempo alimento, al proprio stato di insicurezza e paura.
Mi chiedo se anche certe accese forme di protesta per accampare nuovi diritti non sia, almeno in parte, un grido di dolore della solitudine che prova chi si sente abbandonato a sé stesso.
1 commento
Buon lavoro