Un bambino riverso sulla spiaggia. Era la foto un bambino curdo, vittima di un naufragio, dieci anni fa. Quella foto commosse il mondo intero. Ma lo scandalo dei bambini che muoiono continua
E’ un’immagine che è impossibile dimenticare. E’ di dieci anni fa, ma è come se fosse stata scattata ieri. Era il 2 settembre 2015. Sulla spiaggia di Bodrum, Turchia, venne trovato il corpo di Alan Kurdi, la maglietta rossa e i calzoncini blu, faccia riversa sulla spiaggia. Aveva 3 anni, era originario di Kobane, era partito con la famiglia nella notte a bordo di un gommone sovraffollato alla volta dell’isola greca di Coo. Il padre aveva pagato per quel viaggio di pochi minuti più di 5 mila dollari.
In questi dieci anni, dal 2 settembre di allora al 2 settembre di oggi, sono 28 mila le vittime registrate nei naufragi sulle diverse rotte migratorie del Mediterraneo, secondo l'Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM). Di queste vittime circa 3.500 sono bambini.
Chissà se è per via del ricordo doloroso di Alan Kurdi che, oggi, quando si riferisce il numero quotidiano delle vittime delle guerre di Ucraina e di Gaza, si precisa il numero dei bambini. I bambini, dunque, godono di questo strano privilegio: di essere una categoria a parte, di essere considerate vittime speciali, in qualche modo.
Ma, a ben pensarci, lo sono davvero. Morire in guerra è sempre assurdo. Non esistono ragioni che possano giustificare i massacri quotidiani. Per gli adulti, però, si trova sempre una qualche ragione, soprattutto se si tratta di soldati, fanno il loro dovere: si sa che quello è il rischio che devono correre. E poi un adulto ha comunque percorso un buon tratto della sua vita e si può pensare che una qualche forma di connivenza con le violenze degli adulti ha avuto il tempo di metterla in atto. Per vivere si deve sempre sgomitare. Ma un bambino. E’ lo scandalo inaccettabile: per un bambino che muore per la guerra non esiste nessuna forma di equilibrio: ha subito tutta la violenza possibile e non ne ha fatta nessuna.
Forse è per questo ricordiamo ancora Alan Kurdi. E forse è per questo che ci sentiamo obbligati a citare almeno il numero di bambini che continuano a morire ogni giorno.