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La Chiesa provoca, ma i politici sono d’accordo

Papa Leone Rimini

Papa Leone e il Presidente di Pax Christi prendono netta posizione contro la guerra. Molti politici che sono presenti al meeting di Rimini, e che hanno votato per la guerra, applaudono. Strano atteggiamento di un meeting dell'amicizia dei popoli che è da troppo tempo amicizia di alcuni popoli e di alcuni ambienti, meglio se dotati di economia forte.

 

 

Il Presidente di Pax Christi: il riarmo non elimina la paura

Il 21 agosto il Papa era già in Romagna quando la stampa (non tutta) dava conto di una lettera di mons.Giovanni Recchiuto, Presidente di Pax Christi, a Elly Schlein. Richiamava ad un Partito di sinistra il pensiero della Chiesa sulla pace. Argomento scottante all’interno del PD, diviso al suo interno sul problema della guerra e del riarmo (a favore del quale spicca, purtroppo, il ruolo convinto anche di Giorgio Gori col piano ReArm Europe). Il giorno dopo il Papa parlerà a Rimini, al Meeting di Comunione e Liberazione e la concomitanza dei due fatti non li rende separabili. La natura istituzionale ecclesiale e le finalità di Pax Christinon avrebbero potuto tenere all’oscuro del proprio documento un Papa che si accingeva a parlare degli stessi argomenti. Sicché i due interventi, pur nella loro diversa autorevolezza, vanno letti insieme.

Mons. Recchiuto, tra l’altro, sosteneva che “la deterrenza (cioè il riarmo) non elimina la paura: la organizza e la trasforma nel fondamento delle relazioni internazionali”. A proposito della legittima difesa diceva: “non possiamo applicare categorie elaborate quando la capacità distruttiva delle armi era incomparabilmente minore. Ritengo moralmente ammissibile, nell’aiuto a una popolazione aggredita, ciò che sia rigorosamente finalizzato a proteggere le vite […] La difesa della vita non può coincidere con la capacità di togliere altre vite”. Perciò “penso anzitutto – continua l’Arcivescovo – al rafforzamento della diplomazia italiana ed europea, investendo in formazione, personale, mediazione e prevenzione dei conflitti, ma anche […] negli interventi non armati”.

Papa Leone al meeting di Rimini e gli applausi dei politici presenti

Ebbene, a Rimini il Papa, ribadirà la contrarietà alla guerra e agli armamenti e la necessità della fratellanza tra popoli; invocherà la rifondazione dei rapporti internazionali su basi nuove; condannerà i massacri di civili, e specie di bambini, perpetrata dalle guerre.

In quel Meeting e anche proprio davanti a lui il Papa si trovava ad avere un folto gruppo di politici, quasi tutti della maggioranza di Governo, che, tutti, compresi quelli del PD di impronta cosiddetta “riformista”, in sede politica avevano votato a favore della continuazione della guerra e del riarmo dell’Occidente; e moltissimi avevano espresso, nella loro storia e attualità politica, contrarietà più o meno accentuata all’accoglienza degli immigrati e alla loro integrazione. E quasi tutti si rifiutavano non solo di sanzionare materialmente lo Stato d’Israele, ma perfino di pronunciare una qualechessia condanna politica o morale e la stessa parola tabù genocidio.

C’è anche chi (ed è un politico cattolico e di “Comunione e Liberazione” come Lupi) ha preso la distanza dalla proposta cattolica (del giornale “Avvenire”) di conferire il Nobel per la pace ai bambini di Gaza, uccisi dalla guerra, con la scusa che il Nobel andrebbe dato non solo a loro, ma a tutti i bambini del mondo uccisi nelle guerre oggi. Come se il Nobel dato a qualche scienziato dovesse essere dato a tutti gli scienziati bravi del suo tempo e non a chi è designato a rappresentarli in maniera, anche simbolicamente, più evidente e più idonea a smuovere le coscienze del mondo opulento in cui noi viviamo.

Le (non) ragioni degli applausi

E tutti ad applaudire il Papa o a goderne della presenza diversa, senza avvertire il disagio della incoerenza e senza tematizzare un qualche confronto con essa. Accettandosi diversi con pacificata coscienza.

Che cos’era allora quella loro presenza in un luogo che vuole essere di confronto? Un omaggio di rito o interessato? Una esibizione pura e semplice in un luogo che dava a loro visibilità? O il sintomo di una dissociazione tra religione e fede e tra fede e politica? Tutto, meno che un atto di motivato esame di sé.

Il Meeting di Rimini da sempre ci fa sfilare sotto la copertura d’un cielo celestiale la razza padrona politica. La sua divisa generale di Meeting dell’amicizia dei popoli è da troppo tempo amicizia di alcuni popoli e di alcuni ambienti, meglio se dotati di economia forte. Senza toccare le ricchezze: altrimenti, sarebbe populismo. Senza toccare la guerra: sarebbe ingiusto. Come se la più grande ingiustizia, specie per i poveri che la pagano, non fosse la guerra.

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