Meloni ha avuto successo e CL ha applaudito calorosamente. E' successo al meeting di Rimini. Tutto da discutere, sia le parole della Meloni sia gli applausi di CL. Ne ha già parlato Daniele Rocchetti. Franco Pizzolato riprende il discorso e lo allarga. Anche perché i problemi venuti alla luce al meeting non riguardano solo CL
Mi sia permesso di riprendere un argomento già egregiamente e da poco toccato da Daniele Rocchetti. Cercherò di farlo con considerazioni che non si sovrappongano, anche se vanno nella medesima direzione.
Togliatti a Bergamo, 1963. Meloni a Rimini 2025
È rimasto giustamente famoso il discorso che Palmiro Togliatti, potente segretario del Partito Comunista Italiano, tenne a Bergamo nel 1963 sulle condizioni di un dialogo possibile tra comunisti italiani e mondo cattolico, nel nome di comuni ideali di socialità che avvicinavano i partiti di popolo.
Pensiamo che non passerà altrettanto alla storia il discorso che ai cattolici italiani ha tenuto la Presidente Giorgia Meloni a Rimini nel recente Meeting di Comunione e Liberazione (CL). Troppo diversa l’epoca culturale, perché allora eravamo in pieno regime ideologico e in pieno regime di dialogo, mentre ora siamo in una società, come si dice, liquida e in un regime sempre più decisionista e sempre meno incline al confronto.
La "volontà popolare" della Meloni e la Costituzione
Dopo avere lisciato la platea su possibili (e per noi legittimi) sostegni alla scuola privata, la Meloni crede di poter adescare il mondo cattolico sulla questione della giustizia contrabbandando il suo progetto di riforma come lotta alla “invasione di campo di una minoranza di giudici politicizzati che provano a sostituirsi al parlamento e alla volontà popolare”.
A noi fa specie quel rozzo richiamo alla volontà popolare che è spesso invocata come arbitra assoluta, senza ricordare che quella volontà popolare non si esprime solo nelle elezioni, ma, secondo la Costituzione che si è data e in base ai principi dello Stato di diritto, si è posta da sé alcuni limiti a garanzia del pluralismo delle sue espressioni (art.1). Uno di questi è che la magistratura è indipendente dalla volontà stessa espressa nelle urne, perché risponde non alla maggioranza ma solo alla legge.
Far giudicare in giudizio il popolo comporta infatti inconvenienti di ingiustizia insormontabili, perché il giudizio sarebbe manipolabile secondo l’opinione e non secondo la legge. La Meloni sapeva però che su questo ambito poteva trovare qualche consenso a Rimini perché anche CL si è dimostrata, almeno in alcuni importanti suoi leader, insofferente delle regole giuridiche. Magari a fin di bene.
Europa più indipendente. Ma non più armata
In un altro passaggio apprezzato dalla platea la Meloni ha rivendicato la necessità per uno Stato come l’Italia di dover finalmente “pagare il prezzo della propria indipendenza”: e questo è totalmente condivisibile. Ma non lo è il motivo invocato. La Presidente infatti declina l’autonomia a correggere l’atteggiamento con cui “per decenni abbiamo appaltato agli Stati Uniti la difesa europea”. Ecco: si deve guadagnare una indipendenza nel riarmo, non nella capacità di costruire pace e dialogo tra i popoli, smarcandosi dalla logioca dividente dei blocchi secondo un principio di “multipolarismo”, auspicato da papa Francesco e ribadito anche da papa Leone (senza che lo sia stato sottolineato di chi ama contrapporre i due Pontefici).
Noi vorremmo, sì, un’Italia (anzi, una Europa) indipendente, ma soprattutto perché fa valere la sua capacità pacifica di tessere accordi tra parti diverse dello scacchiere mondiale, come fautrice di una pace basata sulla conoscenza e sull’amicizia tra popoli, non sulla deterrenza della paura. Indipendenti perché amici, non perché ci isolano nella gandezza di chi incute paura. Per tante ragioni, il ruolo dell’Europa (vorrei dire la sua mission) non è quello di incutere paura, ma di insegnare logiche di inclusione. Tanto più che la logica del riarmo sottrae le risorse allo Stato sociale.
La "scelta religiosa" non significava chiudersi nelle sagrestie
Non possiamo non rilevare l’attacco che la Presidente Meloni ha portato alla “scelta religiosa” della Chiesa italiana (e poi della Chiesa di Francesco), a cui si sarebbe invece sottratta CL, lodata dalla Presidente perché “non vi siete rinchiusi nelle sacrestie nelle quali avrebbero voluto confinarvi, ma vi siete sempre sporcati le mani”. È un modo improprio di giudicare la scelta religiosa attuata dalla Chiesa italiana pre-ruiniana e dall’Azione Cattolica, quello di identificarla col disimpegno politico dei cattolici, che il Concilio e la Chiesa ha sempre invitato e, anzi, obbligato ad assumere.
La scelta religiosa non invitava i cattolici a chiudersi nelle sacrestie, ma a trovare la propria identità nella fede e nella Chiesa, senza appaltarla a organizzazioni politiche che, chiamandosi cristiane, inevitabilmente avrebbero trascinato la Chiesa in una logica di parte e avrebbero fatto ricadere sulla Chiesa le inadempienze e le inevitabili parzialità della politica.
Insomma: la Presidente Meloni confonde la scelta religiosa dell’Azione Cattolica con l’astensione dalla politica dei cattolici italiani. Invece essa preserva la Chiesa dal coinvolgimento in operazioni opinabili in cui una confusione di piani l’ha spesso implicata e macchiata; ma non esenta i cattolici italiani dall’impegno in politica a loro nome e sotto la loro responsabilità. Senza strumentalizzare la Chiesa come instrumentum regni e senza che la Chiesa strumentalizzi la politica come braccio armato.
Il Concilio e la prevalente posizione della Chiesa chiedono la mediazione della fede in politica attraverso la logica della declinazione umana dei valori di fede, che sarà inevitabilmente graduale e sempre inappagata (ricordiamo il principio di non appagamento di Moro). Sicché lo sporcarsi le mani deve indicare l’inevitabile e nobile e ministeriale (altro che sporca) mediazione che sempre il cristiano in politica è costretto a fare, perché la logica del Regno sarà sempre ulteriore rispetto a qualsiasi legge politica.
Il premierato piace a Meloni ma non alla dottrina sociale della Chiesa
Nella visione dello Stato della Presidente Meloni è apparsa anche la riforma del cosiddetto premierato, e l’averla avanzata in una casa cattolica avrebbe dovuto apparire non plausibile (cioè meritevole di applauso) ma stridente, perché la visione personalistica del cattolicesimo democratico e delle encicliche sociali vede nella valorizzazione degli enti intermedi e nella paziente costruzione dialogica comune delle leggi (secondo il principio parlamentare) gli strumenti d’una partecipazione condivisa alla costruzione della città in cui si realizza la persona.
Il premiertato risponde invece alla logica aziendale del decisionismo politico, secondo cui chi vince le elezioni prende tutto il potere e non vuole controlli né tratta con l’avversario. E quel principio contrasta con il principio di sussidiarietà su cui tante volte spesso ha fatto leva anche CL, per avere finanziamenti pubblici.
Cl applaude alla potente di turno. Pazienza se le mani sono sporche
Nonostante queste notevoli differenze (ed altre che dobbiamo tralasciare), la Presidente Meloni ha ricevuto dalla platea di Rimini tanti applausi anche a scena aperta. Come sottolinea Rocchetti, la cosa è stupefacente. Ma ha una spiegazione. Anzi, più di una. In parte gli applausi (ma non quelli a scena aperta) rientrano nella cortesia verso chi è ospitato; in parte – come è stato acutamente rilevato - con gli applausi il popolo di Rimini applaude se stesso come arbitro della partita che ha organizzato.
Ma – e anche questo è noto da tempo – la Rimini ciellina applaude in modo particolarmente caloroso i potenti di turno, di qualsiasi colore. Perché, anche se, come nel caso della Presidente Meloni, dice cose diverse dalla dottrina sociale cristiana e a volta anche dal pensiero di CL, tengono in mano i cordoni della borsa dei sussidi da elargire a chi li fiancheggia. Evidentemente anche questo rientra nella logica dello sporcarsi le mani. Ma in base a questa logica può essere capitato che alcuni – anche alti rappresentanti di CL (o di lobbies collaterali) - se le siano sporcate troppo. Donde si spiega anche la convergenza tra CL e la Meloni sulla giustizia.