Ho letto con attenzione l'articolo di Savino Pezzotta dal titolo: "Il futuro che abbiamo smesso di meritare", comparso ieri su questo blog. Ammiro Savino Pezzotta, non solo per la sua storia personale, ma anche per il suo modo di raccontare, più che di scrivere: sempre lucido intenso e avvincente.
Penso che un futuro ce lo meritiamo
Ed anche in questo articolo Savino non si è smentito; tuttavia, questa volta, per la prima volta, non sono d'accordo con lui: non è vero che "non ci meritiamo il futuro".
Ho vissuto la mia vita di imprenditore sempre pensando al futuro, convinto che "la gallina domani è sempre molto meglio dell'uovo oggi" e sempre accompagnando i giovani ad entrare nel mondo del lavoro avendo obiettivi da realizzare ed un futuro da immaginare.
Ma è vero: oggi non si parla più di futuro ma solo di un presente che non soddisfa le nostre aspettative. I giovani laureati, soprattutto medici e ingegneri, se ne vanno all'estero, le disuguaglianze continuano a crescere, "mettere su famiglia" è sempre più difficile, avere più di un figlio è praticamente impossibile senza poter usufruire del sostegno dei genitori. L'età media dei cittadini è sempre più in crescita e la natalità in caduta libera. Sempre più si diffonde il "lavoro povero", fatto di baristi, riders, camerieri, pizzaioli, bagnini, operatori ecologici, tutto personale addetto al turismo, che è l'unica attività economica in crescita.
In attesa di una rivoluzione democratica, “disarmata e disarmante"
Non è vero dunque che "non ci meritiamo il futuro": se non c'è futuro, non dipende da noi, ma da una cattiva politica, che ha perso il suo scopo fondamentale: la ricerca del Bene Comune, che viene prima del bene individuale.
La politica, ormai, ha come fine unicamente la conquista del potere, a vantaggio di interessi di parte, e questo genera clientelismo, familismo, sottomissione, mancanza di libertà e di spirito di iniziativa, degrado sociale ed ambientale. I ricchi sono sempre più ricchi ed i poveri sempre più poveri.
Tutto ciò è ben rappresentato dai due affreschi, Allegoria del Buono e del Cattivo Governo (1337-1338), di Ambrogio Lorenzetti, situati nel Palazzo Pubblico di Siena.
E' questo il motivo essenziale per cui la maggioranza della popolazione si astiene dal voto: siamo sfiduciati, anche perché tutto ciò avviene davanti ai nostri occhi a livello mondiale.
Che cosa si può fare, dunque, se non metterci insieme e far scoccare una scintilla che inneschi una rivoluzione democratica, “disarmata e disarmante”?
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Rocchetti