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Medio Oriente. Israele. La guerra. Pensieri

guerra bambino

La guerra non è solo scontro di eserciti. E' anche la messa in atto di impegnativi significati di fondo. Intanto, la politica, il ministro degli esteri italiano, sembra voler rovesciare responsabilità e colpe. Netaniahu, da parte sua, ricorre a simbolismi biblici che sembrano voler dare un'aura sacra alla guerra.

Primo pensiero. La terra è mia. Ma la terra è di tutti. L'idolatria

La vittima incallita, inguarita e  inferocita nel proprio male patisce la sindrome dell’assedio/attacco così giustifica la propria difesa muovendo una guerra d’aggressione verso tutti i paesi circostanti. Tanto inguaribile da essere intoccabile alla comunità internazionale. La sua reazione fuori misura, e disumana rispetto alle sofferenze e violenze subite, pone l’interrogativo se davvero è il timore della sua sicurezza e sopravvivenza o non è piuttosto il disegno di portare a termine il suo sogno sionista originario di annettersi tutta la terra portando a termine, dopo decenni indisturbati di occupazione ed oppressione ed ora di genocidio, l’operazione di pulizia etnica del  popolo palestinese a Gaza e nella Cisgiordania. “Mia è tutta la terra”. La violenza in atto rimanda al peccato di fondo: l’idolatria. Poiché la terra e’ di Dio è tutti noi siamo ospiti.

Secondo pensiero. La strana diplomazia del ministro degli Esteri italiano

Attenzione! Allarme! Fermatemi!

Ipotizziamo che io annunci sui miei canali l’intenzione di compiere a una persona, ad un mio vicino o in un paese estero a me più o meno vicino, una aggressione,  attentato. Cosa mi succede? 

Ipotizziamo che giunga a realizzare il mio obiettivo e che dichiari successivamente di continuare fino a quando non ho portato a termine il mio intento. Penso che prima o poi verrei intercettato e fermato e arrestato con corrispondenti misure penali. 

O avrei via libera in forma preventiva alla mia difesa? Tanto sono obbediente  all’ossessione che mi assale…? Non è un mio diritto la difesa? 

Dal momento che mi sento perennemente minacciato?

Quando invece è il governo israeliano ad annunciare un attacco su diversi obiettivi - in questi giorni tocca all’Iran - va bene tanto che nessuno interviene. 

L’attacco si compie non solo su basi nucleari, ma anche su aeroporti,  abitazioni e civili. E il tal governo dichiara che andrà avanti. Questo però non è aggressione e atto terroristico.

L’unica risposta anche da parte del nostro ministro degli Esteri che fornisce (risposta che non so come definire: inconsistente, ironica, ipocrita? Non trovo la parola corrispondente) è fare appello alla diplomazia per evitare l’escalation. Tradotto: chi ha subito l’attacco non è autorizzato a rispondere in nessun modo -vale per tutti i paesi che sono attaccati dal governo israeliano-  faccia invece appello alla diplomazia. Chi invece l’ha compiuto, l’attacco, può continuare a farlo. 

Ovviamente ogni attacco deciso dal governo israeliano è legittimato per una misura preventiva! Ci mancherebbe! 

Lungimirante visione del ministro degli Esteri che la diplomazia venga invocata solo dopo per chi subisce un’aggressione e non venga richiesta anticipatamente  come misura alternativa - e via preferenziale nella risoluzione eventuale dei conflitti - a chi conosce solo il metodo dell’aggressione.

Questo apprendo, come comune cittadino italiano, dal responsabile più alto della diplomazia italiana in qualità di  Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.

Terzo Pensiero. Netaniahu e "I carri di Gedeone"

Dopo “I carri di Gedeone” per occupare la striscia di Gaza adesso Benjamin Netanyahu si rivolge al popolo iraniano e nell’operazione “Leone che sorge”, rifacendosi a Ciro il Grande forse vuol proporsi  come salvatore e liberatore  per quel popolo soggetto alla tirannia di un “regime malvagio”?

Forse il mussad si crede “l'unto del Signore”. C’è però una cosa che fa la differenza: mentre il re di Persia, è ricordato per il suo approccio tollerante verso le diverse culture e religioni, e per aver favorito il ritorno del popolo ebraico dall’esilio diventando, nei testi di Isaia, simbolo di libertà e giustizia N. per che cosa sarà ricordato? Perché’ così tante operazioni militari intraprese dal governo israeliano hanno nomi biblici? «I carri di Gedeone», «Ira di Dio», «Freccia di Bashan»… I nomi delle offensive israeliane fanno regolarmente riferimento a episodi o a concetti biblici. Una scelta non casuale. Meriterebbe uno scavo ulteriore.

A me fa impressione questo continuo riferirsi alla Scrittura. Mi appare improprio e strumentale.  O forse - devo ammettere - per la mia formazione culturale c’è una inevitabile e incolmabile distanza come spazio di in_comprensione per tutto ciò che vi  è sotteso e significato.

Nel “Giorno di Ciro” Netanyahu, non così beniamino,  si è rivolto al popolo iracheno. L’operazione “Leone che sorge” non ci faccia perdere di vista “I carri di Gedeone” e stornare la nostra attenzione dal genocidio in atto a Gaza.

Sempre di più so di non sapere…

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Rocchetti

 

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