Di eutanasia e di suicidio assistito si parla molto. L’articolo informa sul dove e sul come una legge al riguardo è in vigore. Interessante anche l’accenno a tratti generali di cultura in cui viviamo e che toccano da vicino il problema.
Una precisazione di termini
Una precisazione si rende preliminarmente necessaria: eutanasia e suicidio assistito saranno indicati sempre come morte medicalmente assistita (MMA) che li include entrambi. In ambito internazionale Medical Assistance in Dying (MAiD) che evidentemente sottointende un completo cambiamento di prospettiva rispetto alle espressioni precedenti dando un esplicito ed inequivocabile valore positivo verso queste scelte
E’ una terminologia a cui attenersi sia perché va lentamente ma inesorabilmente imponendosi (ormai in ogni rivista medica internazionale) sia perché aiuta a capire meglio in che direzione si muove parte dell’etica medica quando si confronta con il fine vita.
Eutanasia e suicidio assistito nel mondo e in Italia
Una semplice ricerca su PubMed, enorme database a cui riferirsi per una ricerca bibliografica di articoli medici, restituisce decine di miglia di titoli riguardanti eutanasia e suicidio assistito. Se ne trovano già più di un migliaio per la MAiD a partire soprattutto dal 2015, anno in cui è entrata ufficialmente come dizione nella legislazione canadese.
Sono varie le nazioni che hanno introdotto la MMA partendo dallo stato dell’Oregon nel 1997 che introdusse il suicidio assistito seguito dall’Olanda nel 2002 (che per altro mantiene la percentuale più alta di MAiD che è circa il 6% rispetto alle morti totali). Attualmente è introdotta e regolamentata in Australia, Belgio, Lussemburgo, Spagna, Colombia, Giappone, Nuova Zelanda, Portogallo, Svizzera, Svezia, Ecuador, Germania, Canada e altri stati degli USA. In alcune nazioni come Olanda, Lussemburgo, Belgio e Canada è ammessa MAiD per malati psichiatrici e anche, con esclusione del Canada, per i minori.
In Italia le regioni Veneto e Toscana hanno specifica legge per il suicidio assistito. In totale, per ora, diverse centinaia di milioni di cittadini possono accedere per le loro leggi nazionali alla morte assistita. La percentuale di morti tramite MAiD va dallo 0,5 al 6% della già citata Olanda. Tra le condizioni cliniche associate alla richiesta la fa da padrone il cancro con oltre il 60% di richieste e a seguire malattie neurologiche come la SLA, danni neurologici gravissimi che sono conseguenza di traumi, patologie respiratorie e cardiovascolari. Contrariamente a ciò che si può pensare, la motivazione della richiesta non è principalmente il dolore intrattabile o insopportabile ma la perdita di autonomia, di dignità, l’impossibilità di svolgere le normali attività della vita quotidiana a cui si associa nessuna gioia di vivere.
Cosa ne pensano i medici
Ma i medici come la pensano? La percentuale di favorevoli in linea di principio verso una legislazione che autorizzi e regolamenti questa pratica varia molto da nazione a nazione: si va dal 40 all 80% (massimo sempre in Olanda) ma disposti effettivamente a praticarla non più del 30%. Una ricerca effettuata dall’ AIOM (Associazione Italiana Oncologica Medica) ha pubblicato il risultato di un sondaggio effettuato nel 2025 tra i medici specialisti coinvolti a vario titolo nella cura di ammalati gravi o terminali (562 hanno risposto). Ebbene Il 63% dei clinici è favorevole all’eutanasia nei pazienti oncologici (il 50% in determinate circostanze, il 13% sempre). Però il 32% dichiara di non sentirsi abbastanza preparato ad assistere il malato oncologico in questa ultima fase del percorso di cura e il 90% ritiene sia necessaria una legge nazionale sul tema. In altre ricerche si riscontra che almeno 7 italiani su 10 è favorevole alla MMA con una legge nazionale apposita.
Tale è la situazione (in estrema sintesi) ad oggi nel mondo ma che naturalmente è in costante variazione. Un editoriale del 1990 della rivista New England Journal of Medicine descriveva la drammatica condizione clinica di Nancy Cruzan con tutti i ricorsi legali che si sono succeduti per poter interrompere ogni trattamento medico compresa nutrizione e idratazione. Ma improvvisamente ci porta dentro l’aspetto inquietante e paradossale della medicina: ”la vita ora può essere mantenuta attraverso la tecnologia medica in circostanze che solo 10-20 anni prima avrebbero significato morte certa. Questo nuovo potere permette drammatici recuperi in situazioni che in precedenza erano senza speranza. Ma vi è un lato oscuro ovvero sempre più la vita viene mantenuta in circostanze che non offrono speranza di miglioramento e ciò semplicemente perchè non sappiamo cosa altro fare… Qui sta la tragica ironia del nostro successo tecnologico, temiamo più di vivere che di morire per la paura stessa di diventare prigionieri della tecnologia”. (Angela M/ 1990) Prisoners of tecnology vol 322 – 17, pp. 1228).
La vita si allunga. Si desidera una morte rapida
Altri aspetti del nostro progresso medico scientifico stanno influenzando in modo significativo la spinta vero la morte assistita e che in qualche modo preferiamo non affrontare sono l’allungamento della vita media e la medicalizzazione imponente della vita e della morte. Mai la vita media (attenzione: non significa dire che prima non si potesse arrivare a 80 o 90 anni ) è stata cosi lunga nella storia umana, perlomeno per una parte dell’umanità.
Il sentimento e il desiderio abbastanza diffuso è quello di una morte possibilmente rapida, meglio se improvvisa, dopo una lunga esistenza in condizioni fisiche e capacità cognitive tali da essere sempre autonomi. Questo è il sogno, purtroppo la realtà ci dice altro: malattie croniche che comportano disabilità con necessità permanente di assistenza, demenze e perfino il cancro sono legate principalmente alla lunga vita.
Il dato più sconfortante è la demenza dato che dopo gli 80 anni almeno una persona su cinque ne è affetta. L’aspetto della medicalizzazione della vita ha avuto tra le varie conseguenze anche quella di medicalizzare la morte stessa trasferendola il più possibile negli ospedali dove inevitabilmente il processo della morte si allunga e la medicina ci imprigiona.