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Il Parlamento inglese respinge la proposta di legge sull’eutanasia

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Dopo un acceso dibattito, il Parlamento inglese, modificando clamorosamente il precedente orientamento, ha bocciato in seconda lettura la proposta di legge che avrebbe legalizzato il suicidio assistito.

 

 

 

Londra: il cambio di rotta

Venerdì scorso, 11 settembre, il Parlamento inglese - modificando il precedente voto a favore del 25 giugno 2025 - ha bocciato in seconda lettura la proposta di legge “Terminally Ill Adults (End of Life) Bill” che avrebbe introdotto il suicidio assistito in Inghilterra e Galles (la Scozia, ove pure attualmente sussiste il divieto, è soggetta al Parlamento di Edimburgo); il Premier Andy Burnham (cattolico) si è astenuto per sottolineare la libertà di voto secondo coscienza.

Un acceso dibattito

La svolta è il risultato dell’acceso dibattito suscitato a valle della prima votazione del 2025, dibattito che ha messo in evidenza non solo lacune e incertezze interpretative del testo legislativo, ma soprattutto che di fronte alla malattia grave e invalidante la legge - anziché considerare adeguatamente il tema della salute mentale, l’alternativa delle cure palliative e dell’accompagnamento naturale verso il fine vita - di fatto privilegiava la via del suicidio assistito, non sostenendo adeguatamente i più fragili e ponendo il malato, in posizione di particolare vulnerabilità, in un vicolo cieco. Evidente, per molti, la scelta ideologia sottesa.

La normativa di alcuni Paesi in Europa

I paesi europei stanno affrontando la questione sia attraverso specifiche normative sia attraverso interventi delle Corti costituzionali, come nel caso dell’Italia e della Germania: per un quadro aggiornato al 2025 vedi Euthanasia Legislation in EU.

Olanda, Belgio e Lussemburgo sono stati i pionieri nella legislazione in materia introducendo per primi, a partire dal 2002, il diritto di malti gravi di ricorrere al suicidio assistito. Nel tempo l’Olanda ha notevolmente esteso i casi di accesso a tale soluzione.

La Spagna con la Ley n. 3/2021 consente sia l’eutanasia sia il suicidio medicalmente assistito per pazienti affetti da patologie gravi, incurabili o croniche invalidanti; il Portogallo, ha introdotto una disciplina simile con la Lei n. 22/2023.

La Francia ha recentemente introdotto la legge sul suicidio assistito di cui abbiamo parlato nel precedente articolo del 3 settembre, peraltro adottando lo scorso maggio una normativa in materia di accesso alle cure palliative (LOI n° 2026-404 du 26 mai 2026 visant à garantir l'égal accès de tous à l'accompagnement et aux soins palliatifs)

Piuttosto ampia la possibilità di accesso al suicidio assistito in Svizzera ove il diritto è esteso anche chi soffre di altre malattie croniche o psichiche. Mentre la maggior parte delle legislazioni europee riserva il suicidio assistito ai soli cittadini o almeno stabilmente residenti, la Svizzera consente l’accesso anche agli stranieri.

In Germania la Corte costituzionale federale nel 2020 ha dichiarato incostituzionale il divieto generale di assistenza al suicidio, riconoscendo il diritto all’autodeterminazione nella scelta della propria morte. Il Parlamento tedesco, analogamente a quello italiano, non ha ad oggi approvato una legge in materia.

In Irlanda, Polonia, Finlandia, Norvegia e Svezia, ove si registra un ampio dibattito, è tutt’ora vietato.

Extrema ratio o via ordinaria per il fine vita?

Le soluzioni adottate nei vari Paesi, in sintesi, si collocano all’interno di due poli: da una lato chi vede nel suicidio assistito l’extrema ratio di fronte a gravissime patologie e in mancanza di valide alternative come appunto le cure palliative e la rinuncia alle cure: questo è il caso italiano con l’intervento della Corte costituzionale (sentenza n. 242/2019); dall’altro chi vede il suicidio assistito come una soluzione “ordinaria” per chi si trovi in situazioni di grave disagio anche se la morte non è né imminente né prevedibile, come in Olanda.

Il Canada

A livello internazionale il Canada ha la legislazione più favorevole all’eutanasia (Medical assistance in dying), unico Paese al mondo ove i sanitari possono “proporre” al paziente l'opzione del fine vita qualora egli possa trovarsi nelle condizioni previste dalla legge (Canadian doctors encouraged to bring up medically assisted death before their patients do). Nel marzo 2027 l’eutanasia verrà estesa ai malati con problemi di salute mentale: devastante per chi soffre di depressione. In Québec l’eutanasia rappresenta ormai il 7 per cento delle morti totali: la percentuale più alta al mondo (vale a dire 1 ogni 15) e la tendenza è in continua crescita soprattutto fra i ceti più poveri ed emarginati.

Una questione di costi?

Statistiche dei paesi occidentali quantificano nell’ordine dei 25.000 / 30.000 dollari all’anno i costi a carico dei Servizi sanitari per le cure relative all’ultimo anno di vita dei pazienti: l’eutanasia comporta quindi risparmi non indifferenti per gli Stati, nell’ordine di parecchi milioni di dollari (oltre ai trattamenti pensionistici non erogati).

Italia: lo stallo del Parlamento

Dopo i cesellati interventi della Corte costituzionale, mentre le Regioni viaggiano in ordine sparso (ad oggi hanno legiferato Toscana, Sardegna, Emilia-Romagna e Veneto), in Senato sono stati presentati nel corso della legislatura sette disegni di legge, poi confluiti nel ddl n. S.104, attualmente in Commissione. Nonostante vari tentativi di trovare soluzioni condivise, al momento non si colgono segnali che facciano pensare ad una prossima approvazione.

L’avvicinarsi della fine della legislatura sembra comportare una crescente difficoltà nel raggiungere una larga intesa tra le parti politiche come sarebbe auspicabile su temi così sensibili e delicati. Infatti, se da un lato la maggioranza non pare invogliata ad affrontare i rischi di una spinosa battaglia parlamentare, vuoi per le polemiche ideologiche a cui si prestano facilmente tali discussioni, vuoi per i possibili incidenti di percorso con il rischio di perdita di consensi che ne consegue; dall’altro le opposizioni sembrano più interessate a tenere alta la bandiera dei “Paladini dei diritti” piuttosto che perseguire compromessi che potrebbero essere percepiti dall’elettorato di riferimento come troppo al ribasso.

Il ruolo della politica

Nel dibattito internazionale della filosofia politica e del diritto costituzionale è alquanto discussa la questione se i politici siano i soggetti più adatti a legiferare sui temi etici (come il fine vita, la bioetica, l'aborto o l'intelligenza artificiale), soprattutto considerando che essi sono troppo condizionati dalla ricerca del consenso elettorale, che i Parlamenti sono spesso formati da soggetti privi delle necessarie competenze, nonché per il rischio di una tirannia della maggioranza.

In Italia, già Stefano Rodotà - costituzionalista, vicepresidente della Camera, Presidente nel 1992 del PDS - evidenziava come i partiti troppo spesso trasformino i diritti civili in terreno di scontro ideologico. Secondo la sua visione, i temi etici dovrebbero essere sottratti alle maggioranze parlamentari contingenti e protetti attraverso il filtro dei diritti fondamentali istituzionali e della giurisprudenza costituzionale, come in effetti è accaduto in Italia con l’intervento della Corte costituzionale del 2019 e in Germania nel 2020.

Il nostro ruolo attivo

Credo che il nostro compito sia ora soprattutto quello di approfondire il dibattito, evidenziando i delicati e complessi profili implicati, etici, giuridici, umani, sociali, evitando sia facili semplificazioni sia sterili contrapposizioni, mentre la Chiesa è chiamata, attraverso il magistero, a illuminare e formare le coscienze alla luce del Vangelo.

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