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E’ morto il cardinal Ruini, uomo di potere

 

Tutti i giornali, i telegiornali, i siti parlano della morte del cardinal Ruini. Più esattamente: in occasione della sua morte tutti i giornali parlano di Ruini. E dicono che tipo di uomo di Chiesa è stato. Se si vuole riassumere il tutto, pensiamo che sia possibile dire che Ruini è stato uomo di potere: potere dentro la Chiesa e rapporti privilegiati con il potere al di fuori della Chiesa, quello politico, in particolare.

Uomo di potere dentro la Chiesa. Le sue critiche ai Papi

Che Ruini coltivasse il potere all’interno della Chiesa lo si è capito da tanti indizi. Ha governato la Chiesa italiana con il cipiglio giusto di chi sa che può e deve comandare. Di quel cipiglio fa parte, come componente non secondaria, la durata. Ruini è stato il presidente CEI più longevo degli ultimi decenni. Basta scorrere la lista dei cardinali presidenti CEI. Poma: 10 anni; Ballestrero: 6 anni; Poletti: 6 anni; Bagnasco: 10 anni; Bassetti: 5 anni. Ruini è stato in carica dal 1991 al 2007: 16 anni.

Non solo ha comandato e comandato a lungo. Ma ha detto la sua su altri che hanno il compito di comandare nella Chiesa e, in particolare, sui Papi. A papa Francesco ha rimproverato la scarsa attenzione alla tradizione e a papa Benedetto XVI ha rimproverato apertamente di essersi dimesso. In fondo Ruini ha rimproverato ai Papi quelle che, a suo parere, erano precisamente delle debolezze nell’esercizio del potere: la lunga tradizione è la grande garante del potere papale e chi non la valorizza, sbaglia: papa Francesco. La stabilità nell’esercizio del potere è fondamentale e chi ci rinuncia sbaglia: papa Benedetto. Forse proprio a riprova di questo, il cardinal Ruini è rimasto al suo posto per lunghi 16 anni e non aveva un “mandato a vita” come i Papi.

Uomo di potere di fronte al potere. Le sue simpatie per Berlusconi

La visione muscolosa del potere dentro la Chiesa Ruini l’ha portata anche nei suoi rapporti con gli altri poteri, quello politico, in particolare. Tutti i giornali ricordano la sua simpatia per Berlusconi, i suoi apprezzamenti per Draghi… Le simpatie politiche di Ruini non solo erano in sintonia con le sue simpatie ecclesiastiche ma determinavano i toni dei rapporti i due poteri. Ruini, infatti, era convinto che la Chiesa dovesse trattare da posizioni di forza con il potere politico. Quella convinzione segnava le sue battaglie. I giornali ricordano le sue campagne pro famiglia, contro aborto, divorzio e i suoi “valori non negoziabili”. L’informazione è corretta ma rischia di essere sviante e di parte. Per il motivo che fa pensare che solo Ruini e chi nella Chiesa la pensa come lui è per la famiglia e contro l’aborto e il divorzio (e, a questo proposito, non è un caso che i ricordi più calorosi di Ruini vengano dalla destra al potere, e, in particolare, da Meloni). In realtà i valori difesi e i disvalori combattuti non sono soltanto di Ruini. La differenza fra lui e i molti cattolici democratici nasce quando dall’annuncio ecclesiale dei valori si passa alla loro difesa politica. Un cattolico laico è contro l’aborto, ma prende atto delle leggi dello Stato in cui vive. Per un credente i “valori non negoziabili” sono tanti. In politica i valori, compresi la libertà e la democrazia, compresi aborto e divorzio, sono tutti negoziabili. Ruini o non prendeva atto o dava la sensazione di non voler prendere atto. E’ da questo travaso politico dei valori morali che nasce la differenza tra Ruini e i cattolici democratici.

Si ha la sensazione che poco resti di questa visione di Chiesa. E forse non è sbagliato pensare che con Ruini muore anche una buona parte di questa Chiesa che si pensa forte e che pensa che la forza viene, chissà come, dal Vangelo.

La Chiesa, la forza, il servizio

A monte, ovviamente, sta la convinzione che determina tutto ed è determinata da tutto: l’idea stessa di Chiesa. Ruini pensava che, alla fine, la Chiesa deve imporsi. Deve anche servire, certo, ma la forza è una componente essenziale del servizio. Molti altri cattolici variamente democratici pensano che la Chiesa deve soprattutto servire e il servizio è una componente essenziale della forza.

E’ un gioco di parole. Ma Ruini lo ha sempre sentito come un modo di essere e non come un semplice modo di dire.  

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