Nella conferenza stampa al Cremlino Putin ha parlato molto di moltissimi argomenti. Ha avuto un accenno anche alla sua fede in Dio che, ha assicurato, “non ci lascerà mai”. Riflessione su che cosa ci sia di comune tra il Dio di Putin e quello del Natale
La conferenza stampa che Putin ha tenuto al Cremlino è durata oltre quattro ore. C’è stato il tempo, dunque, di parlare di tutto: di guerra, di pace, di Ucraina, di Europa, di USA, di Trump… Putin ha avuto anche tempo e possibilità di intenerire il mondo che lo ascoltava, assicurando di essere innamorato. Ha parlato anche di Dio.
Il Dio di un potente in guerra
Naturalmente il Dio di un presidente così impegnato in guerra doveva, per forza di cose, prendere posizione sulla guerra. E, sempre per forza di cose, la posizione di Dio sulla guerra non poteva che coincidere con quella di Putin. Alla domanda: “In che cosa crede?”, Putin ha risposto: “In Dio, che è sempre con noi e che non ci lascerà mai”.
La cosa – la convinzione, cioè, di sentirsi dalla parte di Dio, o meglio: di sentire Dio dalla parte propria – non è nuova. “Dio con noi” era forse – cosa non sicurissima - il motto dei cavalieri teutonici e Gott mit uns – cosa sicurissima – era il motto scritto sui cinturoni delle SS naziste.
Dio deve essersi abituato a sentirsi tirato per la giacca e, anche di fronte alle certezze granitiche di Putin deve averci fatto un sorriso (mi viene in mente “Anche Dio ride”, del gesuita James Martin).
Il Dio dei mistici
Siccome, Putin permettendo, risulta un po’ difficile dire cosa pensa Dio (e soprattutto cosa pensa su una guerra maledetta in corso), possiamo al massimo ricordare qualcosa di quello che pensiamo noi di lui. E, in particolare, ricordare il tema, molto ricorrente nella tradizione cristiana, di una qualche forma di immedesimazione dell’uomo con Dio. Il “mistico” sente intensamente il suo rapporto con Dio. Teresa d’Avila parla di “matrimonio spirituale” col Cristo e, per lei, “Dio solo basta”. San Giovanni della Croce dice che l’anima “sembra essere Dio stesso per partecipazione”. Le citazioni potrebbero essere caterva a patire naturalmente da san Paolo: “Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me”: lettera ai Galati.
Ora, è difficile dire che cosa Putin sappia di questa tradizione cristiana. Non disponiamo di notizie certe sui suoi studi di teologia. Quello che risulta evidente, invece, è che la cultura che sta dietro la sua affermazione va esattamente nella direzione opposta: non l’uomo che si perde in Dio, ma Dio che si perde nell’uomo. Nel misticismo, infatti, Dio rende divino l’uomo. Nella “teologia putiniana” l’uomo rende umano Dio.
Per la verità, che Dio si faccia umano, è cosa nota. E’ il tema di questi giorni e di quelli che verranno: siamo a Natale. Ma, nella notizia di questi giorni, fanno capolino dei particolari che ribaltano tutto rispetto alla “teologia putiniana”.
Il Dio di Betlemme e del Calvario
Intanto, Dio non diventa uomo perché un Putin qualsiasi lo ha voluto, ma lo diventa perché lo ha voluto lui. Ma poi, soprattutto, c’è modo e modo di farsi uomo. Il Dio di cui si dice in questi giorni è bambino. E sappiamo molto bene che lo stesso, diventato grande, muore come un delinquente in croce. Di questo parleremo fra qualche mese. In Putin non c’è né Betlemme né Calvario. L’estrema debolezza di un Dio che nasce e di un Dio che muore non serve a Putin. In effetti, un Dio che sta dalla parte di chi dichiara guerra “necessaria” e “santa” non può nascere e non può morire. Solo che, alla fine, un Dio che non nasce e non muore non è più il Dio cristiano (Anche per questo suona strano che la Chiesa ortodossa russa non abbia mai parlato non solo dell’assurdo della guerra ma neppure della bellezza della pace. Strano per una Chiesa cristiana: lo ha fatto notare anche il cardinal Pizzaballa).
Mi torna in mente una dichiarazione che si sente ripetere spesso dentro e fuori la Chiesa: Il mistico e l’ateo sono vicini di casa. Tutti e due sono presi da due visioni totalitarie, assolute e, allo stesso tempo, contraddittorie: il tutto dell’uomo in Dio o il tutto di Dio nell’uomo.
Quindi, Putin potrebbe essere considerato, in via del tutto teorica, o come mistico o come ateo. Se posso dire, sommessamente, il mio parere, mi pare che “Vladimir Vladimirovic Putin, presidente e mistico”, mi suona male. Meglio ridimensionare i titoli e, soprattutto, di tutti i titoli mi sembra urgente cancellare l’ultimo.