Sono cominciati i mondiali di calcio. L’Italia non c’è. Non ci siamo. Sì, perché il gran circo dei mondiali è attrattivo proprio perché grande, vasto, planetario. In questo circo dove tutti, potenzialmente, potrebbero esserci, noi non ci siamo. Anche il numero delle nazionali partecipanti dice qualcosa. Erano 13 nel 1930, 16 dal 1954 al 1978, poi salite a 24 fino al 1994, poi 32 fino all’ultima edizione. Sono 48 nella edizione del 2026. Esclusi, dunque, proprio quando era più facile essere inclusi.
I grandi appuntamenti calcistici sono i più adatti a far ingranare il meccanismo dell’identificazione. La nazionale fa diventare nazionali tutti gli italiani. Per cui se l’Italia vince, vinciamo tutti, se perde, perdiamo tutti. E se l’Italia viene esclusa? E’ ovvio: siamo tutti esclusi. Lo sapevamo già, ma, adesso che il gioco è iniziato, ci accorgiamo di non esserci: l’esclusione diventa evidente.
Chi non sa di calcio, è sicuro che se ne farà presto una ragione. Anzi: non ha neppure bisogno di farsene una ragione. Ne hanno bisogno, invece, i molti, moltissimi che si interessano di calcio. E’ il “grande pubblico” che, da attore potenziale, viene ridotto a spettatore reale e diventa il grande escluso.
Mai come in questo caso ci si accorge come sono importanti i grandi eventi simbolici che aggregano e come è grave che questi eventi simbolici non ci siano. Certo: sentirci italiani perché si gioca un campionato è ingannevole perché non di solo calcio vive l’uomo. Qualcuno potrebbe pensare che, proprio perché esclusi dal mondiale, potremmo convertirci a valori collettivi più seri, meno illusori. Ma quali? La Patria, la Religione, la Cultura, la Politica…? E avanti con le grandi cose tutte con la maiuscola. Sono valori grandi, ma, dobbiamo constatarlo, più sono grandi e meno clienti raccolgono. Il calcio invece, non propone gran che, ma è un efficacissimo mezzo per “tirarci insieme” come italiani.
Ecco, all’inizio del mondiale, dobbiamo constatarlo: a partire dal 12 giugno del 2026, non manchiamo soltanto di Patria, di Religione, di Cultura, di Politica, ma manchiamo anche della gratificante illusione del calcio.