La situazione politica europea dopo le elezioni recenti.
L'importanza decisiva del tema della pace. Da perseguire, ma non con la vittoria militare.
Il ruolo profetico dei credenti
Tra i tanti modi di guardare al recente voto europeo vorrei assumere la prospettiva che per me è oggi la più importante: la pace. Come esce la pace da queste elezioni?
Le elezioni e il "giudizio" sulla pace. Complicato
Dirò subito che il voto non ha espresso un giudizio netto, ma articolato; che esige, come si dice, una ermeneutica.
Dentro lo schieramento attualmente al governo in Europa possiamo dire che nel Partito Popolare (PPE) il successo dell’ala bavarese (CDU) lo spinge nella direzione voluta dalla von der Leyen, cioè ad un atlantismo duro e bellicista, ma Forza Italia e altre forze popolari nazionali vi portano invece un coinvolgimento controllato e non espansivo.
Le varie sfumate posizioni dei diversi partiti e delle diverse anime dei partiti
Dentro lo schieramento socialista al governo (S&D) si registra una secca sconfitta del maggiore azionista, il Partito socialdemocratico tedesco il cui segretario e Cancelliere, Scholz, aveva assunto posizioni belliciste spinte fino ad un coinvolgimento diretto. Mentre il PD italiano è in ascesa, e al suo interno non è affatto univoco sul tema della pace: l’ala Schlein è per un atlantismo critico e un bellicismo controllato; l’ala più conservativa, liberale più che popolare (in cui mettiamo anche Gori), spinge per un deciso atlantismo e per l’invio di armi che non può non portare ad un progressivo inasprimento del conflitto senza sapere fino a dove. Ma ci sono anche posizioni pacifiste decise, addirittura anti-NATO (Tarquinio, Strada…).
Lo schieramento governativo liberal-democratico di Rinnovamento Europeo (RE) che fa capo a Macron, che aveva proposto recentemente un coinvolgimento bellico perfino diretto, come poi Scholz, ha subito una sorte ancor peggiore di quello.
La Destra europea resta fieramente avversa alla prosecuzione bellicista e in certe aree è addirittura filoputiniana. La destra ID (Identitari europei), a parte il calo della Lega, ha avuto grande successo in Europa, soprattutto in Francia con Le Pen (RN), e in Olanda e in Spagna e in altri Paesi. Ma anche altre forze di destra decisamente antiguerra sono avanzate in Austria e soprattutto in Germania con schieramenti però filonazisti (AdF).
Più morbida potrebbe diventare la posizione dei Conservatori e riformisti (ECR), grazie a Fratelli d’Italia (Meloni), che ha assunto posizioni, diremmo, più decisamente atlantiste che belliciste propriamente dette: cioè sì alla guerra in quanto posizione occidentalistica.
La Sinistra e i Verdi sussistono ancora, anzi in Italia sono avanzati con AVS, e mantengono la loro opposizione al Governo e alla guerra. Come pure fieramente antibellicista resta il Movimento 5 Stelle, per quanto ridimensionato.
Von der Leyen e Meloni, Forza Italia, Lega...
Quindi nello schieramento attuale europeo la posizione della guerra ‘fino alla vittoria’ si è indebolita. Per questo la von der Leyen fissa come punto irrinunciabile della sua posizione un atlantismo duro e puro e una scelta bellicista decisa e, visto l’indebolimento interno, cerca anche fuori del suo schieramento sponde che la irrobustiscano. E il primo interlocutore per lei sembra essere proprio Giorgia Meloni, che pur appartiene attualmente ad uno schieramento di opposizione. Ma questa intesa incontra il veto dei Socialisti e di gran parte dei Popolari; e d’altra parte la Meloni stessa esita a rompere con i suoi alleati sia europei (Orban, ad es.) sia italiani: Forza Italia, non è fortemente bellicista; la Lega è, specie con Salvini e Vannacci, fortemente avversa al coinvolgimento.
Probabile che la posizione filoucraina e, purtroppo, la fornitura delle armi, sia destinata a continuare
Se la von der Leyen insisterà sul problema dell’aiuto militare all’Ucraina come basilare e aperto a soccorsi esterni, ci saranno complesse trattative e proposte di scambi e anche possibili riposizionamenti delle forze politiche e divisioni al loro stesso interno.
Noi riteniamo probabile che la posizione filoucraina sia destinata a continuare, anche – purtroppo - nella fornitura di armamenti. Ma che la posizione bellicista non possa facilmente spingersi fino ad un coinvolgimento diretto nella guerra. E pensiamo che se, per realizzare questo ci fosse un aggancio della Destra (meloniana), ci sarebbe la conseguenza che, siccome nessuno fa niente per niente, un suo appoggio sposterebbe l’agenda politica generale su posizioni più liberiste.
Caro Gori, per noi cattolici, il discrimine non è mai la guerra, ma la pace
Sicché avremmo un aggravamento delle spese belliche accompagnato da un prolungamento dello stato di guerra magari non diretto, ma progressivo, e da un indebolimento dello Stato sociale. No, caro Gori, ora che è stato eletto nel PD, ci permettiamo di dirle che, almeno per noi cattolici che non siamo mai stati sfiorati né dal marxismo né dal liberismo (nemmeno berlusconiano), il discrimine politico non può mai essere la guerra, ma la ricerca della pace con i mezzi della pace. Oggi che guerra significherebbe distruzione del mondo, la profezia della pace coincide con la razionalità della pace.
La speranza è che dentro lo schieramento di centro-sinistra attuale si affermi almeno un atlantismo non assoluto, ma critico, che sappia distinguere intanto la NATO dall’Europa: perché la prima è sorta nel solco della guerra e con scopi militari di contrasto tra blocchi; la seconda è organismo politico e culturale, nato per superare i blocchi e per ripudiare la guerra.
La speranza è che non si creda che l'unico modo per arrivare alla pace sia la vittoria militare
L’altra, conseguente, speranza è che si arrivi a superare la concezione di una pace ottenuta tramite la ricerca della vittoria militare (e quindi con l’aumento progressivo di armamenti): impossibile e dannosa. Impossibile per l’Ucraina perché sarebbe frutto solo d’una guerra mondiale che lascerebbe tutti sconfitti o, meglio, distrutti; dannosa per la Russia che, umiliando una nazione (l’Ucraina), si attirerebbe la riprovazione della comunità internazionale e l’odio di un popolo (ucraino), un tempo considerato fratello”.
Queste speranze di una pace per via di dialogo e di aperture continue e progressive (nel campo economico, culturale, sportivo) dovrebbero essere coltivate attivamente in modo particolare da esponenti politici cattolici in Italia e in Europa. Oppure noi, cattolici per la “pace subito”, saremo costretti a riporre le nostre speranze nella vittoria di Trump, che appiattirebbe immediatamente su di sé la NATO e i servi USA dell’Europa? Sarebbe triste e non ce lo auguriamo.
Però permettetemi di concludere, per una distorsione professionale, con due sentenze: una di S. Agostino, l’altra di S. Gregorio Magno, care a papa Giovanni:
Dio concede nella sua ira cose che ci rifiuta quando è propizio” (Sermones, 354, 7); “cose che Dio permette nella sua ira, le tollera in modo da volgerle utilmente al suo disegno” (Moralia, VI, 18,33).
In parole più laiche: spesso la storia impone col male il bene che gli uomini non sanno fare di loro libera volontà.