Sul fronte ucraino c’è una novità che, per certi versi, è straordinaria. Non fa progredire la guerra e non la fa regredire e non riguarda chi combatte su un fronte o sull’altro. Riguarda i caduti. “Il loro numero è sconosciuto, ma si tratta di migliaia di persone, corpi spesso abbandonati sotto il fuoco del nemico, disseminati nel sottobosco, nei campi, negli acquitrini”, così su “La Croix” di ieri, il reportage di un inviato. Si è costituito un gruppo di volontari, ucraini, che si impegnano a identificare i corpi, ucraini e russi, dei caduti. Il motivo è semplice: “ogni persona ha diritto a una sepoltura; ogni famiglia ha il diritto di rendere omaggio a ciò che resta di una persona cara”. “Non sono dei corpi che andiamo a recuperare, ma delle anime”, dice Oleksiy Youkov, l’animatore del gruppo di volontari. E aggiunge: “Chi siamo se non onoriamo i nostri morti? Non siamo più una nazione, non siamo più un popolo. Non siamo più niente”. Si tratta, come evidente, di una missione molto pericolosa. Si è avuto notizia, infatti, che Oleskiy Youkov è morto qualche settimana fa: “E’ saltato su una mina”, racconta un suo collaboratore. Non sono riuscito a sapere se l’opera dei volontari di Youkov continua.
Bisogna notare che, anche se l’opera non continuasse, è già una straordinaria notizia che sia cominciata. Con la guerra, è evidente, la dignità è sempre perduta: il nemico non è più un uomo, ma un avversario da eliminare. I soldati diventano numero. I civili stessi perdono molte delle loro relazioni e con le relazioni perdono anche molta della loro umanità. Russia e Ucraina, poi, non comunicano neppure i dati ufficiali dei caduti. Forse per pudore, forse perché neppure loro sanno quanti sono. La cura dei caduti, quindi, diventa un lusso. Angosciante, in particolare, questa immagine di corpi abbandonati nel sottobosco e negli acquitrini.
In questo stato di cose che qualcuno si sia interessato proprio della cura dei caduti diventa un esile segno di speranza. Si tratta, infatti, del tragitto inverso rispetto alla guerra. La guerra trasforma l’uomo in nemico di abbattere, la cura dei caduti trasforma il nemico in un uomo da onorare.
Non si sa quando arriverà la pace. Ma questa sorprendente cura per i morti sarà forse ricordata, in futuro, come uno dei timidi segni che l’hanno preannunciata.