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A proposito delle Kessler. E della Vanoni e della morte

Greyscale shot of a chair on a water surface with a reflection on a rainy day

La recente scomparsa di note dive dello spettacolo ha riacceso i riflettori sul tema del fine vita: suicidio assistito per le gemelle Kessler (89 anni), morte naturale per la Vanoni (91 anni)

 

 

Due percorsi opposti che sembrano riassumere, almeno nella narrazione proposta da molti giornali, il bivio davanti a cui si trova l’uomo contemporaneo di fronte al fine vita, alla morte.

Le gemelle Kessler hanno scelto il suicidio assistito che in Germania si è reso possibile a seguito della sentenza della Corte costituzionale federale tedesca del 26 febbraio 2020.

Cosa dice la norma tedesca

Occorre innanzitutto sottolineare che anche in Germania, come in Italia, l’accesso al suicidio assistito non è stato introdotto per via legislativa ma attraverso una sentenza della Corte costituzionale. Anche in Germania, ad oggi, il Parlamento non ha approvato alcuna legge in materia.

Ad avviso della Corte, il generale diritto della personalità (art. 2, co. 1, in combinato disposto con l’art. 1, co. 1, della Legge fondamentale, Grundgesetz - GG) comprende il diritto ad una morte autodeterminata.

Questo diritto include la libertà di togliersi la vita e, a seconda dei casi, ricorrere all’assistenza fornita volontariamente da terzi per questo scopo. Laddove, nell’esercizio di questo diritto, un individuo decida di porre fine alla propria vita, avendo raggiunto questa decisione in base alla propria percezione del concetto di qualità della vita ed esistenza significativa, la sua decisione deve, in linea di principio, essere rispettata dallo Stato e dalla società come un atto di autonoma autodeterminazione.

Come si vede, a differenza del caso italiano dove la Corte costituzionale nella sentenza n.242/2019 ha ritenuto non punibile l’aiuto al suicidio a ben determinate e stringenti condizioni, ossia, a) scelta  autonomamente, consapevolmente e liberamente formatosi dal paziente; b) il quale sia tenuto in vita da trattamenti di sostegno vitale; c) affetto da una patologia irreversibile, d) fonte di sofferenze fisiche o psicologiche che egli reputa intollerabili; la Corte tedesca ha incluso il diritto ad una morte autodeterminata come espressione del generale diritto della personalità rimandando alla valutazione soggettiva della persona la scelta.

Non, quindi, una eccezione rigorosamente disciplinata come in Italia, ma un principio molto ampio, che il legislatore potrà regolamentare nei termini e modalità di esecuzione ma non condizionarlo o limitarlo.

A mio avviso, un intervento così ampio come quello della Corte tedesca per l’ordinamento italiano sarebbe assai problematico in quanto verrebbe considerato lesivo del principio della separazione dei poteri, principio che per la Costituzione italiana deve ritenersi irrinunciabile. Sarebbe cioè considerato una invasione di campo a danno del Parlamento, cosa che infatti la nostra Corte si è ben guardata dal fare.

Morte naturale o morte culturale

Come sempre, le soluzioni adottate hanno la loro radice in una visione del mondo: la questione del fine vita rispecchia il fine, il senso, che noi attribuiamo alla vita.

Nel caso delle Kessler la morte appare il risultato di una scelta libera, autonoma e responsabile senza, potremmo dire, alcuna interferenza esterna. L’uomo contemporaneo sembra invocare una totale autonomia (nel senso etimologico del termine ossia da αὐτός “sé stesso” e νόμος "legge" e quindi, letteralmente, “legge di sé stesso"), ovvero la capacità di governarsi da sé e di agire secondo leggi e regole proprie. È un uomo isolato, principio e fine di se stesso.

Totalmente opposto è l’approccio di chi attende la morte come evento naturale, come il termine di una esperienza che non dipende esclusivamente da noi, ma che si inserisce in una relazione, in una storia, in un mistero più grande.

L’attesa della morte

Il credente si pone davanti alla morte, rifiutando ogni accanimento terapeutico, con fiducia e in atteggiamento di attesa.

«Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra morte corporale» recita il cantico delle creature.

Post Scriptum. Mentre scrivo questo contributo, giunge la notizia che in Slovenia domenica 23 si è tenuto un referendum popolare, sostenuto tra gli altri dalle Chiese cristiane e da associazioni di medici, che con il 53% di voti ha bloccato l’entrata in vigore di una legge per legalizzare il suicidio assistito. Un ulteriore elemento che conferma quanto il tema sia delicato e complesso.

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