Il 18 settembre 1522 i Reggenti della Misericordia Maggiore deliberano di dotare la Basilica di un Coro ligneo che accolga nelle grandi festività autorità religiose e civili. Gli scranni del coro dovranno essere decorati dalle storie bibliche intarsiate in legno. Le storie dovranno essere chiuse da coperti da aprirsi nelle grandi festività cittadine.
Il teologo Girolamo Terzi suggerirà i temi iconologici che Nicolino Cabrini, pittore, disegnerà sui cartoni come modello che Giovan Francesco Capoferri, giovane marangone, riporterà in intarsio. Il pittore muore poco dopo. Sarà Lorenzo Lotto a subentrare nell’incarico il 12 marzo 1524.
Il 25 gennaio 1531 Lorenzo Lotto invia da Venezia gli ultimi sei cartoni. Due anni dopo Capoferri consegna gli intarsi delle ultime due storie.
Il coro è attualmente sottoposto ad un accuratissimo, straordinario, restauro che si concluderà proprio entro quest’anno di Bergamo capitale della cultura.
“…Avendo Assalonne figlio di Davide, una sorella molto bella, chiamata Tamàr, Amnòn figlio di Davide si innamorò di lei… Ora Amnòn aveva un amico, chiamato Ionadab… uomo molto astuto… gli disse: «Mettiti a letto e fingiti malato; quando tuo padre verrà a vederti, gli dirai: Permetti che Tamàr venga a darmi da mangiare… allora prenderò il cibo dalle sue mani…» Amnòn si mise a letto e si finse malato… Tamàr andò a casa di Amnòn che giaceva a letto. Essa prese farina stemperata, la impastò, ne fece frittelle … prese le frittelle che aveva fatte e le portò in camera ad Amnòn. Ma mentre gliele dava da mangiare, egli l’afferrò e le disse: «Vieni, unisciti a me». Essa gli rispose: «No, fratello mio, non farmi violenza… Ma egli non volle ascoltarla: fu più forte di lei e la violentò unendosi a lei… Poi Amnòn concepì verso di lei un odio grandissimo: …Le disse: «Alzati, vattene!»… chiamato il giovane che lo serviva, gli disse: «Cacciami fuori costei e sprangale dietro il battente».
La scena si svolge nel cortile di un ricco palazzo come quello al numero 72 di via Pignolo, casa che fu di facoltosi committenti di Lorenzo Lotto.Al piano terra due giovani, Amnon con l’amico Jonadab, spiano le fanciulle intente al cucito; Tamar, dalla lunga treccia bionda, si è alzata e si avvia oltre una porta. Al piano di sopra Amnon è nell’ampio letto a baldacchino; riceve il cibo ”dell’inganno” da Tamar e allontana i servitori.La scena si sposta nella sala attigua; Amnon afferra Tamar alla vita e la violenta.Il triste epilogo si svolge in basso a sinistra con la fanciulla che fugge da una porta prospicente le scale; il suo volto è fuori scena: la vergogna ha il sopravvento.
Il cartone è consegnato da Lorenzo Lotto nel 1525. Capoferri intarsia e Ludovico da Mantova profila (rifinisce l’intarsio) entro il 1530
Il busto della Venere classica sfiora con lo sguardo l’osservatore. Si appoggia su due tralci di rose sfatte con i petali appassiti e i ricettacoli gonfi di semi.Due stelle trafiggono Venere: quella di sinistra sovrasta un instabile busto maschile avvolto in un cartiglio muto. A desta la stella è sopra una tabella senza scritte da cui pende un paio di occhiali; sono filtro allo sguardo per trasformare il desiderio in sentimento.La bellezza terrena è caduca; amore sensuale si contrappone ad amore sublimato.Le due stelle in antitesi sono i due modi di vedere la bellezza, la storia, la cultura: a sinistra amore nella carne, a destra amore nella conoscenza.Cartigli e tabella muti inducono un senso di mistero.Solo dopo questi ammonimenti è possibile aprire il “coperto” e svelare la “historia”
Nella “historia” successiva Lorenzo Lotto racconterà il destino del violentatore.