Nelle scorse settimane lo Stato Italiano tramite il Ministero della Cultura - con non poche polemiche e “gran cassa” mediatica - ha acquistato l’ “Ecce Homo” di Antonello da Massina al prezzo di 12,6 milioni di euro.
La piccola tavola - probabilmente l’ultima opera rimasta in mani private dipinta da Antonello, a cui sono con certezza riferite solo 40 opere - misura cm. 20x15; è dipinta a tempera su due lati e rappresenta il primo “Ecce Homo” di una serie che l’artista messinese realizzerà in numerose versioni; oggi ne sono note altre quattro gelosamente conservate in importanti collezioni.
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Sul recto “ecco l’uomo” che fissa e interroga
Nelle cinque piccole tavole, Antonello trasforma l’antica icona dell’ “Uomo dei dolori” - del Cristo flagellato, coronato di spine, umiliato, esposto da Pilato al giudizio della folla - nella figura di uomo storico, persona sofferente che fissa negli occhi gli astanti, imbastendo un dialogo sospeso. La figura - di assoluta modernità - muove empatia inquietante: interroga, aspettando da chi guarda risposte a domande inespresse.
Sul verso una risposta
Sul verso rocce tormentate si placano all’orizzonte in fiordo di mare calmo e limpido. Nell’aspra gola in primo piano, scavata nei millenni da acque e frane, Antonello dipinge il rifugio di Girolamo: solo un pancone come giaciglio, sassi, serpi, libri e calamaio.
Girolamo ha lascito il potere per trovare un diverso progetto di vita nel silenzio, nella solitudine del deserto, nello studio; in ginocchio - battendosi il petto - medita davanti al codice aperto sulle pagine del Passione di Cristo, cercando la via per “imitarlo.”
”De Imitatione Christi”
Il dipinto - primo della serie con il medesimo tema - prende forma negli anni successivi alla diffusione del “De imitatione Christi”; il testo devozionale - nel contesto del rinnovamento spirituale che percorre l’Europa dopo la grande peste - viene largamente diffuso con il nuovo metodo della stampa e riscuote da subito grande risonanza, al punto di diventare nell’’Europa cristiana il libro più diffuso dopo la Bibbia.
Per progetti di vita
Riferito al monaco Tommaso da Kempis, il testo risulta in effetti sintesi della spiritualità che - da Paolo apostolo, passando per le riflessioni di Agostino, fino a Francesco d’Assisi e in larga parte della teologia bizantina - caratterizza nei secoli la sequela a Cristo.
Dando enfasi alla vita interiore, il “De imitatione” propone meditazione sulla Parola di Dio, ritiro dal mondo e dalle cose terrene, ricerca di pace interiore, umiltà, fuga dalla vanità della ricchezza e dal successo mondano, pazienza e fede nell’abbracciare le proprie croci: lo stile di vita del monaco Gerolamo nel deserto diventa riferimento e modello.
Dialogo mistico nella sequela del Venerdì Santo
In particolare nella ricorrenza del Venerdì Santo il “De imitatione Christi” trovava speciale enfasi nella sequela alla Via Crucis e intensificava l’invito alla meditazione nel silenzio e alla preghiera nel dialogo mistico con Cristo.
Le tavolette di Antonello da Messina, che riesce a dipingere la meravigliosa sottigliezza di un incontro, diventano “facilitatori di dialogo”; l’ “Ecce Homo” con occhi lucidi, bocca socchiusa e pianto trattenuto, instaura con chi lo guarda un “rapporto” che trascende la contemplazione.
Accessorio devoto
La piccola tavola di legno dipinta sui due lati aveva una funzione devozionale strettamente privata, anche da portare in viaggio, senza mai separarsene. Federico Zeri, che nel 1985 scopre il dipinto e riconosce la mano di Antonello da Messina, spiega perché l’immagine di San Girolamo sia così consunta: riparata in una bisaccia di cuoio, sempre vicino alla persona, sarebbe stata ripetutamente e devotamente baciata e accarezzata.
Gli altri “Ecce Homo” di Antonello da Messina




P.S.
Lutero condannerà l'uso improprio del termine “Imitazione”, preferendogli invece il termine "Confronto" in quanto nessuno può essere come Cristo se non Cristo stesso.

