Essere Chiesa oggi non significa "risolvere problemi", ma attivare una "conversione relazionale". In concreto? Meno gerarchia piramidale, più responsabilità condivisa. E la prova del nove arriva su uno dei temi più delicati: come si sceglie un Vescovo?
Non è burocrazia, è "conversione relazionale". Così le nuove linee guida del Sinodo trasformano la scelta dei pastori in un esercizio di ascolto collettivo: dai consigli diocesani ai poveri, fino a chi non crede più. Non mi è proprio difficile immaginare la faccia e le reazioni di parecchi, ma così dice uno dei nuovi Rapporti dei Gruppi di Studio del Sinodo. Papa Francesco, nel marzo del 2024, per approfondire temi complessi del Sinodo sulla Sinodalità, aveva istituito 10 gruppi di studio che stanno ora consegnando alla Segreteria Generale i loro rapporti, spesso approfondimenti rigorosi su questioni teologiche, canoniche e pastorali. L’obiettivo dichiarato è che la sinodalità non sia solo uno slogan astratto ma sia il punto di vista con cui leggere le dinamiche di comunione e, soprattutto, le regole del gioco. Essere Chiesa oggi non significa "risolvere problemi", ma attivare una "conversione relazionale". In concreto? Meno gerarchia piramidale, più responsabilità condivisa. E la prova del nove arriva su uno dei temi più delicati: come si sceglie un Vescovo?
La fine del "segreto per pochi"
Fino a ieri (e ancora oggi), la selezione dei candidati all’episcopato è sempre stata un processo per addetti ai lavori, verticistico e protetto dal segreto pontificio: i vescovi della regione segnalano periodicamente alcuni nomi al Nunzio Apostolico, il quale svolge un'indagine riservata tra pochi selezionati. Da qui nasce una terna di candidati che viene esaminata in Vaticano e infine presentata al Papa, a cui spetta l'ultima e insindacabile parola.
Da domani (tempo generico) scatta la svolta: il Nunzio dovrà avviare un esercizio di discernimento comunitario. Le nuove linee guida chiedono un passo di lato ai "soliti noti" per fare spazio alla base. Il processo diventa un percorso a tappe che coinvolge la vita reale della diocesi:
- Check-up della comunità: prima ancora di fare nomi, ogni Chiesa deve analizzare se stessa. Di cosa abbiamo bisogno? Quali sono le nostre ferite?
- Busta chiusa, cuore aperto: il Vescovo uscente dovrà consultare il Consiglio Presbiterale e il Consiglio Pastorale. Laici e preti non si limiteranno a tracciare un profilo ideale, ma consegneranno nomi concreti in busta chiusa.
- Allargare il cerchio: non solo i vertici. Il documento incoraggia a bussare alla porta della Consulta dei laici, dei giovani e persino dei poveri. Perché chi meglio di chi vive "in strada" sa di quale pastore c'è bisogno.
Un "Comitato d'ascolto" contro il clericalismo
La vera rivoluzione scatterà quando la sede diventerà vacante. Entrerà in gioco un comitato ad hoc composto da due preti, due consacrati e due laici. Saranno loro il ponte tra la diocesi e il Nunzio. L’obiettivo è quasi "chirurgico": estirpare il virus del clericalismo e delle cordate. Il Nunzio non potrà più accontentarsi di qualche telefonata agli amici o alle persone solite: dovrà interpellare un numero equivalente di laici e consacrati, garantendo una presenza adeguata di donne e giovani.
Il tempo della delega e delle decisioni calate dall'alto pare andare verso il suo termine: oggi la Chiesa chiama ogni battezzato a fare la sua parte. Perché un pastore non si aspetta più al buio di una stanza chiusa, ma si riconosce camminando insieme, ascoltando la voce di tutti, nessuno escluso.
P.S. Mons. Beschi compie i 75 anni il prossimo 6 agosto e, come stabilito, deve presentare le dimissioni. La nomina del nostro prossimo vescovo seguirà i vecchi canali, ma chissà se in futuro avremo il coraggio di sperimentare il nuovo metodo. Troppo per noi bergamaschi? Forse. Eppure il primo vero banco di prova non sta solo a Roma, ma nella vita concreta delle nostre parrocchie, dove c'è urgente bisogno di andare oltre la mentalità gerarchica e clericale di sempre.