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Un concerto… sconcertante

 

Un Donizetti  sold out (nonostante il venerdì santo – ma chi lo ricorda?  si trattava comunque di un’unica rappresentazione solo per quella sera) ha applaudito a piene mani “Alla scoperta di Morricone”.

 

 

Ennio Morricone. La musica e non solo

Una  performance de l’Ensemble Symphony Orchestra, con un lungo excursus appunto tra le splendide musiche di questo compositore, che ha ricevuto per due volte l’ Oscar oltre a tantissimi altri premi.

Le sue composizioni sono infatti l’unione di melodia struggente e sperimentazione audace, dovuta all’uso innovativo di elementi insoliti come fischi, campane, fruste, cori e suoni della natura. Che un’orchestra, in un teatro, non è ovviamente in grado di riprodurre, tuttavia l’Ensemble ha saputo presentare e fondere egregiamente atmosfere western, classiche e moderne, in un linguaggio universale e fortemente narrativo.

Molte le colonne sonore eseguite, celebri e conosciutissime, e che hanno saputo trasformare il cinema in poesia musicale: da“Per un pugno di dollari”, a “Il buono, il brutto e il cattivo”, passando per “Nuovo cinema Paradiso”, “Malena”, “C’era una volta il West”,”Mission”, “C’era una volta  in America”, fino alla “Leggenda del pianista sull’oceano”.

E tutto questo grazie al suono preciso e alle note immortali di clarinetto e corno, violino e pianoforte. Molto bene anche il soprano, Anna Delfino, bella ed elegante in abito bianco lungo e davvero brava.

Insomma, un bel viaggio, condotto dal maestro e direttore dell’orchestra Giacomo Loprieno, capace di condurre il dialogo tra palco e platea.

Ci sono stati poi momenti di recitazione di Andrea Bartolomeo, presenza discreta, ma in grado di dare efficacia ad alcuni dialoghi che hanno fatto la storia delle pellicole citate.

Non si è trattato perciò soltanto di un concerto, ma di un vero e proprio percorso, di parole, suggestioni e performance di solisti.

Ma per vedere avremmo dovuto essere delle giraffe

Tutto bene, dunque? Eh no, e qui veniamo al bisticcio di parole del titolo.

Per me e mio marito infatti si trattava di un regalo di compleanno, fatto da un figlio, con le migliori intenzioni.

Siamo invece finiti in un palchetto (ordine II, palco n.8, per la precisione) in seconda fila, arrampicati su una sorta di alti sgabelli da bar , uno dietro l’altro, ogni  scranno  munito di schienale che ne limitava la seduta. Roba da mal di schiena … (forse per l’età!) La visuale sul palcoscenico  era pari a zero, o quasi, ma assolutamente nulla per chi si trovava dietro. Forse non sarebbe bastato neppure il collo di una giraffa!

Per fortuna che si trattava di un concerto, da sentire – e l’acustica del teatro è ottima, ma non oso pensare alla prosa, dove invece è molto importante vedere gli attori, le espressioni, le movenze.

Sui biglietti in nostra dotazione purtroppo c’era anche il prezzo: 50 euro per quello davanti, e 35 per quello indietro, sul quale però compare la scritta”Visibilità limitata”. Limitata? Diciamo nulla!

Ma non si vergogna la Direzione del teatro a far pagare queste cifre?

Piuttosto che rifare un’altra volta quest’esperienza, abbiamo concordemente deciso che ce ne staremo tranquillamente a casa, sul divano, da bravi vecchietti, magari con un bel plaid sulle ginocchia!

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