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“L’alba dei leoni”. L’ultimo romanzo di Stefania Auci

Stefania Auci

 

E’ appena uscito in libreria il terzo e ultimo volume – ponderoso più degli altri: ben 444 pagine!- della trilogia sulla famiglia Florio.  I primi sono “I leoni di Sicilia” seguito da “L’inverno dei leoni”, sempre della stessa autrice, che ne riporta la storia. L’editrice è “Nord”.

 

 

La storia esemplare di una famiglia celebre. Gli inizi

Auci romanzo
Auci romanzo

I Florio furono infatti, tra ‘800 e ‘900, una delle famiglie più ricche d’Italia, di tradizione industriale, con una flotta di 99 navi, proprietaria di un vero e proprio impero aziendale, che spaziava dalla chimica alla vineria, dal turismo all’industria del tonno.

Questo terzo volume ne indaga le origini, molto umili, spingendosi là dove il mito non è ancora leggenda, bensì paura, fatica e desiderio di libertà. Così, il libro ci riporta nel 1772, a Bagnara Calabra, che fu l’inizio di tutto.

La ricostruzione è rigorosa, anche se i reali riscontri storici d’archivio della vicenda sono pochissimi, seppelliti sotto le macerie del terribile sisma del 1783, e quindi l’autrice si sforza di essere quanto più possibile rispettosa, limpida, mai comunque didascalica, pur dando largo spazio alla fantasia, ma sempre attenta alla veridicità della vicenda.

Che parte dalla fuga di un figlio, ribelle e sognatore, che scopre che la libertà è esaltante, ma si paga a caro prezzo, poi da una ferita famigliare, quindi da una deviazione capace di cambiare il corso di una vita. Una storia insomma fatta di sangue, fatica, desiderio di libertà e lotta contro un destino immobile, avendo però sempre presente la dignità e l’orgoglio del nome che si porta.

Bagnara Calabra, paese e paesaggio primordiale

Anche Bagnara Calabra, con una ambientazione vivida e suggestiva, è protagonista della vicenda: un paesaggio primordiale fatto di polvere, fango, sasso, di una manciata di case tutte uguali, strette tra rocce e mare. Scuro e chiuso come la famiglia Florio, dove il padre, Vincenzo, è un uomo duro come il ferro che forgia, mentre la moglie Rosa ne compensa l’autoritarismo con l’amore per i figli e la dolcezza. Anche qui, come in tutta l’epoca (siamo alla fine del ‘700!) vige la legge patriarcale che non lascia spazio alla libertà individuale. Il padre comanda; i figli ubbidiscono. Non parliamo poi delle figlie femmine, che chinano il capo e non contano niente. Di conseguenza, si apre un conflitto familiare profondo, fatto di obbedienza, rancore e frustrazione. E’ la lotta di tutti contro il destino ricevuto, ma senza patetismo.

La scrittrice, infatti, sa dare spazio ad una grande narrazione, dove predominano le emozioni: umanità, frustrazione,impotenza, pensiero della madre nei momenti di dolore.

1783: la tragedia del terremoto

Il romanzo, con grande attenzione alla loro psicologia, si concentra sui protagonisti nella fase in cui tutto è ancora in costruzione: uomini e donne che affrontano difficoltà, sacrifici e scelte cruciali, tra speranze personali e dinamiche familiari. Le quali, insieme con i rapporti affettivi, sono al centro del libro, là dove conflitti, complicità e alleanze influenzano le scelte dei personaggi.

I primi piccoli successi diventano così il tessuto di un futuro straordinario, rendendo la storia intensa, pur nella sua apparente semplicità.

1783: la natura in pochi istanti sgretola tutto. Per il terremoto scompaiono case, uomini e speranze, ma quando tutto sembra perduto vince l’istinto di aggrapparsi alla vita, infine nasce un sogno nuovo, lontano da Bagnara.

Perciò, nel 1799, quando Paolo e Ignazio, i figli “piccoli” di casa Florio, arrivano a Palermo, non sanno quale sarà il loro destino, ma hanno ben chiaro quello che sono stati, in lotta contro un padre che li voleva schiavi, contro la disperazione di chi ha perso tutto, contro le ombre delle persone amate e perdute. Questa consapevolezza, unita all’orgoglio del proprio nome, segnerà l’intera storia dei Florio.

Per Stefania Auci, la parola è uno strumento che serve a raccontare e descrivere i passaggi di questa saga umana e professionale. La sua è una scrittura immediata e ricca di dialoghi, senza indulgere nel superfluo né sacrificare la densità emotiva, e che esplora il conflitto generazionale e maschile, il peso del patriarcato e la possibilità di scegliersi un destino diverso.

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