Alcune riflessioni sull’Intelligenza Artificiale (IA) applicata alla creazione artistica, dopo gli interrogativi posti dalla lettera enciclica Magnifica Humanitas di Papa Leone XIV.

Dal capitolo dedicato alla custodia della persona nel tempo dell’Intelligenza: “Custodire l’umano nella trasformazione. Varietà, lavoro, libertà”.
(95) Non dobbiamo equiparare l’intelligenza artificiale a quella umana. Le IA non possiedono un corpo, non attraversano la gioia e il dolore, non maturano nella relazione, non guidano il bene e il male, non assumono su di sé il peso delle conseguenze”
(214) “Ciascuno sia attento a come costruisce
L’arte generata dall’IA si diffonde
L’arte generata dall’Intelligenza Artificiale non è più un divertimento per pochi. Si sta diffondendo velocemente nell’ambito della creatività umana, a partire dal predominio della tecnica sul pensiero originario. Ha già conquistato vari settori in ambito artistico e costituisce comunque una forma stimolante, seppure carica di interrogativi.
Gli artisti più sensibili alle innovazioni hanno incominciato da tempo a manipolare le innumerevoli possibilità espressive fornite dai potenti mezzi meccanici. Si tratta, tuttavia, di sistemi che nascono e si sviluppano nelle mani di pochi e che, spesso, vengono utilizzati dai fruitori come giocattoli innovativi di cui si ignora completamente la portata presente e futura. La tecnologia non è mai neutrale.
L’IA può creare un falso Picasso
Tra entusiasti e scettici, gli operatori della cultura non hanno ancora elaborato strategie per utilizzare correttamente modelli matematici addestrati su enormi database di immagini, testi o suoni.
Pensiamo a programmi tipo “text-to-image” o “prisma” con cui è possibile generare dipinti, illustrazioni o animazioni partendo da zero o estendendo immagini esistenti.
Possono fornire “falsi” dipinti di Picasso, Kandinskji o Chagall; possono generare automaticamente testi scritti, in forma gratuita o a pagamento. Agiscono su impulsi verbali del tipo “vorrei un’immagine di un paesaggio di fiume, disegnato e poi colorato secondo la tecnica impressionista, cubista, realista, pop-artista… “.
L’arte non la produce un pennello. E neppure l'IA

Ci saranno tanti pittori digitali della domenica? Senza disprezzare un artista dilettante (se si diletta, va sempre bene!), bisogna chiedersi se i modelli imitativi da utilizzare siano sempre i più validi e i meno scontati, a quali scopi vengano elaborati e a chi siano effettivamente rivolti. L’arte non è il prodotto di un pennello. Sarebbe come chiedersi se la pittura ad olio, l’acquarello, la serigrafia possano di per sé produrre automaticamente arte. Se l’IA è un mezzo e non un fine, occorre prima di tutto essere informati non solo sulle infinite applicazioni, a partire dalla propria sensibilità umana, cultura, formazione, scuola, tradizione e innovazione. E poi, basterà una stampante che produce materia, per sostituire la manipolazione della creta, del gesso, dell’argilla nella realizzazione di un progetto che ha previsto un coinvolgimento dei sensi e dell’intelletto?
L’uomo, alla fine, va difeso
Alla fine, si ritorna alle eterne domande: che cosa è l’arte, a cosa serve, a chi si rivolge, con quali scopi, in che forme, dentro quali contesti globali?
La lettera enciclica Magnifica Humanitas non segnala un conflitto tra tecnologia e antropologia ma mette in guardia difendendo l’uomo e il suo pensiero, la sua intelligenza creativa, la sua libertà di espressione e il ripristino di una onesta comunicazione non manipolata.
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