A proposito di malinconia

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La bibbia è “Sacra scrittura”. In che senso “scrittura”
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…non stiamo vivendo un’epoca di cambiamenti,
ma un cambiamento d’epoca (Papa Francesco)

…l’89,7% degli italiani dichiara che, pensando alla sequenza di pandemia, guerra, crisi ambientale, prova tristezza, e il 54,1% ha la forte tentazione di restare passivo. E’ la malinconia a definire oggi il 
carattere degli italiani…”
(Da “La società italiana al 2022”: 56^ Rapporto CENSIS sulla situazione del Paese)


In attesa della catastrofe

Siamo nel primo cinquecento. Nel 1514 Durer incide su lastra di rame un‘ enigmatica immagine in tema alchemico e la intitola “melencoliah” .

Il progetto alchemico, cioè l’interiore conciliazione in un armonioso modello di umanità affrancata dalle proprie miserie, sembra languire e la malinconia aleggia. 

Albrecht Durer – Melancolia, 1514 – incisione a bulino, cm.31×26

Una figura alata ma accovacciata al suolo, incoronata ma offuscata da ombre, munita degli arnesi della scienza ma chiusa in una delusa meditazione, vuole rappresentare l’essere creativo consapevole di barriere insormontabili che lo separano da un più alto dominio della materia.

Il progetto di trasformare il piombo (anime delle tenebre) in oro (anime che risplendono), il caos in armonia, sembra fallire. Domina un senso di sconfitta, di perdita: volteggia un pipistrello e anche il sole sembra precipitare nella tenebra.

Sono tempi di grandi cambiamenti: scoperta delle Americhe, diffusione della stampa, consapevolezza della storia, riforma protestante, indagine filologica, crisi degli stati regionali, frantumano una secolare fede e una condivisa idea di mondo; il mar Mediterraneo, la terra e lo stesso uomo non sono più il centro del cosmo; alle antiche certezze si sostituisce disorientamento, impotenza, sconfitta:

“…quando quella omore che si chiama melanconia sovrastà agli altri, il quale e secco e freddo come la terra, allora si sognano cose paurose e tristi…”.


Forse allora come oggi….

Nei primissimi anni del ‘500 la melanconia compare in un dipinto di Giorgione (o un maestro molto a lui vicino). Un giovane elegante e pensieroso abbandona la testa sul palmo della mano, guarda senza vedere, perduto nella propria interiorità; con l’altra mano porge un melangolo, varietà di arancia amara e aspra; espressione, gestualità, riflessi di luci e ombra restituiscono un contesto di malinconia soffusa di rimandi e allusioni. 

Investito da una luce limpida, un secondo giovane compare dal fondo del quadro; è in abiti semplici, perfettamente lucido e presente; guarda, osserva con indecifrabile espressione.


Questo doppio ritratto è il primo dipinto che rappresenta i sentimenti, gli sguardi sul mondo: il giovane elegante guarda “il dentro”, perso nel suo io, il secondo guarda “il fuori” e non si capisce cosa veda e dove.

Due volti per un’unica identità frammentata: forse raccontano molto anche di noi oggi. 

(Questo dipinto ha un fascino magnetico; problematico dal punto di vista della storia dell’arte, stimola interpretazioni e ne ha ricevute di affascinanti. Forse questo è già un antidoto alla malinconia).

Ancora dal 56^ Rapporto CENSIS:

“…il sentimento proprio del nichilismo dei nostri tempi, corrispondente alla coscienza della fine del dominio onnipotente dell’IO sugli eventi e sul mondo, un IO che malinconicamente è costretto a confrontarsi con i propri limiti quando si tratta di governare il destino…”

Oltre il poliedro 

Nell’incisione di Durer domina una grande pietra e, in primo piano una sfera; la pietra spigolosa è il poliedro, un romboedro troncato, immagine di separazione e mutilazione della materia (cioè incompiutezza, imperfezione); il processo alchemico ne limerà le sfaccettature trasformandolo in sfera, immagine di perfezione.


Il poliedro alchemico ricorre spesso nell’opera di Andrea Mastrovito, giovane affermato artista bergamasco. Nei suoi disegni il poliedro di Durer lievita nello spazio, diventa un peso sulle spalle, un parapendio o una testa, il casco da astronauta o una navicella spaziale; c’è anche un giovane uomo che lo lancia da una fionda: proiettile o cuore oltre l’ostacolo…oltre la sfera, oltre la malinconia.

                                                                                                                      Osvaldo Roncelli

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